Il perduto modo di pregare

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Un’ipotesi per mutare il Mondo senza passare attraverso eventi catastrofici

Il testo di Gregg Braden “L’effetto Isaia” ipotizza l’esistenza di una scienza perduta, di una tecnologia capace di produrre il potere di dirigere gli avvenimenti.

L’autore arriva a questa conclusione esaminando i testi antichi, soprattutto quelli profetici. La profezia è per Braden una scienza “che ci permette di accedere alle future conseguenze di scelte che facciamo nel presente”. Accanto alla profezia si pone però un’altra scienza perduta, la tecnologia della preghiera, “che ci consente di scegliere quale profezia futura vivremo”.

Secondo il nostro autore, questa seconda tecnologia in uso in tempi remoti, poi dispersa nel IV secolo a causa della sparizione e distruzione di testi rari e relegata in scuole misteriche, sta oggi ricomparendo dopo il ritrovamento dei rotoli del Mar Morto. Sono soprattutto il manoscritto di Isaia ed i testi Esseni, che ci fanno comprendere come nelle mani dell’umanità sia racchiuso un enorme potere, che aspetta di essere utilizzato.

Anche qui bisogna risalire, per comprendere meglio, ad una concezione diversa del concetto di tempo. Braden ci dice che gli antichi consideravano il tempo “come un sentiero che può essere percorso in due direzioni, all’indietro e in avanti”; essi inoltre percepivano le loro visioni come possibilità che si sarebbero attuate se le circostanze presenti non fossero state cambiate.

Le profezie non erano, quindi, condanne a breve o a lunga scadenza, ma avvertimenti che avevano lo scopo, quando riguardavano fatti negativi, di indicare che bisognava cambiare rotta proprio per evitarli.

La concezione antica del tempo viene ora suffragata dalla scienza quantistica che ammette la possibilità di eventi diversi nello stesso momento.

La teoria quantistica postula una realtà tutta costituita da “quanti”, ossia da “quantità discrete di radiazioni elettromagnetiche”. In sintesi, brevissime e rapidissime esplosioni di luce, pulsazioni luminose, onde radianti, mosse da forze non fisiche. Nella fisica dei quanti è possibile che due atomi occupino lo stesso spazio nel medesimo momento: questo fenomeno viene denominato “condensato di Bose – Einstein”. Altri scienziati come Statinover hanno effettuato altri studi sull’atomo giungendo alla conclusione che esistono condensati più grandi comprendenti molti più atomi.

Scienziati come Wolf e Feynman hanno relazionato quest’aspetto della quantistica con la vita quotidiana, ipotizzando l’esistenza di molteplici risultati possibili per ogni singolo evento.

Questa ipotesi implica che “ogni possibilità sia già stata creata ed è presente nel nostro mondo”. Braden sospetta che queste possibilità siano collegate al concetto di multidimensionalità: il nostro mondo è fatto della stessa sostanza, cioè di pacchetti di luce che vibrano a velocità differenti e che sul nostro piano tridimensionale si muovono lentamente dando forma, secondo vibrazioni diverse, ma sempre tendenzialmente lente, alla vita minerale, vegetale, animale, umana. Il resto dell’universo, che vibra a velocità sempre più elevate, sfugge alla nostra percezione e dà forma a piani dimensionali diversi, in cui forse, per Braden, potrebbero esistere le possibilità multiple.

Riprendendo la teoria per cui nel piano divino tutta la realtà è già in essere, la tecnologia interiore della preghiera, che corrisponde a grandi linee con le aspettative e la forza-preghiera di cui parla Redfield, attira e mette a fuoco nel presente dei risultati finali che sono già previsti.

Per quanto detto, il futuro non è deterministicamente stabilito, ma può essere cambiato; ciò può avvenire se si attiva una forza sufficiente a far spostare la scelta su eventi paralleli nei momenti in cui ci sono collegamenti nella rete degli avvenimenti stessi. Hugh Everett III, fisico dell’università di Princeton, studiò l’ipotesi di universi paralleli e chiamò “punto di scelta” il momento in cui si poteva sovrapporre un effetto all’altro nel corso di un evento.

Il punto di scelta è la possibilità d’apertura di un varco, di un ponte che permette di cambiare sentiero per passare al risultato di un altro sentiero parallelo: in sintesi è un qualcosa che ci permette di effettuare un salto quantico da una sequenza di effetti già sperimentata ad una nuova sequenza dall’esito differente.

E’ come se la stessa storia fosse stata scritta prevedendo finali diversi: ad un certo punto ci troviamo nella biforcazione multipla che ci permette di imboccare un risultato piuttosto che un altro.

Ad esempio, se sono entrata in un corridoio posso andare nelle stanze che si trovano alla sua destra o alla sua sinistra, ma solo alla fine del corridoio posso uscire e cambiare percorso, trovare un bivio. Il fatto che la nostra concentrazione possa focalizzare un avvenimento piuttosto che un altro, è pure consono alle scoperte della nuova fisica, che ammette che l’esperimento, o anche la sola osservazione dello scienziato, modifichi la realtà; la teoria della presunta oggettività dell’osservatore in campo scientifico è oggi del tutto superata dagli esiti della più recente ricerca.

Ritornando all’esempio dei corridoi o delle strade parallele, Braden pensa che ci siano una molteplicità di queste strade e che esse differiscano le une dalle altre per particolari, che potrebbero sembrare del tutto insignificanti, ma che, per “l’effetto farfalla“, a lungo termine porterebbero a risultati completamente diversi.

Tuttavia, la cosa importante è che la differenza esista e ciò ci porta a credere che se oggi, nel nostro presente, siamo capaci di introdurre anche una piccola modifica, possiamo sfuggire all’effetto delle profezie negative. Sembra che, usando il pensiero, il sentimento e l’emozione uniti nella nostra preghiera, possiamo attrarre i punti di scelta e cambiare i risultati previsti.

Tutto ciò in fondo porta alla conclusione che esiste un nesso profondo tra i nostri pensieri collettivi, i nostri sentimenti e le nostre aspettative e la realtà esterna. Questo modo di pensare era connaturato alla visione della vita degli Esseni, come si rileva dai Vangeli esseni di 2.500 anni fa, i quali riflettono l’idea che gli eventi esteriori sono il riflesso delle nostre più profonde credenze interiori.

Gli Esseni avevano una visione olistica della vita e, appunto per questo motivo, consideravano gli squilibri della terra come specchio degli squilibri del corpo fisico dell’uomo. In quest’accezione, per es., anche le catastrofi naturali, i cambiamenti meteorologici sono specchi di grandi cambiamenti che stanno avvenendo nella coscienza umana.

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Braden esamina le molteplici profezie sparse in testi di tutti i generi e di tutte le epoche e trova che esse sono concordi nel prospettare il nostro tempo come punto culminale di un’epoca, dopo la quale ci sarà un assetto del tutto nuovo. Moltissime profezie concordano nel considerare, come anno iniziale del cambiamento – che prevede l’attuarsi graduale di eventi catastrofici prima dell’avvento del nuovo mondo – il 1998.

Esistono in questo senso svariate predizioni: da Nostradamus a Cayce, agli Hopi, ad Enoc, Giovanni, Isaia, ecc., che considerano i nostri tempi come relativi alla fine di un ciclo. Questi veggenti (o profeti) insistono su predizioni di eventi molto forti e sconvolgenti, però poi presentano altre visioni di pace e beatitudine che finora sono state lette secondo un’accezione lineare del tempo, ma che forse andrebbero lette in maniera differente.

Tra i rotoli del Mar Morto è stato ritrovato “Il libro esseno della Rivelazione” che sembra essere una versione dell’Apocalisse di Giovanni, forse la sua versione originale, da cui discende quella attualmente a noi nota. Nel testo l’Apostolo Giovanni chiede all’angelo che lo guida il perché del verificarsi di quegli avvenimenti catastrofici e la voce angelica risponde: “L’uomo ha creato questi poteri distruttivi.

Egli li ha forgiati con la sua stessa mente. Ha girato le spalle alle (forze) angeliche del Padre Celeste e della Madre Terra, e ha messo a punto la sua stessa distruzione”.

Due deduzioni mi sembra si possano trarre da queste parole: 1) il potere mentale umano collettivo è capace di reificare, di creare l’esperienza; 2) il male si attua come disattenzione delle Leggi Universali. Ne consegue allora che bisogna imparare come usare coscientemente questo potere alla luce della conoscenza della Volontà Divina, cioè delle Sue Leggi. Ritornando a Giovanni, egli chiede all’Angelo: “C’è speranza?”, e Questi risponde: “C’è sempre speranza” e gli fa vedere una visione di beatitudine e di pace nel mondo.

E ancora, a Giovanni, che chiede cosa bisogna fare perché si realizzi la seconda possibilità, la voce risponde che saranno i viventi di quell’epoca a decidere gli avvenimenti: “Io darò generosamente all’assetato dalla fontana dell’acqua della vita”.

Forse ciò può significare che chi si allineerà con la vita, con le sue leggi e non con il desiderio di distruzione, realizzerà concretamente e con pienezza quella stessa vita. La possibilità di mutare gli avvenimenti, che sembra si possa dedurre dalla lettura dell’Apocalisse, emerge anche dalla Bibbia. Nella Torah, il matematico israeliano dott. Eliyahu Rips ha scoperto una chiave matematica, controllata e convalidata da numerosi esperti di cifrari, attraverso cui “nomi di paesi, eventi, date, ore e persone si intersecano verticalmente, orizzontalmente e diagonalmente, fornendo una fotografia di eventi passati e di possibilità future”.

Si ritrovano così, in un testo di quasi tremila anni fa, la notizia della seconda guerra mondiale, il nome di Hitler, il termine olocausto, la devastazione della bomba atomica insieme all’anno del suo lancio (1945) e tutti i più importanti avvenimenti storici passati, più o meno recenti. Questa è una notizia certamente sconcertante, ancor di più se si pensa che c’è chi ritiene che la storia della terra sia tutta scritta in codice sulla Bibbia.

Anche relativamente agli avvenimenti futuri, sempre nella Bibbia, dal 2006 al 2012 sono previsti periodi di oscurità, sconforto e annientamento a causa dell’impatto tra la terra ed una cometa. Tuttavia per il 2012, anno dell’annientamento della terra, appare una seconda frase: “(La cometa) sarà ridotta in frantumi, cacciata via, la farò a pezzi”. Quindi appaiono due futuri nello stesso momento. Questo modello appare più volte nella Bibbia, e pertanto, in relazione ad avvenimenti significativi, appare la domanda: “Lo cambierete?”.

Così, anche la Bibbia sembra dirci che possediamo un potere sconosciuto, e forse non a caso questa chiave di lettura è stata scoperta nel 1995, in un momento in cui potrebbe esserci una consapevolezza sufficiente nelle masse che consenta di usare questo potere.

Esso consiste nella forza della tecnologia della preghiera di massa. La sfida di questa epoca sarebbe allora quella di formare la massa, diffondendo l’idea e la pratica di questa forza, attraverso l’esperienza di gruppi che vanno sempre più collegandosi, pur rimanendo nei propri luoghi di residenza.

A questo proposito Braden riporta il risultato di una preghiera svoltasi il 13 novembre 1998 in circa 35 paesi dei sei continenti, la cui notizia era stata diffusa tramite internet. La preghiera era sulla pace e sulla sacralità della vita. Quella stessa sera era stato dato l’ordine di attacco aereo sull’Iraq e successivamente, subito dopo, questo era stato interrotto. Gli oranti non chiedevano un intervento divino, ma affermavano la vita in nome della pace.

Ancora una volta gli avvenimenti e le profezie sembrano dimostrarci che: “noi impersoniamo il potere collettivo di scegliere quale futuro vogliamo sperimentare“.

Vediamo adesso in che cosa consiste questa tecnologia della preghiera e su quali basi deve poggiare per essere efficace ed efficiente. Braden ha fatto ricerche sulla preghiera, non solo ricorrendo a testi profetici, specialmente di derivazione essena, ma anche recandosi nei santuari del Tibet, perché si dice che gli Esseni si fossero rifugiati in quella terra, e quindi qualcosa delle loro tradizioni sarebbe dovuto rimanere nei costumi degli antichi monasteri.

Durante la visita in Tibet, gli fu rivelato che l’essenza della preghiera consisteva nel sentimento. Potevano anche non esserci parole nella preghiera efficace ed efficiente, ma se vi erano, quelle parole dovevano suscitare un sincero sentimento, un’emozione.

Riprendendo i testi esseni, Braden trova che emozione, pensiero e sentimento sono le chiavi della tecnologia della preghiera e che all’interno di noi stessi dobbiamo sperimentare, sentire ciò che vogliamo realizzare all’esterno; e questo dobbiamo sentirlo nel corpo, nei pensieri e nei sentimenti.

Possiamo dare ciò che abbiamo, possiamo espandere fuori di noi ciò che siamo. Ciò che vogliamo deve realizzarsi contemporaneamente nel pensiero, nel sentimento e nel corpo umano. Il pensiero e l’emozione, prima devono essere considerati separatamente e poi riuniti perché il PENSIERO deve essere il sistema di guida che indirizza le nostre emozioni. Il pensiero, anche sotto forma di immaginazione, determina dove dirigere l’attenzione e l’emozione.

L’EMOZIONE è l’energia che ci fa percorrere la direzione voluta, è “la fonte di potere”. Per Braden, all’estremo esistono solo due emozioni: l’amore e la sua mancanza, spesso identificata con la paura. Il SENTIMENTO è l’unione di pensiero ed emozione, infatti per provare un sentimento dobbiamo avere un’idea e un’emozione. Ora, il sentimento, dice Braden, “è la chiave della preghiera, perché la creazione risponde al mondo del sentire umano“.

Quindi, per prima cosa diventa importante capire ed essere coscienti dei pensieri e delle emozioni rappresentati dai nostri sentimenti, perché talvolta si esprimono pensieri che sottendono emozioni diverse da quello che affermiamo, e finiamo così per realizzare effetti indesiderati, o facciamo in modo che la nostra preghiera non funzioni. I pensieri, in se stessi, possono veicolare delle aspettative, ma rimangono desideri potenziali e quindi inerti se non sono accompagnati dal potere dell’emozione. Spesso, però, l’emozione che accompagna un desiderio cammina in direzione inversa al nostro desiderio, ma noi non ne siamo coscienti.

Se per esempio, desidero una salute migliore, sotto il pensiero del miglioramento c’è la paura della malattia, della poca salute che ho, e quest’emozione dà potere proprio a ciò che temo: la malattia. Anche a livello di pensiero, dicendo “migliore”, implicitamente mi focalizzo sul “non abbastanza”; e se pensiamo di non avere abbastanza, inconsciamente ci sentiamo miseri, angosciati.

Ricordiamo la frase del Vangelo “Chiunque cerchi di proteggere la propria vita la perderà”. Ciò potrebbe appunto significare che, chiunque cerca di difendersi da tutto ciò che può influire negativamente sulla propria vita, finisce col focalizzare l’attenzione su ciò che vuol evitare, attirandolo. Lo iettatore in questo caso sarebbe un individuo con pensiero ed emozione sempre rivolti a pericoli e guai, mentre chi crea situazioni di benessere sarebbe centrato sulla gioia. Braden dice che “noi immergiamo nelle possibilità della creazione un sentimento in forma di immagine, quel tanto di energia che basta affinché si sviluppi una nuova possibilità. La chiave di questo sistema, però, è che la creazione restituisce precisamente ciò che la nostra immagine aveva mostrato.

L’immagine indica alla zuppa della creazione dove abbiamo posto la nostra attenzione. L’emozione che colleghiamo all’immagine attrae la possibilità di quest’immagine. Quando “non vogliamo” qualcosa – un’emozione basata sulla paura – la nostra paura in realtà alimenta ciò che diciamo di non volere.”

In sostanza, la legge creativa, che regola questo nostro potere, implica che noi ci focalizziamo solo sul positivo, su ciò che vogliamo e mai su quello che non vogliamo che accada; quindi, per es., dire e sentire: “fai scomparire la guerra”, finisce col dare forza all’idea di guerra, mentre pregare per la pace significa focalizzare l’attenzione su di essa.

Non basta, tuttavia, limitarsi a quest’aspetto della preghiera, ma ogni possibilità effettiva di cambiamento, sia a livello individuale (ad es., la guarigione personale a tutti i livelli, da quello fisico alla realizzazione spirituale), sia a livello sociale (mutamento degli schemi che reggono la società, realizzazione di un nuovo mondo), si concretizzerà solo se riusciremo a sintonizzarci sullo stato d’animo del risultato e non sul tempo che ci sarebbe voluto a produrlo. In sintesi, dobbiamo sentire che ciò che vogliamo si è già realizzato e che la nostra preghiera è stata esaudita nel momento stesso in cui l’abbiamo pronunciata.

A parer mio, le parole di Gesù: “Donna, la tua fede ti ha salvata” rivolte alla donna che furtivamente gli toccava la tunica sicura di poter essere per ciò stessa guarita, hanno questo significato: “Se avessi fede e dicessi alla montagna “spostati”, la montagna si sposterebbe”. Credo che anche in questo caso Gesù si riferisse proprio all’antica tecnologia della preghiera, già conosciuta dagli Esseni, presso i quali sia Maria che Gesù erano stati educati.

Braden sostiene che nei popoli antichi il concetto di fede “era la chiave per comunicare con le forze invisibili del mondo…La fede diventa l’accettazione del nostro potere in quanto forza capace di imprimere una direzione alla creazione”. La modalità di richiesta della nuova forma di preghiera necessariamente deve terminare con un’esplicitazione di gratitudine, perché se siamo convinti che ciò che chiediamo è stato ottenuto, dobbiamo ringraziare.

Gli sciamani ed i popoli antichi pregavano così. (Vedi a tal proposito pag. 156-157 del testo di Braden). Il modo di pregare che ci viene proposto, quindi, parte da uno stato d’animo molto diverso da quello usuale, infatti, non chiediamo più di essere esauditi, come abbiamo fatto finora, ma ci muoviamo con una consapevolezza del nostro potere creativo e riconosciamo il ruolo attivo che abbiamo nel processo di creazione. Anche se non vediamo al momento risultati concreti, dobbiamo essere sicuri che in qualche parte del mondo la nostra preghiera è già stata esaudita. Non dobbiamo stupirci di essere creativi, infatti, noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo fatti della stessa sostanza, ma spesso “ci sentiamo polli e non aquile che possono fissare il sole”.

Mi sembra interessante riportare uno specchietto presente nel libro di Braden, perché visualizza in maniera chiara le differenze tra la forma di preghiera comunemente usata e quella prospettataci dagli Esseni:

 

PREGHIERA DI RICHIESTA PREGHIERA ATTRAVERSO LA QUINTA MODALITA’

1. Ci concentriamo su condizioni in cui crediamo che la pace non esista 1. Noi osserviamo tutti gli eventi che accadono in assenza di pace, senza dare giudizi del tipo buono o cattivo, giusto o sbagliato

2. Chiediamo l’intervento di un potere più alto affinché cambi le condizioni 2. Grazie alla nostra tecnologia basata su pensiero, sentimento ed emozione, creiamo interiormente le condizioni che scegliamo di vivere nel mondo esterno.Per es., “Che avvenga un cambiamento armonioso sulla terra, che tutta la vita guarisca e che ci sia pace in tutti i mondi”. Il nostro sentimento, che tutto ciò è già accaduto, dà potere alla nostra preghiera e mette a fuoco il suo esito. Nel fare ciò, abbiamo creato una nuova memoria di una più alta possibilità

3. Nel chiedere, forse riconosciamo che pace e cambiamento armonioso non sono ancora presenti in questi luoghi 3. Noi riconosciamo il potere della nostra”tecnologia interiore” e presumiamo che la nostra preghiera sia stata esaudita: pace e cambiamento armonioso sono già presenti sulla terra

4. Continuiamo a chiedere questo intervento fino a che non vediamo che il cambiamento si realizza realmente nel mondo

5. La nostra preghiera ora consiste nel: a.) dare un riconoscimento a ciò che abbiamo scelto; b.) sentire che questo si è già realizzato; c. ringraziare di aver avuto la opportunità di scegliere e, nel far ciò, infondere il soffio della vita nella nostra scelta

L’essenza della nuova concezione di preghiera si basa su una visione olistica, una visione cioè in cui non c’è separazione, in cui ogni cosa è collegata ed ha effetto sulle altre, perché unica è la forza sacra e divina che regge la Creazione e niente esiste all’infuori di questa forza.

Qualunque cosa esista è espressione di Dio ed ogni cosa lavora in modo armonico, seguendo le leggi divine. E’ la nostra visione separata, centrata su un dentro e un fuori di noi e sul giudizio, che, influendo anche sulla chimica del nostro corpo, rischia di trasformarlo in un campo di battaglia di germi “buoni” e “cattivi”.

Perché i germi presenti nel nostro corpo possono convivere con noi senza farci ammalare e solo in certe condizioni diventano aggressivi? Sarebbe interessante scoprire queste condizioni a livello psichico. Braden crede di avere trovato la chiave in uno scritto esseno; secondo lui, l’unità di pensiero, emozione, sentimento sta nella PACE. In effetti, riflettendo su quanto dice, mi sembra che potrebbe avere ragione: infatti che cosa è la pace se non l’equilibrio di ogni cosa? In quest’equilibrio non si celebrerebbe forse la saggezza delle leggi divine? Non è lecito pensare Dio come pace assoluta, armonica coesistenza di creato e non creato? Non si fonda forse la pace sulla coesione di ogni elemento, sull’unione degli opposti, sull’unità?

E quest’unità non si può considerare come Amore, l’Amore che tiene unita tutta la creazione, sostenuta dal respiro divino? “Amor che move il mondo e l’altre stelle” diceva Dante. Nel “Vangelo esseno della pace” sta scritto: “Il Figlio dell’Uomo cercherà prima di tutto la pace nel corpo; perché il corpo è come uno stagno di montagna: quando è calmo e limpido rispecchia il sole, ma quando è pieno di fango e sassi non rispecchia nulla.

Poi, affinché l’Angelo della saggezza possa guidarlo, il Figlio dell’Uomo cercherà la pace nel pensiero… Non esiste, né in cielo né in terra, un potere più grande dei pensieri del Figlio dell’Uomo. Anche se è invisibile agli occhi del corpo, ogni pensiero è fornito di una grande potenza, e la sua forza può persino scuotere i cieli.

Poi il Figlio dell’Uomo cercherà la pace dei sentimenti… Dobbiamo dunque sollecitare l’Angelo dell’Amore, affinché entri nei nostri sentimenti e li purifichi; e allora tutto ciò che era impazienza e discordia si trasformerà in armonia e pace… La Pace è la chiave di tutta la conoscenza, di tutti i misteri e di tutta la vita”.

Dovremmo meditare in modo approfondito su queste parole e capire che cosa significhi tradurle in atti concreti. Indubbiamente, io penso che realizzare questa pace implica aver raggiunto il controllo dei sensi, del corpo in generale, dell’emozione e del pensiero; ma ciò a sua volta implica un processo di purificazione in questi tre livelli.

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E per attuare ciò è necessario “conoscere se stessi”. Riflettendo: se non mi conosco nel profondo e non individuo in ogni mia azione qual è il vero intento che mi muove, non posso sapere che cosa purificare, né come controllarmi. Per fare un esempio, possiamo dire che in una situazione di pericolo, come per es. un terreno scivoloso percorso a velocità, riusciamo a controllare un’automobile solo se conosciamo perfettamente il suo funzionamento e ne abbiamo fatto esperienza pratica nelle diverse situazioni.

Per evolvere, quindi, non è sufficiente solo volgere la mente e le aspettative verso dimensioni superiori o fare pratiche più o meno esoteriche, senza essere scesi prima nel proprio profondo e avere risolto tutte le agitazioni, istintività, i pregiudizi ecc., senza prima aver trovato la pace, l’accettazione piena di ogni situazione, la capacità di avvolgerci nella pace in qualunque stato.

Se ci lasciamo prendere dal risentimento, se non sappiamo perdonare chi ci sta vicino e ancora ci agitiamo, perché non riusciamo a dirigere qualcosa o qualcuno come vorremmo; se ci sentiamo delusi,perché le nostre aspettative non si sono realizzate; se ci sentiamo messi da parte o non considerati; se abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri per sentire di valere qualcosa; se ancora vogliamo imporre una nostra idea, quando gli altri non la condividono; quando pensiamo che solo una forma di realtà sia giusta e non ci apriamo alle mille possibilità, al fluire della vita, allora non siamo quello che crediamo di essere e, forse, agitiamo in noi stessi solo fantasie spirituali, fantasie, che precludendoci di vedere la realtà, finiscono per allontanarci proprio da quella meta verso cui crediamo di camminare.

Gli Esseni, quindi, ci hanno lasciato da apprendere una grande lezione: 1) ci hanno fatto comprendere l’importanza della pace in tutta la creazione; 2) ci hanno mostrato che “l’applicare la pace al nostro mondo interiore può creare cambiamenti nel mondo esterno.”

Se anche noi crediamo in una visione olistica, ne consegue che dobbiamo considerarci corresponsabili di tutto ciò che accade nel nostro mondo e, in quanto consapevoli della nostra possibilità di dirigere gli avvenimenti, anche attraverso piccoli cambiamenti, che peraltro possono portare a grandi conseguenze, non possiamo più starcene con le mani in mano, aspettando che siano quelli “che contano” a prendere le decisioni, proprio perché “quelli che contano” siamo anche noi.

Braden sostiene che “in ogni momento della nostra esistenza effettuiamo scelte che affermano o negano la vita nel nostro organismo”. Siamo quindi responsabili della nostra salute e abbiamo in noi stessi il potere della guarigione, ma siamo responsabili anche degli altri, perché, all’interno di una visione unitaria, le scelte e le azioni di ogni singolo influenzano tutti gli altri, anche se alcune azioni hanno un effetto minore o maggiore.

Chiunque agisca in modo diverso in situazioni analoghe, apre agli altri delle possibilità, che poi diventano scelte disponibili per tutti.

L’azione diversa non va considerata né negativamente né positivamente, essa è soltanto l’introduzione di un’ulteriore possibilità che si è concretizzata e che, in ultima analisi, contribuisce ad arricchire la realtà, anche quando personalmente non sentiamo di sceglierla. Questa costituisce un’importante lezione di base per la tolleranza.

Tuttavia si ritiene, anche se si ripete quanto già detto prima, che bisogna riflettere sul fatto che noi comunque scegliamo continuamente, anche quando non ne siamo coscienti, solo che in quel caso, poiché scegliamo di non scegliere, in effetti sono gli schemi istintivi di natura animale o quelli culturali stratificati dall’abitudine che scelgono per noi.

Ora, se siamo convinti che le nostre scelte, consapevoli o meno, abbiano determinato il nostro mondo così come esso è, ne deriva che, se vogliamo guarire il mondo, dobbiamo sapere discernere tra le nostre scelte e scegliere quelle condizioni che vogliamo sperimentare nella realtà. “Quando modifichiamo le nostre convinzioni e troviamo nuovi modi di esprimerci, il mondo circostante rispecchia le nostre scelte. I sistemi turbolenti diventano pacifici in presenza della nostra pace. Le scelte che affermano la vita nel nostro organismo creano delle condizioni, che rispecchiano tali scelte anche all’esterno.

Forse questo spiega l’antico insegnamento secondo cui per guarire il mondo dobbiamo diventare noi stessi le condizioni che portano guarigione”. Ciò è stato comprovato anche a livello scientifico: infatti, si è scoperto che le nostre emozioni e sentimenti influenzano il DNA, che a sua volta influenza gli atomi e le molecole di quanto ci è vicino.

Questa verità, per esempio, è implicitamente riconosciuta in alcune parti dell’Oriente (Cina, Filippine) dove la preghiera, secondo l’accezione esposta, è usata come metodo di cura.

In una clinica di Pechino è stato monitorato un caso di guarigione da cancro alla vescica, da parte di tre guaritori. Il tumore era ripreso su un grande schermo, attraverso la tecnica degli ultrasuoni, ed era evidenziato in tutta la sua gravità. I tre guaritori, posti dietro il malato, stavano concentrati usando tecniche di movimento, respiro, pensiero e sentimento. Essi muovevano le mani sul volto e sul petto del paziente senza toccarlo, poi ripetevano continuamente, con sempre maggiore intensità, frasi del tipo: “già andato via, già avvenuto“. Sullo schermo ad un certo punto il tumore cominciò a tremolare e poi a rimpicciolirsi.

Dopo due minuti e quaranta secondi era scomparso! I guaritori ed il pubblico, che seguivano l’intervento guardando il monitor, erano concentrati sullo stato d’animo del risultato dell’evento e non su quello del tempo che ci sarebbe voluto per guarire. Questa differenza sembra essere molto importante.

E’ questo il caso della preghiera comune, esperienza di pochi capace di cambiare le emozioni e i pensieri di moltissimi, come dimostrano gli studi scientifici sull’effetto della preghiera. Braden è convinto che, se solo l’uno per cento della popolazione mondiale si focalizzasse su un sentimento di preghiera di pace, usando la giusta tecnologia, il mondo intero potrebbe cambiare, potrebbe essere mutata la coscienza del mondo. Tuttavia, bisogna riflettere che la cosa non è così semplice come sembra, perché noi stessi, che ci sentiamo pronti a pregare per la pace nel mondo, non siamo esenti da esperienze di guerra nel nostro privato.

Questo è un esempio di guarigione individuale, però l’influenza di uno (o di pochi) non vale solo per modificare qualcosa nell’individuo, ma è in grado di apportare modifiche più generali.

Esiste infatti un collegamento fra le cose e fra tutti gli uomini. Così, per risonanza, anche noi siamo connessi in un sistema che potrebbe essere definito come “mente universale”. In virtù di questo sistema, le scoperte e le esperienze di pochi divengono beneficio di molti.

Quando freghiamo il posteggio ad un altro, quando insultiamo l’automobilista che ci sorpassa, o quando sorpassiamo con prepotenza, quando facciamo i furbi e usiamo tutte quelle piccole strategie per prevalere, quando nel lavoro ci mettiamo in competizione, quando ci facciamo raccomandare, quando desideriamo che all’altro sia impedito qualcosa, quando cerchiamo il potere personale, ecc. – perché mille potrebbero essere gli esempi – noi stiamo seguendo schemi di guerra e di separazione.

Ora, se questi schemi sono dentro di noi, costituiscono il nostro modo di sentire e di rapportarci, come possiamo avere la pace nel mondo? Il nostro mondo è l’effetto di ciò che noi siamo. Dobbiamo provare ad essere pace, a provare pace al nostro interno perché ci sia l’allineamento di pensiero, emozione e sentimento nella nostra preghiera.

Nonostante tutte queste difficoltà, tutti i nostri problemi irrisolti, dallo scritto di Braden possiamo trarre un’indicazione preziosa, che coincide con quanto scritto da Redfield: possiamo lavorare su noi stessi e sul mondo estendendo la nostra capacità di coscienza. Il fatto che ci siano delle difficoltà non esime dal provare a modificarci gradualmente, ma con costanza, ricordando che un bambino impara a camminare camminando, cadendo e rialzandosi. Il gruppo, anzi i gruppi, hanno oggi una grande funzione, un gran potenziale di responsabilità e di cambiamento nel corso degli eventi, purché riescano a funzionare secondo modalità etiche, come si evince dall’Ottava Illuminazione di Celestino.

Occorre ancora, però, saper emettere pensieri chiari e immagini precise di ciò che si vuol realizzare. Se il pensiero deve guidare l’emozione, non dobbiamo consentire che essi si pongano come il gatto e la volpe. Dobbiamo aver chiaro in mente il mondo che vogliamo, studiandone tutte le possibili conseguenze.

Pertanto, bisogna dar vita ad un’immaginazione collettiva del nuovo mondo e ammantarla di passione, pensare con assoluta fede che esso già è, si realizza senza scosse e sconvolgimenti, ma nella gioia e nell’armonia, espressione di una pace che dobbiamo gustare, sentire, amare ed esprimere anche in ogni nostro atto.

Se tanti gruppi si stringono e si sforzano di realizzare questo patto creativo, allora forse veramente transiteremo tutti, con il pianeta, in una dimensione superiore, senza scosse ed eventi traumatici. In sintesi, dobbiamo prendere in mano il nostro destino e costruirlo passo per passo.

Il lavoro dei gruppi dovrebbe, per questo motivo, consistere in un processo articolato: 1) lavoro per la conoscenza e il controllo individuale; 2) potenziamento e mantenimento di un alto potenziale energetico; 3) visualizzazione di un nuovo tipo di società e sua diffusione attraverso tutti i mezzi tecnologici moderni, ma anche tramite forme – pensiero e la tecnologia della preghiera efficace, nonché messa a punto, se si trovano gli esperti, di nuove tecnologie pulite di approvvigionamento energetico e di nuove scoperte relative al mondo ideato; 4) collegamento con altri gruppi ad ogni livello per realizzare una coscienza di massa aperta al cambiamento e per l’aiuto e la cooperazione reciproca.

Naturalmente, all’interno dei gruppi ognuno dovrà farsi parte attiva, perché è scontato che un programma così vasto non può essere solo onere di pochi, ma ognuno, secondo le proprie possibilità e competenze, in spirito di servizio, dovrà attivamente fare la sua parte. Inoltre, se c’è purezza di intenti e vero spirito di servizio e non protagonismo, sicuramente gli aiuti verranno dall’alto copiosi, mentre un gruppo che presenta disfunzioni, mancanza di chiarezza, o in cui i membri cercano realizzazioni personali o, ancora peggio, tramite cui qualcuno amplifichi il proprio ego, sarà sicuramente abbandonato dal conforto della presenza dei maestri e delle essenze angeliche.

Un altro testo che recentemente vagliato s’intitola: “Manuale per il Nuovo Paradigma – Come liberarci dalle schiavitù imposte e salvare il pianeta dalla distruzione“. E’ un testo in cui non figura l’autore, e che si presenta come una serie di comunicazioni date tramite channelling. Il contenuto del libro, edito dalla Macro Edizioni, concorda, nei punti salienti, con quanto esposto in questa sede finora. Vengono esortati i gruppi, perché “imparino ad ampliare la consapevolezza e a invocare la più alta fonte di conoscenza, affinché (vi) aiuti a concepire un nuovo modo di vivere l’esistenza tangibile”.

L’esortazione in un certo senso è rivolta agli uomini di buona volontà, perché viene riconosciuto che i tempi sono brevi e non si può più indugiare, cercando di convincere tutti ad assumersi la responsabilità di cercare una via d’uscita alla corsa verso la distruzione totale del pianeta. La realtà attuale viene riconosciuta come espressione di quest’umanità, ed ora, sostiene il testo, occorre “un vero e proprio salto concettuale che non neghi questa esperienza, ma vada alla ricerca della sua struttura fondamentale.” Tutti siamo responsabili di questo stato di cose, anche quelli che attivamente non hanno commesso atti riprovevoli; essi comunque sono responsabili di non aver messo argini al disordine, di non essere stati attenti e accorti e per ciò stesso di aver consentito di essere vittime e non attori della propria vita.

Occorre saper usare il pensiero “focalizzato e lasciato libero”, poiché esso è uno strumento formidabile se viene usato correttamente, seguendo alcuni requisiti: per prima cosa il pensiero espresso deve essere consono o in sintonia con il flusso naturale dell’universo, cioè non deve essere contrario alle leggi divine; deve essere guidato da una motivazione specifica, da una intenzione precisa espressa con chiarezza e determinazione e deve essere lasciato andare con la piena fiducia che esso sarà portato a compimento nei piani eterici e che poi si manifesterà nella realtà.

Sin qui ritroviamo gli stessi concetti già espressi.

La novità, che però appare in questo testo, è il riferimento, non del tutto chiaro, forse ad una piccola parte dell’umanità, o comunque a forze oscure che, lavorando dietro le quinte, stanno riuscendo ad avere il controllo totale del resto degli uomini e del pianeta per portarlo verso una fase discendente, contraria al processo evolutivo e quindi ai fini del Creatore. Il nostro pensiero, sempre secondo l’entità, è magistralmente condizionato e centrato sull’accoglimento di opinioni altrui, direttedai media e su concetti di autodifesa dai pericoli e di ricerca di esperienze sessuali e di dipendenza da mediatori religiosi,che ci allontanano dal contatto diretto con la Fonte.

Ora ci troviamo in un punto critico in cui si può invertire la rotta, questi punti sono relativi a dei cicli e vi è la possibilità di “modificare i parametri vibratori dimensionali”.

Anche nei tempi passati si sono verificati punti cruciali di cambiamento in corrispondenza di fine e inizio di nuovi cicli, ma “l’umanità è stata spinta a modificare l’esistente, invece che desiderare un’esperienza completamente nuova.” Per superare questa situazione bisogna saper agire sui piani sottili e il pensiero è proprio un’energia sottile, che come coscienza individuale può mutare la realtà, concentrandosi su ciò che si desidera e non “sugli orrori di ciò che è stato preparato”.

“Il processo di realizzazione”, afferma il testo, “avviene perché agiscono due leggi universali: la legge di attrazione e la malleabilità della natura rispetto alla potenza del pensiero”.

Ogni volta che manifestiamo un pensiero su cui ci concentriamo, è come se fossimo in stato di preghiera ed entriamo in sintonia “con l’espressione creativa che ha origine alla fonte della nostra esistenza”. I pensieri di cambiamento però non devono essere vaghi, e cioè, non bisogna focalizzarsi semplicemente su un pensiero di cambiamento, in quanto ciò porterà solo disordine, ma dobbiamo emettere pensieri descrittivi, pensieri ben definiti. “Perché la luce trionfi occorre avere una visione distinta, traducibile nella realtà concreta.”

E’ importante che comprendiamo bene gli effetti di questa legge per cui il simile attrae il simile: infatti, quando chiediamo qualcosa che alla base è negativo, per es. danneggiare un nostro simile, anche se spesso la richiesta non è così esplicita e neanche ne siamo coscienti, danneggiamo noi stessi, mentre al contrario, quando inviamo pensieri di benevolenza, gratitudine, amore, ci viene restituito il tutto con gli interessi. Ecco, ora possiamo capire l’importanza dell’uso delle benedizioni, frequente nei tempi passati, ma recentemente quasi del tutto scomparso.

La legge di attrazione funziona quando riusciamo a restare concentrati su un’aspettativa, ma noi quasi sempre siamo incostanti e abbiamo poca e poco duratura abilità di concentrazione. Le entità che hanno inviato i messaggi suggeriscono una modalità d’intervento per iniziare il lavoro.

Esse riconoscono che un piccolo gruppo non può agire da solo, ma questo piccolo nucleo potrà agire da polo di attrazione di altre persone valide a risolvere i vari problemi inerenti alla messa a punto e alla concretizzazione del sogno del nuovo mondo. A questo proposito è bene, asserisce il testo, mettersi in meditazione e chiedersi quali persone potrebbero essere utili al progetto. Le persone adatte devono essere capaci di “guardare oltre il caos e di riconoscerne le possibilità esistenti, come se vivessero a cavallo tra due mondi. Non c’è bisogno di una grande quantità di persone, ma occorrono persone qualitativamente dotate di una mentalità aperta verso qualsiasi possibilità, pronte ad assimilare e a sintetizzare. …

Una volta che avrete cominciato a cercarle, compariranno nella vostra vita in modi che sembreranno troppo straordinari per essere casuali…

Non vi dovete sentire responsabili per tutte le fasi del processo, ma soltanto per la promozione iniziale dell’idea”. Il processo iniziato da pochi deve essere diffuso secondo il principio organico della divisione cellulare. Uno si incontrerà con due, e ognuno di essi con altri due fino ad arrivare, via via, ad una moltitudine. Le entità avvertono di non scoraggiarsi perché “durante le prime riunioni dei gruppi ristretti, nessuna singola visualizzazione riuscirà a coinvolgere pienamente ogni partecipante, va quindi fornito un suggerimento che serva da guida. All’inizio verranno proposte diverse versioni dell’obiettivo, ma alla fine si troverà la definizione perfetta.

A poco a poco, con l’aiuto che viene dall’alto, il processo ideativo si completerà, ma si potrà realizzare solo se sarà supportato dall’unità delle intenzioni. Unità, chiarezza faranno sì che si giunga alla piena consapevolezza di tutti i mezzi utili a garantire il compimento del progetto. Naturalmente il tutto deve essere concepito nel rispetto delle leggi universali.

Quando in un pianeta si è perduto l’ordine e l’equilibrio, per ristabilirlo si può chiedere aiuto al Creatore attraverso la preghiera, “si deve però trattare di una preghiera affermativa, che rientri nella modalità creativa che vi è propria (a immagine e somiglianza del Vostro Creatore).

E’ importante che sia già ben delineato l’obiettivo della preghiera, proprio per evitare qualunque tentazione di ritorno al passato.”

Questa forma di preghiera segue l’iter del processo creativo: “In principio c’era il Verbo e il Verbo si fece carne”. Ciò significa che all’inizio della

Creazione agisce il pensiero, il concetto; ma ciò non basta, perché il pensiero deve manifestarsi, farsi carne e per questo occorre l’intervento della volontà di realizzazione, occorre il desiderio profondo il quale agisca come propellente che immette il movimento per passare dalla forma pensata all’espressione concreta. Dobbiamo operare a livello del cuore che è la sede dei sentimenti, e sono proprio essi che “possono trasformare le convinzioni della mente”.

Occorre però mantenere la creazione effettuata, perché – ci avverte il testo – “quello che si è creato focalizzando il pensiero, si conserva mantenendolo a fuoco; continuerà ad esistere finché serve allo scopo e finché resta l’attenzione positiva. …Il nuovo paradigma è un centro focale di desiderio collettivo, animato da un intento ben chiaro che va mantenuto per un periodo abbastanza lungo per consentirne la manifestazione.”

Concepita in questo modo, continua a dire il testo, la preghiera verrà esaudita sotto forma di manifestazione dell’amore divino: l’aiuto che ci occorre per raggiungere l’obiettivo della preghiera ci verrà dato. Inoltre, chi si impegna a portare avanti il progetto del nuovo mondo potrà essere contattato direttamente dalle entità preposte ad affiancare l’umanità nel progetto.

La volontà stessa di procedere in questo campo di azione modifica la matrice energetica del soggetto, aprendo, durante il sonno, una specie di linea di comunicazione, che produce cambiamenti interiori, che a loro volta producono effetti durante la veglia, aumentando la consapevolezza personale.

Il testo consiglia di iniziare a formulare e sognare scenari nella nostra coscienza individuale per mettere in atto la legge di attrazione: ciò attirerà le informazioni che dovranno essere portate ad un livello di comprensione costruttiva; poi dobbiamo capire i parametri fondamentali necessari per assicurare successo all’impresa e formare un quadro d’insieme come base.

Assumendo un atteggiamento da studiosi, occorre che noi, come pensiero pensante, focalizziamo e “ampliamo con particolari che definiscono meglio il desiderio olografico e accrescono l’energia del raggio del pensiero con l’emozione della gioia data dall’immagine in formazione, e così l’immagine emerge con una maggiore evidenza.” Si tratta in sintesi di entrare in se stessi e utilizzare il pensiero individuale nel flusso creativo, che è proprio della divinità, di cui siamo fatti ad immagine e somiglianza.

Tuttavia, dobbiamo riflettere che sin dall’infanzia siamo stati educati a lottare contro l’ego e in questo modo non abbiamo fatto che amplificarlo; siamo stati educati a non rivolgere l’attenzione all’interiorità, ma ad uscire continuamente da noi stessi e considerare l’esterno come l’altro da noi, a non alimentare la nostra forza, perché ciò è stato considerato egoistico, a non rafforzarci, perché ciò è stato considerato come intenzione di sopraffazione altrui.

Ciò che è naturale, invece, è “dedicarsi alle espressioni di sé che producono una maggiore gioia”. Questa è l’inclinazione naturale. Bisogna saper interiorizzare, tornare all’autocontemplazione: ma “autocontemplazione” non significa restare seduti in un angolo a fissarsi l’ombelico, chiedendosi “chi, cosa e dove sono?”, vuol dire invece applicare le leggi universali e contemplare i risultati che queste producono nell’esperienza, per raggiungere l’illuminazione”.

Occorre dunque attuare un rivolgimento degli schemi culturali che sin qui ci hanno diretti. Non è facile cambiare a tal punto, e in ciò le entità che hanno dettato il testo ci consigliano di ricorrere al potere della preghiera e delle affermazioni. Una di queste è: “Sono un umano in divenire! Aiutatemi a trasformarmi!”.

Essa viene considerata come un potente mantra che avvia il processo di mutazione. Bisogna ripetere la frase specialmente quando ci troviamo in situazioni difficili, in cui sentiamo una perdita di potere, quando proviamo sentimenti di vittimismo di fronte a situazioni che non sappiamo fronteggiare.

Questo mantra può essere affiancato a richieste dirette alla Fonte. Quando pronunciamo il mantra, possiamo chiedere indicazioni su come agire, così facendo ristabiliamo la connessione vibratoria con l’origine. Il testo conclude dicendo che “il primo istinto di chi legge i messaggi è spesso quello di lanciarsi subito nella missione, senza lasciare che lo studio e la riflessione apportino i cambiamenti fondamentali della coscienza, necessari a favorire incontri sincronici con persone e informazioni che possono fornire un importante contributo.

Alle moltitudini è richiesto soltanto un cambiamento di prospettiva e atteggiamento, che viene generato dall’uso della semplice preghiera. Ne nascerà il miracolo di un’esperienza vitale più ricca in mezzo al caos, focalizzata sull’obiettivo, nel flusso di una nuova consapevolezza.

Diffondere il messaggio (la parola) e applicarne i principi nella vita quotidiana è la missione più importante di tutte. Se l’applicazione non avviene ai livelli fondamentali dell’esperienza umana, nessun messaggio ha più valore!…Il vittimismo va trasceso in modo che l’umanità possa riprendere il suo potere.

Quando condividete il dono di queste affermazioni, dovete essere capaci di approfondire la questione con chi risponde in maniera reattiva. Il crescente desiderio di cambiare si esprime sempre più e dovete fornire indicazioni a chi si rivolge a voi in cerca di guida. Responsabilità personale è un modo diverso per dire: riprenditi il potere e usalo per focalizzarti sull’intenzione di ristabilire l’equilibrio. La stabilità interiore è un requisito per far parte della squadra di terra.

Rileggere, studiare, contemplare il contenuto dei messaggi nell’esperienza personale dimostrerà la validità degli stessi e farà ritrovare l’equilibrio in mezzo al disordine. La squadra di terra è aperta a chi è sveglio, consapevole, impegnato, focalizzato ed equilibrato.

Questo stimola la capacità di agire, invece che reagire. Se non è ancora giunto il momento per un individuo di operare effettivamente, incoraggiatelo a continuare a studiare, a diffondere il messaggio e partecipare all’effetto delle increspature mentre attende pazientemente.”

Le canalizzazioni di cui è fatto il testo, mi sembra che concordino perfettamente con i risultati dei libri di Redfield e con quelli che Braden ha esposto nel testo “Effetto Isaia”. Redfield presenta le sue tesi nella trama di un romanzo che potremmo definire di genere avventuroso-spirituale e con ciò è riuscito a veicolare a livello mondiale l’idea di un cammino spirituale collettivo, del riappropriarsi di un potere sintonizzato con l’energia universale, di una visione di un mondo e di un’umanità diversi. Il suo libro ha colpito la fantasia mondiale, infatti è stato tradotto in quasi tutte le lingue e ha avuto una enorme diffusione, sintomo questo che è riuscito a muovere un’esigenza profonda celata nell’animo umano.

Si può dire che egli ha in un certo modo aperto una possibilità di scelta dinanzi la coscienza dei singoli e dei gruppi, e credo che sia stato ispirato da un disegno superiore.

Tuttavia, restando nel mondo della fantasia, della pura possibilità non comprovata scientificamente, per i più il cammino indicato dall’autore della “Profezia di Celestino” è rimasto nel campo dell’utopia, nel regno felice dell’immaginazione, che può offrire momenti felici di evasione senza però intaccare, purtroppo, il grigiore quotidiano di una vita inautentica in cui siamo intrappolati. Il libro di Braden costituisce un passo avanti, perché conferisce alle tesi di Redfield la consistenza di un’antica tecnologia, di una scienza perduta e ora ritrovata; ci dimostra così che l’utopia può realizzarsi concretamente proprio perché rientra nell’ambito di una tecnologia interiore, rispondente a precise leggi che possono essere sperimentate. Il “Manuale per un nuovo paradigma” si spinge ancora oltre, ci mostra come, il piano di rinnovamento propostoci, risponda a leggi universali, e sia voluto anche dall’Alto.

Anche in questo caso: “come in alto così in basso“!

L’impatto che questi tre testi hanno sul pubblico sembra così essere il risultato di una regia intelligente, di un disegno predisposto non a caso. Recentemente si è imposto all’attenzione un nuovo testo, in cui riappaiono le idee

veicolate che sin qui esposte: “Vita ed insegnamenti dei MAESTRI del lontano Oriente” di Baird T. Spalding (ed. Il Punto D’Incontro).

L’opera (tre volumetti) narra di una spedizione fatta in Himalaya da undici ricercatori spirituali, che si proponevano di operare in modo scientifico così da non “accettar nulla, senza aver fatto una verifica” e non considerare “nulla come vero a priori”. Il viaggio, iniziato nel 1894, mise i ricercatori a contatto con maestri spirituali incarnati, o che al bisogno utilizzavano un corpo.

La spedizione durò parecchi anni e i Maestri permisero loro di osservare la loro vita e le loro opere.

Nel primo volume, ad una precisa domanda in cui si chiedeva se “un desiderio può essere realizzato sul nascere”, fu risposto che: “se il desiderio veniva espresso nella vera forma sarebbe stato realizzato: il desiderio non è altro che una forma di preghiera, la vera forma di preghiera che Gesù usò, in quanto otteneva sempre una risposta. La preghiera che ottiene risposta deve essere la vera preghiera, deve essere perciò scientifica e deve seguire la legge prefissata.

La Legge è: “poiché tu sai, la tua preghiera viene esaudita,” e “le cose che desideri, quando preghi, sappi che le riceverai e le avrai”. Se sappiamo con certezza che qualunque cosa abbiamo chiesto è già nostra, veniamo a conoscenza che stiamo lavorando secondo la legge.

Se il desiderio si realizza, allora sappiamo che la legge è stata adempiuta. Se il desiderio non viene realizzato, allora dobbiamo capire che c’è qualcosa che non va nella nostra richiesta. Dovremmo sapere che l’errore è in noi e non in Dio

Abbiate fede in Dio. Abbiate fede e non dubitate.

Abbiate fede e non temete. Ricordate che non c’è limite al potere di Dio. Ogni cosa è possibile. Usate parole positive nel fare la vostra richiesta. Non c’è null’altro che la perfetta condizione desiderata. Poi piantate nella vostra anima l’idea-seme perfetta e soltanto quella. Quindi, chiedete che si manifesti la salute e non di essere guariti dalla malattia.

Esprimete l’armonia e realizzate l’abbondanza. Non chiedete di essere liberati dalla disarmonia, dalla miseria e dalle limitazioni. Gettatele via, come scartereste una veste logora. Non giratevi neanche un attimo.

Esse non sono niente. Ricordatevi che la parola di Dio è un seme.

Esso deve crescere. Lasciate il come, il quando e il dove a Dio. Il vostro compito è dire ciò che volete ed emanare benedizioni, sapendo che, nel momento in cui avete chiesto, avete ricevuto…Tenete il pensiero dell’abbondanza divina sempre in mente. Se vi viene qualche altro pensiero, sostituitelo con quello dell’abbondanza di Dio e benedicete quell’abbondanza. Ringraziate costantemente, se è necessario che il lavoro sia compiuto. Non tornate a chiedere. Semplicemente benedicete e ringraziate, perché il lavoro è compiuto. Dio sta lavorando in voi, state ricevendo quello che desiderate, poiché desiderate soltanto il bene per poterlo dare a tutti.

Che questo avvenga in silenzio e in segreto. Pregate vostro Padre in segreto. E vostro Padre, che vede il segreto della vostra anima, vi ricompenserà apertamente…Quindi le istruzioni sono: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.

Ora entrate all’interno della vostra anima profondamente, non con proibizioni, paure e incredulità, ma con un cuore contento, libero, riconoscente, sapendo che quello di cui avete bisogno è già vostro”.

Penso che queste frasi vogliano significare quale deve essere la disposizione d’animo del richiedente. Amare Dio con tutta l’anima, tutto il cuore, tutta la mente, tutta la forza, significa che non vi deve essere divisione e conflitto in chi prega, ma bisogna essere immersi completamente nel desiderio da realizzare, per cui si diventa quella cosa; non rimane un minimo spazio di pensiero altro, di distrazione, il mondo si racchiude tutto nell’oggetto del desiderio e l’essere sparisce in esso; ma il desiderio deve realizzare un fine “BUONO” .

Molto spesso nella realtà noi facciamo una cosa e ne pensiamo un’altra, o facciamo più cose contemporaneamente o non siamo nemmeno coscienti di manifestare un desiderio a parole, mentre nel nostro profondo ne vive uno diverso. Anche in questo caso, così come nel testo di Braden relativo alla preghiera essena, si insiste nell’espressione positiva del desiderio, sull’abbondanza e non sulla liberazione dalla carenza (per es. la malattia). Nel volume sui Maestri del lontano oriente, a questo punto seguono delle parole, che – più che una spiegazione – appaiono come l’espressione corretta di una tecnica di preghiera corretta, e pertanto le riporto precise e senza omissioni:

“Con tutto il mio cuore” .

Nel cuore del mio essere, o Padre, io sono uno con Te e Ti riconosco come Essere, il Padre di tutto. Tu sei Spirito, Onnipresente, Onnipotente, Onnisciente. Tu sei Saggezza, Amore, Verità, il Potere, la Sostanza e l’Intelligenza dalle quali e attraverso le quali ogni cosa viene creata.

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Sei la Vita del mio spirito, la Sostanza della mia anima, l’intelligenza del mio pensiero. Sto esprimendo Te nel mio corpo e nelle mie opere. Tu sei l’inizio e la fine, l’origine di tutto il bene che posso esprimere.

Il desiderio del mio pensiero piantato nella mia anima è affrettato dalla Tua vita nel mio spirito; e nella pienezza del tempo, attraverso la legge della fede, viene reso visibile nella mia esperienza. So che il bene che desidero esiste già nello spirito, in forma invisibile, e non aspetta altro che il compimento della legge per mostrarsi, ed io so che è già con me.

” Con tutta la Mia Anima”.

Le parole che ora pronuncio Ti indicano, Padre mio, quello che desidero. E’ piantato come un seme nel terreno della mia anima. Deve germogliare. Permetto soltanto al Tuo Spirito – Saggezza, Amore e verità – di muoversi nella mia anima. Desidero soltanto ciò che è bene per tutti, e ora Ti chiedo, Padre, di manifestarlo.

Padre, all’interno di me Ti chiedo di esprimere l’Amore, la Saggezza, la Forza e l’Eterna Gioventù. Ti chiedo di realizzare l’Armonia, la Felicità e la Prosperità abbondante; cosicché io possa avere la comprensione, direttamente da Te, del metodo per attingere dalla Sostanza Universale quello che soddisferà ogni buon desiderio.

Questo affinché io possa avere la comprensione ed essere al servizio per tutti i Tuoi figli.

” Con tutta la Mia Mente” .

Quello che desidero è già in forma visibile. Formo nella mente soltanto quello che desidero. Come un seme inizia la sua crescita sottoterra, nel silenzio e nell’oscurità, così ora il mio desiderio prende forma nel regno silente e invisibile della mia anima. Entro nel tabernacolo e chiudo la porta.

Quietamente, con fiducia, ora tengo il mio desiderio in mente, come già realizzato. Padre, attendo ora il perfetto delinearsi del mio desiderio. Padre, Padre, Ti ringrazio dentro di me perché ora, nell’invisibile, la realizzazione del mio desiderio è sempre radicata, e so che Tu hai riversato amorevolmente e abbondantemente a Tutti il Tuo tesoro. So che hai realizzato ogni buon desiderio della mia vita.

Che io possa essere partecipe della Tua opulenza; che io possa realizzare la mia unità con Te; che tutti i Tuoi figli possano realizzare la stessa cosa; e che qualunque cosa io abbia, possa concederla per aiutare tutti i Tuoi figli. Tutto ciò che ho lo do a Te, o Padre.

” Con tutta la Mia Forza”.

Nessun mio atto o pensiero negherà che ho già ricevuto in spirito la realizzazione del mio desiderio che ora è manifesto e perfettamente visibile. Nello spirito, nell’anima, nella mente, nel corpo, sono in armonia con il mio desiderio. Ho percepito il mio bene nello Spirito.

L’ho concepito come una perfetta idea nell’anima e ho dato una vera forma-pensiero al mio desiderio. Ora porto il mio desiderio perfetto ad essere una vera manifestazione. Ti ringrazio, o Padre, perché ora possiedo Amore, Saggezza e Comprensione; Vita, Salute, Forza ed Eterna Gioventù; Armonia, Felicità e Prosperità abbondante; e il metodo per manifestare dallaSostanza Universale quello che soddisferà ogni buon desiderio.

“Non vi ho detto che, se crederete, vedrete la gloria di Dio?”

L’essere, che parla nel libro, poi fa un esempio pratico di desiderio e dice che se si vuol materializzare, mettiamo il caso, un cubetto di ghiaccio, bisogna prima formare un disegno mentale di ciò che si desidera e tenerlo fermo nella mente il tempo sufficiente a formare l’immagine, per poi lasciarla cadere completamente e guardare direttamente nella Divina Sostanza Universale.

Questa Sostanza è parte di Dio e nostra ed in essa c’è ogni cosa di cui abbiamo bisogno. Dio emana verso di noi quella Sostanza con la stessa velocità con cui noi la possiamo usare.

Questa sostanza è inesauribile. Quindi, ritornando al cubetto di ghiaccio, con la visione di esso nella mente, fissiamoci sull’unico atomo centrale, su Dio e teniamo quell’atomo finché non abbiamo stampato su di esso il nostro desiderio. Infine abbasseremo la vibrazione di quell’atomo fino a che non sarà diventato ghiaccio, poi tutti gli atomi che circondano quell’uno si affretteranno ad obbedire al nostro desiderio, abbassando le loro vibrazioni finché aderiranno alla particella centrale e in un momento avremo il ghiaccio.

Questa la tecnologia interiore, esposta dai Maestri, i quali più volte, nel testo citato, manifestano l’idea che i loro poteri sono estensibili a tutti gli uomini, che sappiano elevare la propria coscienza lasciando che Dio si esprima direttamente in loro.

Un altro testo, che attualmente si sta diffondendo anche in Italia, e presenta un’impostazione di pensiero allineata con gli scritti sin qui esaminati è “Un Corso in Miracoli“.

l ponderoso volume, concepito in modo da produrre effetti teorico-pratici sul lettore, esamina minuziosamente le radici dei comportamenti mentali umani, per mettere in mostra gli errati schemi mentali che si basano su una capacità percettiva erronea. Il testo, pertanto, si propone come filosofia e metodologia atta a smantellare le cristallizzazioni di un pensiero distorto, attraverso un puntuale lavoro di pulizia di tutte le associazioni mentali usuali e la conseguente presa di coscienza di quanto poco comprendiamo nello stato di separazione in cui ci troviamo.

La guarigione, condizione in cui si attuerà l’allineamento con le leggi divine, ci reintegrerà nello stato effettivo di coscienza di essere “la figliolanza di Dio” creata a Sua immagine e somiglianza.

Questa conquista ci farà transitare da una coscienza centrata sulla scarsità ad una focalizzata sull’abbondanza, che è la reale condizione umana nella Creazione divina. La stringente logica del “Corso in miracoli“, ci dimostra che non è il mondo a generare le nostre percezioni, ma al contrario è la nostra percezione a manifestare il mondo.

Rovesciamento sconcertante, ma non nuovo in effetti nella storia del pensiero e nella concezione orientale della maja. Già Berkeley aveva sostenuto che “esse est percipi” cioè che la realtà consiste nell’essere percepita, ma, parimenti, che noi non possiamo sapere se al di fuori della nostra percezione esista veramente l’oggetto reale.

La percezione si riduce, infatti, alle modificazioni che un presunto oggetto concreto produce nei nostri sensi e all’interpretazione che poi il cervello dà ai dati sensibili. Noi veniamo a contatto solo con questa interpretazione attraverso il medium sensibile.

Su questa scia, successivamente Locke dimostrava che, la presunta sostanza di cui si supponeva le cose fossero fatte, era inconoscibile; e Hume continuava, definendo non solo inesistente la sostanza materiale, ma anche l’io, fondato in definitiva sulla pura illusione, sulla contiguità di stati d’animo diversi riuniti in un centro solo sulla base di una contiguità di tempo e non su oggettivi nessi di causa-effetto.

l mondo che i nostri sensi ci mostrano è illusorio, in ciò concorda anche il “Corso in Miracoli” ed aggiunge che è fatto dalle nostre proiezioni malate.

L’uomo è creativo come Dio, ma può usare la sua capacità in modo inappropriato facendo delle malcreazioni e, difatti, ha dato il via ad un mondo fondato sulla paura e in cui ogni pace ci è negata. Sono le nostre idee errate che generano le nostre percezioni e il mondo in cui viviamo. Il processo di pensiero che si svolge nel testo in oggetto, porta ad una conclusione molto importante: il pensiero crea.

Bisogna diventare consapevoli della nostra potenza, che si attua anche nella distorsione del pensiero. Siamo noi uomini che abbiamo creato illusioni, proiezioni di aggressione, di violenza, di guerra, di disarmonia in genere, mentre avremmo dovuto impedire che le nostre proiezioni distorte si estendessero all’esterno e costruissero l’habitat della nostra condizione di “caduta”, al posto di lasciare trasparire la verità, che è il mondo vero, creazione divina e non umana.

I nostri pensieri, in quanto suscitano reazioni e concretizzano, non sono mai neutrali o futili, ma soltanto veri o falsi e ciascuno dà i relativi frutti.

Solo nella mente Una, si ha la conoscenza e si effettua “la trascendenza dell’ego e delle sue percezioni del mondo, del corpo e della morte, consentendoci di identificarci completamente con il nostro vero Sé”. Il libro, oltre ad una parte teorica, presenta un libro di esercizi atti a riportarci ad una percezione corretta, in modo che, con l’aiuto dello Spirito Santo, possiamo reintegrarci nella condizione di “Figli del Padre”. “Un corso in miracoli“, non essendo di facile lettura, si presta ad essere approcciato in piccoli gruppi, in modo da unire le forze.

Esso completa, a parer mio, ciò che i libri prima esaminati hanno proposto. Infatti, i testi precedenti hanno introdotto l’argomento nelle linee generali, mentre quest’ultimo compie un’analisi attenta e puntuale di ogni aspetto insieme ad una metodologia didattica d’intervento personale.

Anche questo volume, la cui sintesi, accluderemo a parte in questo sito, mi sembra, così, che sia pervenuto a completare un percorso, sapientemente preordinato da un ordine naturale di “coincidenze”.

Mettendo in relazione il volume sui Maestri orientali e il “Corso in miracoli“, penso che essi si completino a vicenda, infatti il primo mostra come si svolge la vita di un essere realizzato, quindi, raccoglie i frutti e rappresenta il fine ultimo del percorso additato dal “Corso in miracoli”.

Ora, mettendo in relazione le informazioni tratte da tutti i testi esaminati prima, risalta maggiormente l’importanza del lavoro individuale da compiere su se stessi e quello da attuare in gruppo. La potenza che l’individuo e il gruppo, se ben orientati e saldi nell’Amore e nel servizio, sviluppano può mutare la realtà.

Se tutto quanto esposto appare convincente, allora c’è molto da lavorare: bisogna prima di tutto confrontarsi nelle idee, vagliarle, trovare i punti deboli e quelli di forza, raggiungere un intento comune, risolvere le tensioni che inevitabilmente si ritrovano in ogni gruppo, adottando il non controllo e la non interferenza, poiché ognuno ha livelli di crescita differenti e ciascuno nel proprio livello incontra, desidera, pensa e riceve lezioni secondo la propria evoluzione; e ciò che appare carente o sbagliato per altri, è sempre giusto per il singolo, che del resto anche “sbagliando si impara” (e forse, quando si impara in questo modo, il compito è appreso una volta per sempre).

Ognuno deve centrarsi su se stesso, senza guardare se chi gli sta accanto fa di più o di meno, se va o viene, se perde tempo; ognuno è responsabile di se stesso e amministra a suo modo quel libero arbitrio che il Creatore gli ha concesso, perciò ognuno dia quanto si sente di dare spontaneamente: contagerà di più l’esempio e l’entusiasmo che l’ammonizione.

Bisogna tenere presente a questo proposito quanto Redfield ha scritto in relazione ai gruppi nell’ottava e decima illuminazione. Nella decima afferma che, perché un gruppo funzioni, per prima cosa bisogna riconoscere i sentimenti inconsci che si sviluppano al suo interno.

Questi sentimenti si strutturano quando nel gruppo ci sono elementi che hanno vissuto insieme vite passate, motivo per il quale rimangono emozioni inspiegabili che provengono da questo vissuto remoto.

Un gruppo non può raggiungere il proprio potenziale se non risolve questi conflitti. La soluzione sta nel riconoscere l’emozione, la sensazione di disagio e nel condividerla con sincerità con gli altri del gruppo. Il parlarne chiarisce le idee e ci lascia liberi di tornare all’amore, che è l’emozione più elevata. Una volta risolte le emozioni, un gruppo è in grado di superare gli antichi conflitti per il potere e i drammi di controllo, trovando la sua piena creatività.

Quando si parla con un’altra persona, per elevarne l’energia, bisogna concentrarsi sul suo viso con amore. Inviando l’energia d’amore al suo sé superiore, facendo emergere le caratteristiche migliori dell’altra persona.

Questo è anche l’atteggiamento corretto da tenere all’interno di un gruppo: “Ogni persona invia l’energia agli altri e tutti raggiungono un nuovo livello di saggezza che ha a disposizione una quantità maggiore di energia ridistribuita poi a ciascuno degli individui coinvolti, in una sorta di effetto amplificato“. Per Redfield i gruppi possono svolgere, se rettamente condotti ed orientati, addirittura “una funzione salvifica della terra e dell’umanità”.

Nel clima di non giudizio, di libertà e accettazione totale, nel gruppo si può svolgere un lavoro creativo, che intrecci sapientemente aspetti materiali e spirituali, ambedue importanti dato che siamo ancora in una dimensione terrena, costituiti di corpo e spirito, anzi di uno spirito che si esprime attraverso il corpo, anche se deve fungerne da guida. In quest’accezione, è necessario che la visione del nuovo mondo sia corredata dallo sforzo di prospettare tecnologie a energia pulita e sistemi sociali rispondenti alle leggi universali. Non è pensabile, infatti, che si voglia tornare a forme di civiltà primitive dopo aver provato gli agi del progresso tecnologico, né è pensabile che, dall’oggi al domani, sapremo sviluppare una scienza interiore che ci permetta di cibarci di prana o di spostarci con la forza del pensiero e comunicare tramite la telepatia.

Anche se queste probabilmente saranno le caratteristiche del futuro dell’umanità, mi sembra più probabile l’attuarsi di modalità di vita intermedie prima di raggiungere i risultati finali.

All’ora attuale, c’è un immenso cambiamento vibrazionale sulla terra, per cui tutte le forme di vita risentono dell’aumento dell’energia spirituale man mano che essa penetra i regni inferiori. L’effetto accelera l’evoluzione degli schemi di comportamento sia positivi che negativi.

Ci sarà apparentemente un marcato aumento del negativo, fino a quando tali schemi non saranno elaborati e liberati, così come, spostando un oggetto rimasto per lungo tempo immobile, viene rimossa la polvere. Sappiate che durante questa pulizia, una forza interiore apparirà, riceverete vibrazioni divine come mai prima; dovrete fare attenzione a stabilizzare continuamente la vostra energia per essere pronti al prossimo cambiamento e a quello successivo.

Questi cambiamenti arriveranno come onde che si avvicinano senza sosta alla spiaggia, l’una dopo l’altra.

Lasciatevi andare e non soffermatevi su ciò che in voi non va. Vi sentite pesanti? Scoprite quali sono i vostri pesi: lasciateli cadere. Trovate il cibo ingombrante, i pensieri gravosi, le abitudini confuse, le persone stressanti? Liberatevene ed elevate la frequenza del vostro corpo fisico. Accordatevi al cuore più puro della madre terra e là fate vibrare dolcemente il vostro corpo.

Questo periodo si rivela per alcuni troppo difficile da affrontare coscientemente, ed essi scelgono la morte, la malattia, la tossicomania o la follia come mezzi per evitare questo mutamento. Sappiate che non vi è alcun mezzo per evitare la trasformazione imminente, e non c’è ragione per tirarsi indietro proprio ora.

E sappiate anche che ora ogni resistenza alla verità avrà delle ripercussioni immediate. Siate quanto più possibile coscienti del processo di cambiamento; cooperate con l’ordine elevato di cui fate parte, osservate i mutamenti e l’aumento dei movimenti.

Vedrete un flusso rapido, al punto che sarà anche difficile seguire le novità, i progressi in svariati campi e particolarmente la degenerazione dei sistemi, delle credenze e delle organizzazioni. Il segreto è di semplificare, di raccogliersi, essere un canale per tutte le elevate energie d’amore e verità che ora penetrano il pianeta. Divenite sempre più puri ed abbiate fiducia nell’espressione spontanea che viene dal cuore. In questo modo, la vostra sensibilità aumenterà, come anche la capacità dei vostri nervi, ghiandole e corpo sottile, così da dirigere i voltaggi crescenti senza rimanerne bruciati.

Non vi potete più permettere un processo di assimilazione lento e graduale. Coloro che accetteranno il cambiamento saranno stimolati da livelli superiori a richiedere l’accesso a capacità accresciute. I vostri corpi si trasformeranno.

Meditate spesso e raccoglietevi costantemente nell’unità e nel momento presente; aprite il vostro cuore, rafforzate il vostro corpo, abbandonate la vostra tossicomania, le vostre dipendenze, imparate a riposarvi realmente e mantenete un’attitudine gioiosa; riceverete nutrimento dall’azione, divenendo consapevoli del processo alchemico evolutivo che si sta realizzando in ogni vostra molecola. Che la grazia e la pace siano con voi.

 

Considerazioni tratte dal libro di Gregg Braden “L’effetto Isaia”.

L'Effetto Isaia

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