Fuga dalla realtà

Quanti di noi di fronte alle difficoltà della vita, almeno una volta non ha desiderato scappare su un isola tropicale, di ritornare in un periodo della vita più spensierato e con meno responsabilità, oppure di fuggire da una vita stressante e insoddisfacente?
Così, quando siamo particolarmente scontenti, visto che non possiamo scappare o ritornare bambini, ci ammaliamo. Naturalmente non tutte le malattie sono frutto di desideri regressivi!

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Facciamo alcuni esempi per capire come la malattia può diventare un rifugio:

Una ragazza trentenne che colleziona un numero impressionante di malattie, distorsioni, contusioni e piccole fratture. Ogni settimana ha un malessere diverso.      

Si ammala quando deve affrontare delle responsabilità che non si sente pronta ad assumere o quando vuole evitare un conflitto con una persona per lei importante.        

La prima frattura, per esempio, si è verificata quando la ragazza stava andando al suo primo colloquio di lavoro: è scivolata e si è rotta un dito.                                  

Questo le ha permesso di evitare il colloquio e il lavoro. Ma quando è riuscita a trovare un lavoro, è stata costretta a rinunciarvi perché ha sviluppato una forma di “otite”, refrattaria a qualsiasi trattamento medico, che è scomparsa quando ha deciso di lasciare il lavoro. Tutti i suoi successivi tentativi di inserirsi nel mondo del lavoro sono falliti per cause mediche: lo stress dell’ambiente lavorativo la faceva ammalare e di conseguenza, la ragazza veniva licenziata per le sue numerose assenze.                    

In campo sentimentale, la situazione non è migliore: a partire dall’adolescenza è sempre stata fidanzata ma quando la relazione diventava seria, si ammalava o aveva un incidente. Questo le permetteva di rimandare una decisione impegnativa come il matrimonio o la convivenza e testare inconsciamente la disponibilità del partner a prendersi cura di lei.                

Insomma, le malattie nella sua vita avevano la funzione molto importante, sebbene inconscia, di evitare le responsabilità della vita adulta, preservando allo stesso tempo la propria autostima ed evitando il conflitto con gli altri. Occorre sottolineare, ancora una volta, che si tratta di meccanismi assolutamente inconsapevoli, se la ragazza fosse infatti cosciente delle sue paure e dei suoi reali desideri, troverebbe un modo più efficace e, soprattutto meno doloroso, per affrontare i suoi problemi.

  1. C’è invece chi usa la malattia per esprimere agli altri le proprie esigenze, come la casalinga che, sentendosi frustrata, diventa allergica ai detersivi, costringendo così chi non la capisce (marito e figli) ad aiutarla. In questo caso si dovrebbe imparare a esprimere i propri disagi e ciò che si vorrebbe.
  2. Un altro caso è chi, non essendosi sentito amato da piccolo, tende inconsciamente a cercare nel partner il genitore amorevole che non ha mai avuto. Inutile dire che riceverà solo frustrazioni perchè le aspettative troppo grandi verranno disattese, quindi è possibile che rivolga la sua aggressività su se stesso sia con una continua autosvalutazione, sia ammalandosi, sia mettendosi in situazioni spiacevoli e stressanti.

Tratto da:”Disagio psicologico. Quando la malattia diventa un rifugio”.
D.ssa Anna Zanon

Questi erano solo esempi di come possiamo a volte “procurarci” la nostra malattia e i conseguenti alibi per vivere in modo più semplice.
Volendo tracciare una specie di “profilo” delle persone che contraggono malattie psicosomatiche, si può dire che probabilmente hanno carenze a livello affettivo, cresciute magari in ambienti ostili, freddi e distratti che ha impedito loro di sentirsi davvero amati e accettati. Soltanto quando erano malate sono riuscite ad ottenere l’attenzione e l’affetto da parte dei genitori.
Il messaggio inconscio che hanno ricavato dalle loro esperienze infantili è che il dolore è il prezzo dell’amore e che solo se soffrono possono essere amati.

Non solo: alcuni malati psicosomatici sono molto arrabbiati e risentiti per le deprivazioni affettive subite, e si aspettano inconsciamente dalla vita e dagli altri una specie di “risarcimento” per la mancanza d’amore della loro infanzia. 
Di conseguenza, nelle relazioni affettive cercano nel partner il genitore amorevole e si aspettano dall’ altro una devozione totale e un amore incondizionato che per primi non riescono a dare.
Si sentiranno alla fine sempre insoddisfatti, perchè non si può riporre sempre negli altri le proprie aspettative, dal momento che questi “altri” non sanno cosa passa per la mente della persona “malata”.

Molti, avendo sviluppato una scarsa autostima, convinti di non riuscire ad interessare gli altri per le loro qualità, scelgono inconsciamente di diventare “speciali” nelle loro debolezze. E il ruolo di “malato cronico”, di ” quello o quella a cui va sempre tutto male” può diventare un modo per essere finalmente visti dagli altri, per avere una propria identità, per trovare il proprio posto in famiglia o nel mondo.

Link: giardinidichiara.weebly.com

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