L’illusione del nostro tempo

Stavo morendo dalla voglia di finire il liceo per iniziare l’università.
Poi stavo morendo dalla voglia di finire l’università per cominciare il lavoro.
Poi stavo morendo dalla voglia di sposarmi e avere figli.
Poi ho atteso che crescessero abbastanza per andare a scuola,
perché stavo morendo dalla voglia di tornare a lavoro.
Poi stavo morendo dalla voglia di arrivare in pensione.
Adesso sto morendo,
E improvvisamente mi rendo conto che ho dimenticato di vivere” – Anonimo

Per centinaia di anni si è creduto che la terra fosse piatta, e che fosse al centro del sistema solare.

Nel medioevo si credeva alle streghe.

Per decenni si è pensato che il fumo non avesse nessun effetto nocivo sulla salute.

Fino agli anni ottanta, quando venne finalmente accettata la teoria della Tettonica delle placche, si pensava che i continenti del pianeta fossero immobili.

Queste sono solamente alcune delle “verità” che, nel corso della storia, sono state supportate dalla scienza o da un vasto consenso popolare. Intere vite sono state costruite su, o altamente condizionate da, fatti che venivano considerati indiscutibili, ma che, col senno di poi, si possono solamente paragonare a delle storie, delle illusioni.

E se non avessimo ancora finito di illuderci? 

E se fossimo tutti prigionieri di un’altra storia? 

Al tempo di oggi si crede che la vita sia fatta di economia, lavoro, università, casa, mutuo, macchina, ferie. È un percorso a ostacoli, un video gioco a più livelli, una sfida a cui partecipa il mondo intero, ed il modo in cui l’affrontiamo finisce per definire quanto valiamo come esseri umani. Coloro che riescono a completare tutti i livelli vincono il premio, lo stipendio, il successo, l’ammirazione di tutti. L’importante è vincere, pensare a se stessi. Purché si avanza di carriera e si hanno soldi in banca non c’è nient’altro di cui preoccuparsi: la natura non conta, le altre specie del pianeta non contano, quelli che rimangono indietro non contano.

Verità o Chimera?

In molti sono arrivati a superare tutte le prove, in tanti ce l’hanno “fatta”, a laurearsi, ad avanzare nell’ambito del lavoro, a fare soldi, a diventare famosi. Eppure non è garantito che la felicità sia lì ad aspettarci quando passiamo la soglia. Come mai? Come mai si sentono storie di attori o cantanti distrutti dalle droghe? Di vite perfette inghiottite da divorzi? Di uomini di successo che annegano nella depressione? Puoi anche credere che siano eccezioni ma se veramente il denaro e il successo portassero la felicità, come mai questo non accade sempre? Non è proprio la certezza quasi matematica che sia l’abbondanza materiale il fattore determinante della gioia di vivere la ragione per cui miliardi di persone al mondo si alzano la mattina e vanno a fare qualcosa che, in molti casi, odiano?

Se ti dicessi che, con assoluta certezza, alla fine di uno straziante periodo di studio e lavoro “forzato” troverai la felicità forse lo faresti anche, perché ne varrebbe la pena. Ma se questa felicità non fosse garantita lo faresti comunque? Punteresti mai quello che hai di più prezioso al mondo, il tempo, su qualcosa che non ti dà l’assoluta certezza di avere la felicità in cambio? Probabilmente ci penseresti due volte. Perché non sei nato per lavorare, pagare tasse e morire, no,  non è questo il motivo per cui sei venuto al mondo. Sei venuto per amare ogni giorno della tua vita e lasciare un segno, non un testamento.

Come già detto la manifestazione di valore materiale esterno, che ci ammazziamo per rincorrere, non ha valore intrinseco. Siamo noi ad inventare il valore del denaro o dell’oro. La vera abbondanza è una riflessione esterna del nostro percepito valore interiore, una conseguenza naturale del percorso di auto-scoperta. I soldi sono degli accessori, dei semplici mezzi di sostentamento che servono a facilitare il vero cammino, quello che ci appartiene, quello del nostro talento naturale, della nostra chiamata.

Non pensare che il talento sia solamente il genio di alcuni musicisti o attori. Tutti hanno un talento, in quanto esso altro non è che la predisposizione di ogni anima umana alla gioia di condividere se stessa col mondo, nel modo che le è più naturale. Quando pensi che il talento sia un bene scarso, privilegio di pochi, crei attorno a te una dimensione che ne è priva, e ti precludi la possibilità di accedervi, fino a quando non decidi di cambiare il tuo pensiero a riguardo.

Non importa quale sia la natura esatta del tuo talento, che sia esso la musica, la cucina o la matematica, ciò che conta è la sua propensione, cioè creare, dar vita a qualcosa, come la ricetta di un sugo, un quadro, un sistema di catalogazione. L’entusiasmo e l’eccitazione che germogliano dall’atto di creare qualcosa di nuovo si trasformano poi nella voglia di condividere la creazione con gli altri. L’uomo incontra la gioia di vivere quando dà libero sfogo alla sua tendenza naturale del creare per dare, per servire, così come il bambino crea il disegno per esprimere il suo amore verso i genitori.

E se fosse questa la nuova storia su cui basare la nostra vita collettiva e individuale?

L’indipendenza creativa è la motivazione più grande per l’uomo, puro ossigeno per il suo Spirito. Fare lavori che non richiedono nessun livello di coinvolgimento emotivo, dove si ripetono le stesse mansioni giorno dopo giorno per trent’anni, induce l’anima nell’imbuto della routine, dove va poi a morire, a spegnersi.

Non si tratta di una versione dei fatti, o di una verità storica e parziale, che vale per alcuni ma non per altri, che vale oggi ma forse non domani. La verità sull’uomo è una, ed eterna: siamo fatti per condividere, non per trattenere. La felicità nasce dalla ricerca e scoperta del nostro talento naturale, e dall’utilizzo di questo talento per fare del bene, per alimentare la vita. Se osservi bene la natura, noterai che questo principio è alla base di tutto: il mare dà l’acqua alla nuvola che dà pioggia alla terra che dà minerali al seme che dà vita all’albero che produce frutti e ridà indietro ossigeno. Ogni singolo essere vivente fa la sua parte nel mantenere l’equilibrio armonico della vita, ogni essere ha uno scopo, dal più piccolo dei batteri ai più mastodontici sovrani dell’oceano.

Anche l’uomo fa parte di questo equilibrio, anche l’uomo ha una funzione nel mantenerlo, perché madre natura non ignora o dimentica; nella sua intelligenza divina essa è un continuo creare, un continuo bilanciare, un continuo dare… un continuo e infinito atto di amore.

Vincenzo Marranca

Vincenzo Marranca è un musicista e blogger, creatore di dentrolatanadelconiglio.com Attualmente vive a Londra

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