Terremoto e Castigo

“Questa è la nostra casa, si sta rovinando, e ciò danneggia tutti” – Papa Francesco

Cosa è l’uomo di fronte a un terremoto? Cosa è l’uomo di fronte a un uragano o a un alluvione? Pensa ad una formica, un essere così piccolo che può essere spazzato via da un tuo soffio. Pensa al formicaio adesso, un microcosmo di migliaia di formiche organizzato secondo leggi ben precise e formato grazie a estenuanti sforzi. Anch’esso può essere spazzato via da un niente, da un tuo calcio o dalla zappa di un contadino distratto.

Questo siamo noi di fronte alla natura, formiche, forse anche meno. Si può credere che la natura faccia semplicemente il suo corso e che l’uomo sia nient’altro che una casualità imprevista del suo agire. O si può credere che la natura si stia intenzionalmente ribellando alla nostra presenza come un corpo che si ribella a un virus. Qualunque cosa scegliamo di credere, siamo troppo piccoli perché le nostre opinioni abbiano un peso, eppure viviamo come se fossimo i soli a contare.
Ho sentito dire a un prete che il terremoto è arrivato come punizione per le unioni civili. Che ingenuità. Come se Dio non avesse nient’altro da fare che mettere zizzania tra le terre d’Italia, facendo pure crollare le chiese cristiane. Come se, poi, le unioni civili fossero solamente in Umbria. Ci saranno altre ragioni per cui la natura sta facendo i capricci. Tra queste, io ci metterei anche quella del castigo, ma non in senso cattolico. Nonostante infatti speculare su punizioni divine sia inconcludente e forse pericoloso, parlarne quantomeno ci permette di soffermarci su un concetto largamente ignorato dall’uomo moderno e al tempo stesso essenziale alla sua evoluzione: la responsabilità.

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Il fatto che siamo minuscoli di fronte alla potenza degli elementi non vuol dire che le azioni individuali e collettive, insieme all’uso della tecnologia, non possano avere conseguenze. La generale correlazione tra trivellazioni e terremoti, per esempio, è stata già scientificamente provata. Oltre a questo, lo stile di vita di miliardi di persone che consumano producendo milioni di tonnellate di spazzatura avrà anche innescato reazioni a catena potenzialmente letali per tutti. Cosa fare allora? Cosa può fare una formica di fronte alla grandezza dell’uomo? E l’uomo di fronte alla grandezza degli elementi?
La prima cosa è la consapevolezza, l’informazione. Bisogna realmente rendersi conto dell’estensione del danno che stanno facendo le compagnie che traggono profitto dalla distruzione del pianeta. Per citarne un paio, la Exxon o la Shell continuano a violare la terra in cerca di olio e gas, un atto che, per rimanere in tema biblico, potrebbe creare “grandi tribolazioni”:

“Un giorno vedrete colui che commette l’orribile sacrilegio: lo vedrete in quel luogo dove non dovrebbe mai entrare (chi legge cerchi di capire!). Allora quelli che saranno nel territorio di Giudea fuggano sui monti; chi si troverà sulla terrazza del tetto non scenda in casa a prendere qualcosa…” Marco 13 14-16

Sarà forse un caso che entrando nella terra, “quel luogo dove non (si) dovrebbe mai entrare”, si scatenino delle dinamiche che finiscono per saturare l’atmosfera con gas serra, aumentare la temperatura del pianeta, sciogliere i ghiacciai, potenzialmente innalzare il livello degli oceani e, eventualmente, costringere gli abitanti delle coste a “fuggire sui monti”. Sì sarà un caso. Di altri peccati più importanti, in senso religioso, e d’altronde, ne abbiamo commessi. A prescindere da cosa consideriamo peccato, però, compiamo tutti, e quotidianamente, delle azioni che, una dopo l’altra, giorno dopo giorno, anno dopo anno, contribuiscono a creare una sorta di reazione karmico-naturale che, come un boomerang, sta ritornando al mittente.
Queste azioni non sono intenzionali o fatte con cognizione di causa, ma sono indotte da “cause di forza maggiore”, in quanto agiamo spesso seguendo prestabilite abitudini sociali, e ignorandone le motivazioni. In molti ci limitiamo infatti a comprare e a mangiare quello che è disponibile ed economico, senza sapere che dietro tutto quello che acquistiamo ci sono solamente una manciata di enormi corporazioni che, per sostenere il loro esorbitante volume d’affari, non possono non agire in modo dannoso per il pianeta.

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L’uomo sa quello che sa. Non è possibile che egli debba preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni tutte le volte che va al supermercato, usa la macchina o accende il riscaldamento. Non sta a noi trovare soluzioni sostenibili e strutturali per tutti. Quello che però possiamo fare è aprire gli occhi ad una semplice verità: la cultura delle energie fossili e del consumismo sta uccidendo il pianeta e, con esso, noi stessi.

Passerà del tempo prima che ce ne renderemo veramente conto. Per chi, però, non avesse intenzione di aspettare la goccia che fa traboccare il vaso, ci sarebbero piccoli aggiustamenti che, se effettuati adesso da una moltitudine di persone, potrebbero aiutare a spargere una cultura diversa e, col tempo, a invertire il trend di indifferenza. Non si tratta di recitare ave maria o padre nostro, non si tratta di votare per un partito invece che un altro, ma si può trattare semplicemente di:

– allentare la dipendenza dal petrolio, preferendo la bici o il treno alla macchina, o affidandosi ad energie alternative e sostenibili.
– scegliere di acquistare prodotti locali invece che marche possedute da grandi multinazionali.
– prestare attenzione all’ammontare di spazzatura che produciamo, specialmente alla plastica.
– diminuire il nostro consumismo, evitando il non necessario.
– cambiare la propria dieta, basandola maggiormente su verdure e carni bianche.
mantenersi informati su cosa sta accadendo nel mondo (per esempio sulla protesta delle tribù indiane contro la costruzione dell’oleodotto in North Dakota, sugli effetti delle sementi geneticamente modificate della Monsanto sulla nostra salute, sulle conseguenze dell’uso industriale di olio di palma sulle foreste boreali).

Oltre a queste azioni si potrebbe poi unirsi a organizzazioni o movimenti di protesta in Italia e nel mondo, si potrebbero sostenere le non-profit che sono attive sul campo della protezione dell’ambiente, si potrebbero educare i prorpi figli sul valore del vivere secondo natura.

epa04411312 Protesters carry signs and banners while participating in the People's Climate March in New York, New York USA, 21 September 2014. The march was organised to demand world leaders take further measures to combat climate change and environmental issues. Crowds of people gathered around the globe to demand action against climate change ahead of a special UN summit, calling on world leaders to cease political posturing and commit to a concrete international plan. EPA/PETER FOLEY

È vero che siamo formiche a confronto con l’immensità del pianeta e della natura, ma ciò non significa che una formica non possa cambiare il corso degli eventi. La grandezza dell’uomo sta nella cooperazione. Quando poi alla cooperazione si unisce la consapevolezza e la determinazione di fare del bene si può dar vita all’impossibile.
Il terremoto non va visto come un atto casualmente tragico o come una punizione, ma come un promemoria. La natura ci sta esortando a vivere. Ci sta ricordando dell’importanza di quello che abbiamo e dell’inutilità di tutto il resto. Ci sta ricordando della fragilità di tutto quello per cui lavoriamo una vita intera, della fragilità del nostro formicaio fatto di chiese, negozi, macchine, uffici, centri commerciali. terremoto-in-centro-italia-le-immagini-di-amatrice-distrutta-15-1-1000x500

Tutto crolla quando la natura decide. Non c’è giorno festivo, non c’è orario d’ufficio, valore artistico o commerciale, non c’è impegno che tenga. Il nostro formicaio diventa un fantasma del passato, un ricordo, quando la natura ci ricorda di quanto siamo impotenti di fronte alla Sua forza. Se non la ascoltiamo prima o poi ci penserà lei a farci svegliare, a farci crescere. Io spero allora che, quando arriverà la sveglia del presagito alluvione, e ci ritroveremo col culo bagnato e un lago in salotto, arrivi un altro Noè, con una grande arca, a salvarci tutti.

Vincenzo Marranca

Vincenzo Marranca è un musicista e blogger, creatore di dentrolatanadelconiglio.com Attualmente vive a Londra

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