Il Potere nascosto dei Suoni

In principio era il verbo“. Così recita la Bibbia, che più volte fa riferimento esplicito al potere della parola e del suono, come ad esempio nel libro della genesi “E Dio disse: sia la luce e la luce fu”. Anche i Veda (antichi testi sacri Indù) sostengono che “In principio era Brahman col quale era la parola”. Gli egizi credevano che il dio Thoth potesse creare qualsiasi cosa semplicemente pronunziandone il nome e i maya narrano che il primo uomo ricevette la vita dal potere della voce. E ancora, le leggende degli indiani d’America hopi, narrano di una donna ragno che cantò il canto della creazione sopra le forme inanimate della Terra e le portò alla vita.

Le parola parlata o cantata è dunque strumento di creazione e anche come mezzo che ci avvicina al divino, come nella preghiera, nella meditazione e nei canti sacri, ma c’è un terzo, importante aspetto che merita la massima attenzione: la parola e la voce come strumento di guarigione e auto-guarigione.

Mantra in sanscrito significa: pensiero che libera e guarisce. Esso svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo di efficacia se recitato o cantato, abbinando così al potere del pensiero quello del suono. Nella tradizione indiana troviamo migliaia di mantra, ciascuno congegnato per assolvere un diverso effetto: alcuni sono costituiti da singole parole ed altri da brevi frasi – come il celeberrimo “om mani padme hum“. Ciascuno di questi mantra ha un preciso significato in lingua sanscrita, tuttavia non è il significato l’elemento più importante di un mantra, bensì la qualità della vibrazione sonora che esso produce, ed è questo aspetto che rende i mantra uno strumento universale, la cui validità prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pratica.

I suoni come strumento per la meditazione e la guarigione

 Da qualche anno è stato riscoperto anche in occidente ciò che le scuole iniziatiche conoscevano sin dall’antichità, e cioè che il suono e la musica possono elevare lo stato di coscienza e anche favorire i processi di guarigione. La musicoterapia – una disciplina di recente costituzione – si occupa appunto di ciò. Le esperienze in materia hanno evidenziato che i generi musicali occidentali con i maggiori effetti terapeutici sono, in linea di massima, la musica classica barocca del sei-settecento e la musica New Age, specie quella cosiddetta “di ambiente”. Per quanto riguarda la musica barocca, il motivo risiede nella armoniosità di tale genere che, grazie al principio di risonanza che più oltre illustreremo, si traduce in una maggiore armonia anche nell’ascoltatore; la musica romantica e ancor più quella contemporanea invece, poiché mirano a descrivere e stimolare forti emozioni, utilizzano ritmi e sonorità nel complesso disarmoniche, inadatte quindi ad un uso rilassante e terapeutico (salvo alcune situazioni psicoterapeutiche dove viene ricercato un affetto catartico o energizzante).

Relativamente alla musica New Age il discorso è ancora più interessante: essa è stata infatti definita, non a caso, una “musica per ascoltarsi dentro” e infatti viene largamente impiegata come sostegno a molte psicoterapie, terapie alternative e seminari di auto-consapevolezza e crescita personale, proprio perché favorisce il contatto con le parti più profonde del nostro essere, riconnettendoci ai piani più elevati dell’Esistenza. Grazie alle sue sonorità e ritmi, tranquilli, intimi e profondi, e all’utilizzo di suoni della natura (acqua che scorre, canto di uccelli, suoni di animali quali delfini, balene etc.) evoca stati d’animo particolari che ben si integrano con la meditazione, l’introspezione, la ricerca interiore.

In oriente il problema della distinzione tra generi più o meno adatti a scopi terapeutici praticamente non si pone perché quasi tutta la musica è da sempre pensata e creata per favorire il benessere psico-fisico e spirituale dell’essere umano, e sia la musica strumentale che quella vocale – mantra inclusi – non viene mai eseguita a caso, ma con grande consapevolezza circa gli scopi che ci si propongono.

Ogni suono che ascoltiamo, sia esso prodotto dalla voce umana, da uno strumento musicale o da un’altra sorgente, si compone infatti di specifiche vibrazioni che hanno la proprietà – grazie al principio fisico di risonanza – di mettere in vibrazione certe specifiche aree del nostro corpo, influenzando – in positivo o in negativo – il flusso delle energie vitali e il sistema nervoso.

Il principio di risonanza

La risonanza è un fenomeno che la fisica conosce da tempo, ma solo da poco si è iniziato a studiarne scientificamente le implicazioni per la salute umana. La risonanza agisce in tutte le dimensioni dell’universo, dal più piccolo atomo alla galassia più grande, e si manifesta a vari livelli: sonoro, elettromagnetico, nucleare, gravitazionale. A noi interessa ovviamente il livello sonoro, e per spiegare come agisce proviamo ad immaginare di accendere il nostro impianto stereo nella stanza dove teniamo i bicchieri, meglio se di cristallo: se ascoltiamo con attenzione possiamo notare che oltre alla musica dello stereo si sentono anche altri suoni, più acuti: sono i nostri bicchieri che, stimolati dalla vibrazione sonora emessa dallo stereo, iniziano a risuonare con essa. Cambiando musica e sperimentando vari generi possiamo anche renderci conto che non tutte producono lo stesso effetto sui bicchieri, sia in intensità che in qualità, e che essi rivelano una maggiore affinità con alcuni generi musicali e alcune frequenze sonore. Lo stesso avviene per il nostro corpo quando si trova immerso in un campo di vibrazione sonora (come ad un concerto o ascoltando un disco o la radio) oppure quando produciamo noi stessi dei suoni cantando.

Non tutte le sorgenti sonore sono positive per la salute umana, ve ne sono anzi di alquanto negative, come ad esempio i rumori del traffico, il ronzio degli elettrodomestici o di altri strumenti elettrici; e non si creda che la musica sia tutta positiva: vi sono anzi molti casi, specie nella musica contemporanea, in cui l’effetto per la salute umana è de-armonizzante. Attenzione quindi a cosa si ascolta, la musica è come il cibo: non limitiamoci al sapore superficiale, ma cerchiamo di sentire che effetto ha su di noi, se cioè lo “digeriamo” bene o invece ci crea qualche problema, se insomma ascoltando una certa musica il nostro benessere aumenta o diminuisce.

campane-tibetane

Le campane tibetane

Tra i numerosissimi strumenti musicali inventati dall’uomo nel corso dei secoli, le campane tibetane sono forse quelle che hanno le maggiori valenze sul piano meditativo e terapeutico. All’apparenza sembrano poco più che ciotole di metallo per mangiare o cucinare, ma queste sembianze modeste nascondono un’anima di inimmaginabile ampiezza e raffinatezza. Si tratta infatti di strumenti musicali assai sofisticati, realizzati artigianalmente e composti di una lega di vari metalli diversi, fino a 7 (tra cui anche argento e oro). Grazie a ciò il suono che producono è ricco di armonici, poiché ogni metallo vibra ad una diversa lunghezza d’onda, e quindi un’unica percussione produce un accordo di più note. La diversa grandezza e spessore fanno poi sì che ogni campana abbia il suo peculiare accordo, più grave o più acuto, maggiore o minore, su una tonalità o su un’altra.

Una volta percossa, la campana continua a vibrare a lungo, emanando attorno a sé flussi concentrici di onde sonore che si propagano anche all’interno del corpo, con piacevoli e benefici effetti sui vari organi e cellule. L’intensità della vibrazione è tale che anche a svariati metri di distanza è possibile avvertirne il risuonare nel corpo.

A seconda del materiale di cui è costituito il battacchio usato, una stessa campana può produrre suoni diversi, più acuti e metallici col legno vivo, più gravi e caldi col legno rivestito di pelle o gomma e ancora più basso con le bacchette di feltro usate per i tamburi.

Oltre alla percussione, è possibile suonare le campane strofinandole circolarmente sul bordo superiore; si ottengono così suoni assai particolari ed eterei, meno avvertibili a livello fisico ma di grande impatto a livello emozionale e soprattutto spirituale.

Ogni campana presenta maggiore affinità con alcuni chakra e minore con altri, a seconda della frequenza sonora emessa, e pertanto il soggetto percepirà i suoni di alcune campane come più piacevoli o più spiacevoli rispetto ad altri, a seconda delle sue personali problematiche.

Per particolari scopi terapeutici, le campane possono anche essere poggiate direttamente sul corpo della persona, in corrispondenza di determinati punti energetici – o chakra – che necessitano di uno sblocco, stimolandoli in modo ancora più energico e mirato che con l’ascolto a distanza (ciò non è ovviamente possibile attraverso un disco ed è sperimentabile soltanto nei concerti dal vivo e nei seminari). Naturalmente, per quanto tali strumenti abbiano una indubbia valenza terapeutica, non vanno visti come sostituti della medicina o della psicoterapia ma piuttosto come strumenti complementari per la salute e il benessere globale. Se usate per scopi preventivi o di armonizzazione generale, su persone che non presentano particolari patologie, esse possono benissimo essere usate da sole, e in linea di massima non vi sono controindicazioni; se invece i soggetti sono affetti da specifiche patologie, è opportuno che l’utilizzazione venga effettuata in accordo col medico o con lo psicologo che segue tali soggetti.

mantra

I mantra

Abbiamo visto che è importante ascoltare musica appropriata, ma ancor più efficace per il nostro benessere è produrre noi stessi dei suoni armonizzanti, attraverso quel meraviglioso strumento musicale che è la nostra voce. Ogni parola che pronunciamo o cantiamo tende a dare origine a specifiche vibrazioni, o suoni, diverse da ogni altra parola, e questo dipende essenzialmente dal rapporto tra le vocali e le consonanti che la formano. L’efficacia terapeutica dei mantra e del canto in generale risiede nella proprietà di mettere in vibrazione certe aree del corpo, stimolando il flusso delle energie vitali e armonizzando il sistema nervoso. La vocale A, ad esempio, risuona sopratutto nel petto, all’altezza del cuore (e forse non è per caso che “amore” inizi per A).

Mantra in sanscrito significa: pensiero che libera e guarisce. Esso svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo di efficacia se recitato o cantato, abbinando così al potere del pensiero quello del suono. Nella tradizione orientale troviamo migliaia di mantra, ciascuno congegnato per assolvere un diverso effetto: alcuni sono costituiti da singole parole – ad es. OM – ed altri da brevi frasi – come il celeberrimo “om mani padme hum“. Ciascuno di questi mantra ha un preciso significato in lingua sanscrita, tuttavia non è il significato l’elemento più importante di un mantra, bensì la qualità della vibrazione sonora che esso produce, ed è questo aspetto che rende i mantra uno strumento universale, la cui validità prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pratica.

Il mantra più noto in oriente è “OM” (o “AUM”), che oltre ad essere cantato da solo si ritrova come invocazione iniziale in gran parte dei mantra composti, quali ad esempio “Om namaha Shivaya“, “Om mani bhadra” e molti altri. Questo mantra è così importante in India che la scala musicale di quel paese viene accordata sulla base di tale suono, cui è dedicata la prima nota della scala, il SA o SADJA (corrispondente approssimativamente al nostro DO DIESIS). Quando si canta l’OM è quindi opportuno intonarlo sul do diesis.

In questi ultimi anni OM si è diffuso anche nei paesi occidentali, dove fino ad ora il primato di notorietà spettava ad “AMEN”, che proviene peraltro dalla stessa radice sanscrita.

OM è considerato il suono base, la rappresentazione della vibrazione primordiale, quella che nella religione cristiana è indicata dalla frase “In principio fu il verbo” e che la scienza attuale individua come il “big bang”, la grande esplosione cosmica da cui si sarebbe originato il nostro universo. Quel verbo o suono da cui tutto si è originato echeggia ancora nell’universo – la scienza lo definisce “radiazione primeva” – e coloro che sono capaci di entrare in meditazione profonda e di raggiungere lo spazio del “vuoto mentale” riferiscono di aver udito un suono che ricorda appunto l’AUM.

OM è il mantra di guarigione per eccellenza, e ciò dipende essenzialmente dalla felice combinazione tra la vocale O e la consonante M: la vocale O infatti stimola e apre la regione del plesso solare e dello stomaco, assai importante da un punto di vista fisiologico, mentre la M raccoglie il suono e lo retroflette verso il cantante stesso, mettendone in vibrazione la testa e il tronco. In tal modo si viene a stimolare la circolazione dell’energia vitale, producendo di conseguenza un rilevante effetto di armonizzazione a livello fisico e nervoso.

Vediamo adesso come cantare appropriatamente questo mantra, così da esaltarne al meglio le potenzialità vibratorie e terapeutiche

Seduti o in piedi, con la schiena dritta, chiudete gli occhi, fate un paio di respiri lenti e profondi per prepararvi e quindi iniziate a cantare, dedicando un intero respiro ad ogni ripetizione: allora, prendete fiato e poi cantate OOOOOOOOOOMMMMMMMMMM su un’unica nota, né troppo alta né troppo bassa (se disponete di una tastiera o altro strumento potete intonare un do-diesis, altrimenti non preoccupatevi, funziona comunque anche su altre note). Il suono durerà finché avrete fiato, comodi, senza esagerare, facendo attenzione a non soffermarvi troppo sulla O per avere fiato sufficiente per la M. E’ importante non limitarsi ad ascoltare il suono con le orecchie, ma cercare di sentirlo risuonare nel corpo. Potete iniziare con 7 volte al giorno e crescere gradualmente fino a giungere nell’arco di qualche settimana a 21 volte, senza fretta, e, se occorre, con qualche respiro di pausa tra una ripetizione e l’altra se vi sentite affaticati.

Le vocali: i mantra elementari

Fin da piccoli ci hanno insegnato le vocali nell’ordine alfabetico A E I O U; questo ordine tuttavia non è il più idoneo a comprendere le potenzialità di guarigione delle vocali e i loro rapporti con il corpo umano. Se avete voglia di fare un piccolo esperimento potrete constatare voi stessi che la successione più naturale delle vocali è un’altra.

Per prima cosa sedetevi comodi, con la schiena dritta, chiudete gli occhi e fate un paio di respiri profondi per prepararvi. Procedete quindi a cantare una vocale alla volta, partendo dalla U e dedicando un intero respiro ad ogni vocale: cantate dunque UUUUUUU su una nota sola, e cercate di percepire in quale zona del vostro corpo si avverte maggiormente la risonanza. Riprendete fiato e ripetete una seconda volta UUUUUUU. Passate quindi alla OOOOOOO, anche questa per almeno due volte, e poi fate lo stesso con la A, la E e infine la I.

Se avete fatto l’esercizio vi sarete forse resi conto che la vocale U risuona sopratutto nella zona dei genitali e nella pancia (non è forse a caso che la parola “utero” inizi con a vocale U); la O si sente invece risuonare un po’ più in alto, tra l’ombelico e il diaframma, mentre la A vibra chiaramente nel petto. La vocale E si colloca ancora più in alto, più o meno tra gola e testa, ed infine la I (la vocale di “spirito”) risuona più in sù di tutte, nella testa, dando quasi l’impressione che il suono spinga verso l’alto e voglia fuoriuscire dalla sommità del capo.

L’ordine naturale delle vocali non è quindi AEIOU bensì UOAEI. Potete fare anche un’altra prova cantando le 5 vocali assieme, una dietro l’altra con un unico fiato: se seguite l’ordine tradizionale AEIOU sentirete che il suono prima tende a salire, passando dalla A alla E e alla I, e poi avvertirete come una frattura, una caduta con la O e infine la U che tendono verso il basso. Seguendo invece l’ordine naturale UOAEI il suono si sviluppa con progressione costante dal basso verso l’alto, senza brusche variazioni.

I due esercizi che abbiamo proposto non servono solo a rendersi conto dei rapporti tra vocali e corpo umano, ma sono anche utili strumenti per stimolare l’energia vitale e rilassare e armonizzare le tensioni e gli squilibri che la vita moderna inevitabilmente produce. A tale scopo è sufficiente dedicare pochi minuti al giorno a cantare nel modo sopra descritto, seguendo prima l’ordine UOAEI e poi l’ordine inverso, IEAOU. E’ anche possibile soffermarsi su una singola vocale, qualora si avverta l’esigenza di stimolare particolarmente l’area del corpo corrispondente.

Il canto degli armonici

I mantra non sono l’unico caso di utilizzazione della voce umana con finalità meditative e terapeutiche. Un posto di primissimo piano spetta infatti al canto degli armonici, particolarissima tecnica canora tipica del Tibet e della Mongolia, ma presente, in forme meno raffinate, anche in varie culture tribali e sciamaniche del pianeta.

Attraverso tale tecnica (detta anche throat singing oppure overtone chanting) si riescono a produrre con la sola voce sonorità talmente ricche di note, di accordi e di armonici che spesso gli ascoltatori stentano a crederci e pensano che i suoni provengano da un insieme di veri e propri strumenti musicali che suonano assieme. Si tratta infatti di un canto bifonico, vale a dire che una sola persona emette due serie di suoni distinte e contemporanee: una è rappresentata dal suono base, di solito su un’unica nota, che funge da sfondo e da generatore; l’altra serie è invece costituita da un susseguirsi di suoni molto più acuti del suono base (da cui la parola “overtones”) che si liberano come per magia come le note di un flauto, di un clarinetto o talvolta di una cornamusa. Se mi è concessa una analogia, possiamo dire che gli armonici stanno ai suoni e alla musica “normale” come l’aura sta al corpo fisico, nel senso che gli armonici rappresentano la parte più sottile e “spirituale” del suono, così come l’aura rappresenta la parte sottile, energetica, dell’essere. Normalmente né l’una né gli altri sono percepibili, ma in particolari condizioni, come ad esempio la meditazione, possono divenirlo, producendo una espansione globale della coscienza.

E’ molto difficile illustrare a parole la qualità dei suoni prodotti tramite questa tecnica e ancor più gli effetti che essi suscitano negli ascoltatori: le sonorità prodotte sono infatti di tale ampiezza e frequenza da trasportare con facilità i partecipanti nello stato di meditazione, sperimentando così limpidi spazi di pura consapevolezza, a più stretto contatto col proprio essere. Al contempo, per il fenomeno di risonanza, il campo bio-energetico umano, immerso in tali sonorità, si innalza e si equilibra, favorendo così anche eventuali processi di guarigione.

Ovviamente pochi possono disporre di campane tibetane o essere in grado di eseguire il canto degli armonici, ma per avvalersi del potere meditativo e terapeutico dei suoni abbiamo tutti a disposizione quel meraviglioso strumento che è la nostra voce. Cantare dei mantra o delle semplici vocali è infatti un’esperienza altamente suggestiva, che rilassa a fondo e produce al contempo sensazioni di profonda armonia. E non veniamo a dire che siamo stonati o che non abbiamo voce: è sufficiente cantare singole vocali come la A o semplici parole come OM o AMEN per ottenere validi risultati. Se ci vergogniamo possiamo benissimo farlo da soli, chiusi nella nostra stanza, l’importante è farlo; ma dopo qualche giorno di pratica solitaria il coraggio cresce e potremmo magari aver voglia di invitare degli amici per cantare in coro: prepariamoci in questo caso ad avere piacevolissime sorprese, poiché accade immancabilmente un fatto curioso: se anche molti dei partecipanti – presi singolarmente – sono stonati, le loro voci, grazie allo spazio meditativo che si crea, tendono spontaneamente ad accordarsi, e il suono complessivo che ne risulta è perfettamente armonico, assai piacevole a sentirsi e sopratutto assai ricco di potenzialità terapeutiche per il corpo, per la psiche e per lo spirito. Magia della risonanza.

Fonte: enciclopediaolistica.com | Link


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