Perché sei qui?

“I due giorni più importanti della tua vita sono il giorno in cui nasci e il giorno in cui scopri il perché” M.Twain

Ti sei mai arrabbiato con il computer quando non funziona? Preso a pugni il volante della macchina che non vuole partire quando sei in ritardo? Imprecato al cellulare quando non prende? Io a volte mi incazzo con la lavatrice. Quando dopo più di tre ore si rifiuta ancora di darmi indietro i miei panni provo a spegnerla e ad aprire l’oblò, ma lei pare voler tenere le mie mutande in ostaggio, continua a centrifugare, a sprecare acqua, a ronzare come un’ape – e menomale che avevo pure messo il ciclo economico. La prendo a pedate e a parolacce. Ma lei niente, non si muove.

C’è una parte di me che crede che la mia rabbia abbia il potere di cambiare la struttura immobile delle cose, di innescare una reazione quasi meccanica all’interno della tecnologia, di soggiogare gli oggetti e gli eventi (e le persone) alla mia volontà. Ma non è questo il punto. 

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Il punto è che ci sentiamo piccoli, impotenti. L’indifferenza delle cose ci terrorizza. L’indifferenza della natura ci terrorizza. Essa può sopravvivere senza di noi, noi no… non senza di lei. Ed è questo il nocciolo della questione: la nostra incapacità di accettare la futilità della nostra esistenza. Se fosse possibile analizzare a fondo le ragioni dietro le azioni di ogni singolo uomo del pianeta ci si renderebbe facilmente conto che vogliamo tutti la stessa cosa: essere ricordati, amati, lasciare sulla sabbia del tempo l’impronta del nostro passaggio, come per dire “ci sono stato anch’io”. Vivere nell’anonimato, nella solitudine, invisibili al resto del mondo, fa forse paura quanto la morte. Da questa paura nasce l’esigenza di conformarsi, di comprare, di apparire, di abbellirsi, di cercare la relazione, il successo, l’amore. Siamo geneticamente predisposti alla connessione: vogliamo appartenere, sentirci parte di qualcosa che sia più grande di noi. E questo bisogno ci rende uomini, ma anche vulnerabili.

Conosci le tue paure e conoscerai anche il tuo coraggio” disse l’uomo saggio. E aveva ragione: è importante riconoscere l’oggetto della paura, comprendere ed accettare la nostra vulnerabilità. Perché è in quel momento che smetteremo di essere uomini e diventeremo eroi. Purtroppo però la società in cui viviamo adesso non facilita questo passaggio, in quanto la stessa economia che la supporta ha bisogno delle nostre debolezze per sopravvivere: pensa al volume di affari del mercato delle assicurazioni, delle sigarette, dell’alcol, delle bevande zuccherate, dei fast foods – prodotti e servizi che servono ad allontanare il rischio di qualcosa, a compensare voragini interiori, ad assecondare (o creare) dipendenze, a darci l’illusione della sicurezza, a contraffare il senso di una felicità stabile attraverso piccoli piaceri momentanei.

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Ne deriva che il nostro desiderio, che sia esso sincero o “artificiale”, ha il potere di cambiare tutto, di ristrutturare il mercato, la società, l’economia, la vita stessa, ed  è quindi essenziale comprenderne la natura, capire se la sua origine si trovi in un pensiero negativo o positivo. Una società fatta di individui che sono in contatto con la loro vera natura viene impostata sulla consacrazione del talento umano e sulla soddisfazione di desideri eterni, autentici. Mentre una società fatta di uomini inconsapevoli viene impostata sul denaro e sulla continua ricerca di felicità al di fuori di se stessi. Sembra quasi scontato affermare che al momento in cui scrivo il mondo in cui viviamo assomiglia più a quest’ultima che alla prima, ma è così: l’uomo medio moderno che lavora per la paga mensile ignora una verità essenziale alla sua evoluzione: avere uno scopo nella vita vale molto di più di tutto il denaro del mondo guadagnato facendo qualcosa che non si ama. 

Non c’è somma di denaro che possa valere più del tempo passato vivendo veramente. Il tempo impiegato a fare qualcosa che non ami non ha il valore positivo di quel che guadagni col tuo lavoro, ma ha il valore negativo di quello che perdi distraendoti dalla ricerca e apprendimento del tuo vero talento. Lavorare per il denaro ci porta sempre a negare noi stessi in un modo nell’altro, mentre il lavoro che si allinea con le tendenze naturali dell’individuo è quello che si ama così tanto che si farebbe anche senza essere pagati. Chiediti allora che senso avrebbe il denaro se tutti facessero quello che amano?

Se, per ipotesi, i servizi essenziali di vitto e alloggio fossero garantiti per tutti, e i nostri desideri fossero esauditi da persone che hanno il talento e l’amore per  gli stessi beni e servizi di cui abbiamo bisogno, il motore dell’economia diventerebbe la passione e, soprattutto, la gratitudine.

Non è poi tanto alieno come concetto: personalmente mi è capitato centinaia (se non migliaia) di volte di ricevere un favore e di sentire poi l’esigenza (e la voglia) di ricambiare, e viceversa. Per di più ci sono già nel mondo milioni di esempi di persone che lavorano per dare invece che per prendere:

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Wikipedia è un enciclopedia di livello mondiale i cui contributori condividono gratuitamente la loro sapienza; JBJ Soul Kitchen è un ristorante fondato dal cantante Jon Bon Jovi dove i clienti non pagano ma offrono volontariato o donazioni; Oxfam è un organizzazione di livello internazionale che offre servizi e beni gratuiti alle fasce di popolazione più deboli. Solamente per citarne alcuni.

L’uomo non trova la determinazione di agire solamente nel denaro. È arrivato il tempo di riconoscerlo. La compassione, la gratitudine, la voglia di sentirsi connessi, il rispetto per il prossimo, sono prerogative di tutti noi, fanno parte della nostra natura come la capacità di respirare sott’acqua fa parte dei pesci. Prestare attenzione a queste qualità ti darà la fiducia di avventurarti nel mondo per cercare il tuo scopo, ti renderà libero di perseguire quello che ti rende più felice, e di creare una dimensione dove “c’è sempre la possibilità che qualcosa di nuovo e meraviglioso possa accadere”(R. Fritz).

In questa prospettiva quelli che vincono nella vita non sono quelli che hanno più degli altri ma quelli che danno più degli altri. In passato mi sentivo spesso intimidito dalle persone con i soldi, le invidiavo, pensavo che avessero capito tutto mentre io non avevo capito niente. Adesso ho veramente capito. Ho capito che quelli che hanno successo a questo mondo sono quelli che si svegliano la mattina con il sorriso, quelli che lavorano per rendere migliori le vite degli altri, quelli che hanno scoperto qual è il dono della loro anima. Sono loro i veri ricchi, ed io voglio essere come loro, felice, sano, consapevole, e in pace con me stesso. Voglio creare per offrire il mio talento, per dare il mio contributo all’evoluzione della (mia) specie.

E tu cosa vuoi? Perché sei qui? Per fare soldi o per essere felice?

Le due cose potrebbero accadere contemporaneamente ma ti assicuro che l’una non è una conseguenza naturale dell’altra. Se scegli il denaro starai sicuramente comodo ma correrai il rischio di essere estremamente insoddisfatto. Se scegli di essere felice invece dovrai inoltrarti in territori inesplorati e fare cose che non hai mai fatto prima, sfidare la paura e il giudizio di te stesso e degli altri. Ti sentirai piccolo di fronte a quest’impresa monumentale di creare una vita originale dal nulla ma alla fine ne uscirai profumatamente ricompensato, con la saggezza, l’amore per te stesso e per la vita.

Non pensare alla sopravvivenza, non aver paura di restare senza un tetto o senza niente da mangiare. L’Universo è la madre cosmica di tutto il creato, te compreso, e quando decidi di inseguire la tua vera vocazione esso si adopererà per nutrirti, per darti un riparo dal freddo e per mandarti tutte le informazioni e persone necessarie a creare la realtà che desideri.

La vita è splendida, troppo bella per essere vissuta negli scarti di tempo libero. C’è così tanta meraviglia nel mondo, e basta solo aprire gli occhi e decidere di vederla per tornare a farne parte. Il segreto sta nel pensiero creativo, quel pensiero che crea l’incontro e l’esperienza inaspettata, che ci porta a comprendere la nostra storia individuale e collettiva, che ci dà la pace interiore e la consapevolezza del motivo per cui siamo nati.

Affidandoci ad un modo diverso di pensare, privo di fronzoli, capricci e falsi credi, non solo contribuiremo alla salvezza del mondo portando la pace anche al di fuori di noi stessi, ma scopriremo finalmente cosa vuol dire essere completamente e incondizionatamente felici.

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Vincenzo Marranca

Vincenzo Marranca è un musicista e blogger, creatore di dentrolatanadelconiglio.com Attualmente vive a Londra

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