Il Principio del Dare

Dai poco quando dai ciò che possiedi. È quando dai di te stesso che dai veramente. Perché che cosa sono le possessioni se non cose che tieni e conservi per paura di averne bisogno un domani?” – G.K.Gibran

Potrà sembrare contrario alla logica, ma l’abbondanza della vita non viene creata dall’accumulamento ma dalla rinuncia. Il modo migliore per avere non è quindi prendere ma dare, perché quando dai, il pensiero che sta dietro il tuo dare sarà un pensiero di abbondanza, e la vibrazione dell’abbondanza creerà una qualche forma di ricchezza; contrariamente, quando trattieni, il pensiero che sta dietro il tuo trattenere avrà la vibrazione della mancanza, e la vibrazione della mancanza creerà una qualche forma di scarsità.

L’atto del dare è una prerogativa di tutti, fa parte di noi sin dalla nascita. Dare di sé stessi è un attitudine, un riflesso, una conseguenza naturale dell’uomo che ha trovato il suo talento. L’individuo diventa ricco quando trova sé stesso, e la nazione prospera quando tutti gli individui danno il loro talento per il bene comune, quando il loro lavoro non è funzionale al loro interesse personale ma a quello degli altri. D’altronde questo è il principio su cui si fondano le società delle formiche, delle api o delle scimmie: la loro sopravvivenza e il loro successo dipendono dal loro livello di cooperazione: se la formica lavorasse per sé stessa, morirebbe.

Hai mai visto uno stormo di rondini in volo? Hai notato come si muovono all’unisono come se fossero una cosa sola? Le rondini, come le sardine o i cervi, sono connesse tra di loro. Quando decidono la traiettoria della migrazione votano, e il loro voto è fondato sull’interesse maggiore del gruppo, non su quello minore dei singoli. È disarmante notare come alcuni animali siano capaci di agire in modo completamente democratico, senza coercizione, e come la democrazia, non la legge del più forte, sia il vero pilastro dell’evoluzione. Siamo stati specialmente noi mammiferi ad aver utilizzato la forza della cooperazione per conquistare il mondo. Da soli, separati, ci saremmo indubbiamente persi.

Eppure l’uomo moderno crede sia possibile perseguire la sua felicità senza gli altri. La cultura del tempo gli insegna a pensare a sé stesso, e lui vive di quest’insegnamento, lavora per guadagnare, guadagna per comprare, compra per possedere, possiede perché pensa di non avere. Il bene diventa il depositario del suo valore, come il PIL diventa la prova del valore di una nazione. Dietro questo modello di vita ritroviamo lo stesso pensiero che sta alla base del modo di impostare l’educazione: l’uomo senza averi non vale, come l’uomo senza conoscenza non vale; il suo valore sarà proporzionato alla ricchezza materiale e astratta che egli riesce ad accumulare. Praticamente, siamo l’unica specie al mondo che ha bisogno di pagare per ottenere il diritto di esistere.

Nessun’altra specie deve provare la sua validità per godere dell’abbondanza della natura: essa è fatta di infinita ricchezza, in tutte le sue forme: di risorse, di energia, di amore, di vitalità. Questa ricchezza fa già parte di te, della tua essenza. Non hai bisogno della convalida del denaro o del mondo per esistere, non hai bisogno di essere il migliore, o di vincere, hai già vinto, quando sei nato. La competizione dell’uomo contro l’uomo non è necessaria, ma è un gioco a cui abbiamo deciso di prendere parte, un gioco inventato dall’uomo piccolo, impaurito.

Senza la paura che ha alimentato l’intervento umano sulla natura ci sarebbe disponibilità infinita di acqua potabile, aria pulita, frutti, pesci nel mare, boschi; oltre a questo, “le superfici coltivabili della terra potrebbero nutrire tutta la popolazione del globo […] [producendo] più di quanto sia necessario, desiderabile e sostenibile” (Jappe). Siamo stati noi a creare la scarsità quando abbiamo deciso di credere che la natura fosse una realtà da conquistare, alterando così il delicato equilibro sulla quale si basa la vita intera, il presupposto unico dell’infinita ricchezza del pianeta: niente in natura prende più di quanto ha bisogno per sopravvivere.

Tutto il creato è un continuo dare per creare vita, un continuo ricevere per supportarla. Ma il limite del ricevere sta nell’essenziale a sopravvivere: il leone non uccide tutte le gazzelle ma solamente una. L’orca non massacra tutti i leoni marini, ne prende uno.

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Se l’uomo rispettasse questo principio fondamentale la vita su questo pianeta diventerebbe un paradiso.

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere e prosperare è già completamente disponibile, gratuitamente, e in abbondanza. La competizione spietata tra gli uomini è alimentata dalla falsa fede nella scarsità di cibo, di posti di lavoro, di risorse naturali, di denaro, di amore, di spazio. In questa corsa l’uomo compete per sé stesso, il suo intento è il suo benessere personale. La sua vita è caratterizzata dal prendere più che dal dare. La tendenza eterna a trovare il suo talento soccombe alla necessità storica di dover sopravvivere in questa competizione forzata. Incitare l’uomo a lottare contro l’uomo equivale però a tentare di riprogrammare un animale erbivoro per trasformarlo in carnivoro, il risultato, come nel caso della mucca, sarà la pazzia.

Per questo motivo l’uomo isolato dalle sue possessioni a lungo andare diventa nevrotico, irrequieto, perennemente insoddisfatto. Il suo mal di viver o il suo senso di incompletezza, sono semplicemente dei sintomi di un comportamento innaturale, che non esisterebbero neanche se egli ritornasse al principio del dare di sé stesso.

Non ti sto consigliando di darti in pasto alle iene. Dare di sé stessi non vuol dire darsi fisicamente, ma dare il proprio genio, le proprie idee, per migliorare la vita di chi ci sta intorno. La soddisfazione che si prova in quest’azione, ti assicuro, varrà mille volte di più di quella che qualsiasi possessione potrà mai dare.

Allora dai, quello che hai dentro, se non sai ancora cos’è, trovalo, trova la tua essenza, il motivo per cui sei nato. La scoperta del tuo talento ti renderà grande, e la sua condivisione ti renderà felice, perché il talento è una cosa preziosa, e va regalato, non per niente si chiama “dono”.

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Vincenzo Marranca

Vincenzo Marranca è un musicista e blogger, creatore di dentrolatanadelconiglio.com Attualmente vive a Londra

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