Sull’Amore

“L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso di isolamento e separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, tuttavia restano due” – E.Fromm

Non esiste nessun’altra parola al mondo che sia stata più fraintesa, distorta, maltrattata e mal utilizzata, della parola “amore”.

Quando si parla di amore si pensa immediatamente al più alto dei principi, al più nobile dei sentimenti. Si pensa all’amore romantico, all’innamoramento, lo scopo della vita. Si pensa a un ideale da inseguire, da rincorrere, per cui lottare. Si pensa al sacrificio di Romeo e Giulietta, al mito di Orfeo ed Euridice, alla storia di Jack e Rose.

In nome dell’amore si è sbizzarrita la poesia, la musica, la letteratura, il cinema, l’arte. In virtù di questo sentimento, considerato esclusivo, si sono fatte e si fanno promesse eterne, si gioisce, si festeggia, si soffre, si muore.

Se ne potrebbe parlare all’infinito, eppure non si farebbe altro che scalfirne il vero significato.

Esso è tutto ciò che crediamo essere, e tutto l’opposto.  Allo stesso tempo, e contrariamente a quanto si possa pensare, amare non è qualcosa che si riesce a fare automaticamente. È un talento, innato in ogni uomo, un “movimento” del corpo e dell’anima che deve essere sviluppato e interiorizzato.

Così come impariamo a camminare, a guidare o a leggere, l’amore richiede un certo livello di “istruzione”, un certo livello di pratica e consapevolezza. Richiede la volontà di comprenderlo, la volontà di distinguere ciò che è da ciò che non è.

E l’amore non è gelosia, non è possesso, non è dominio, non è dipendenza. L’amore non è attaccamento morboso, non è costrizione o abuso. L’amore non è manipolazione, non è impedimento alla libera espressione. L’amore non è inconsapevolezza o ignoranza, non è insensibilità ai bisogni altrui. L’amore non è gerarchia, non è politica, non è profitto, non è attaccamento al denaro. L’amore non è inquinamento emotivo o ambientale, non è tossico né problematico. L’amore non toglie né priva, non è indifferente né sospettoso. L’amore non è sfiducia negli altri, come non è fede irrazionale in un principio, in un gruppo o in una divinità vuota. L’amore non è abnegazione o impotenza. L’amore non può essere posto a condizioni,  non può essere limitato a una persona, alla famiglia, o a un comune interesse. L’amore non è esclusione, non è ingiustizia, né disparità. L’amore non è finanza, non è potere, non è sfruttamento, non è carità o cieco altruismo. L’amore non è un’isola dove si va a vivere escludendo ed escludendosi, non è una difesa contro il mondo o un pretesto per odiare il mondo. L’amore non è guerra, che sia questa fatta in nome del popolo, di Dio, dei figli o della pace. L’amore non è violenza o punizione, non è giudizio o preoccupazione.

Quando l’amore si manifesta sotto queste forme si maschera solamente la sua assenza, e si mente a se stessi facendolo: se non ho fiducia in te allora tenterò di controllarti, di dominarti, “per il tuo bene”; se non ho fiducia nella mia capacità di suscitare il tuo amore vorrò possederti e tenerti stretto, “perché ti amo”; se non credo che tu sia capace di amare ti combatterò e proverò ad annientarti, “perché amo la (mia) pace”. Si fa questo e altro in nome dell’amore, senza capire che dietro ogni azione umana vi è soltanto un lontano, leggero, impercettibile terrore di non essere amati.

L’amore vero non ha niente a che vedere con tutto ciò, non ha niente a che fare con la paura della sua mancanza. L’amore vero è una inclinazione, un “attività” del pensiero che si traduce in un profondo e incondizionato interesse per la persona amata, in un desiderare spassionatamente la sua evoluzione e il suo benessere, qualsiasi cosa ciò comporti. Quest’attività può essere definita come “vero amore” solamente nel momento in cui non si pongono limiti sostanziali alla sua espansione, quando si include, nella propria attività di amare, ogni essere umano, ogni essere vivente.

Si ama quando si impara a prestare attenzione ai bisogni di soddisfazione e gioia degli altri, quando si impara ad aver fede nelle loro potenzialità, nella loro naturale tendenza a diventare. Si ama, poi, quando si considera chiunque, anche il proprio figlio, come un essere indipendente da noi, come vita che segue un proprio percorso, una propria crescita. Si ama quando si desidera questa crescita, quando si lascia che avvenga a suo modo, con i suoi tempi. Si ama quando ci si perde nell’altro, quando si conosce il suo mondo interiore senza tentare di cambiarlo. Si ama quando ci si comprende. Si ama quando si fa una scelta fondamentale: la scelta di lasciar andare il proprio narcisismo, le proprie pretese di invulnerabilità e perfezione, le richieste infantili di attenzione e validazione.

La premessa indispensabile di questo amore, la condizione unica che dà validità e forza all’amore diretto all’infuori di noi, è l’amore che nasce e si propaga all’interno… l’amore per se stessi.

Spessissimo, nella nostra società, l’amore per se stessi viene confuso con l’egoismo, con il porre il proprio interesse d’innanzi a quello altrui. Questa errata concezione giustifica l’utilizzo del denaro e il perseguimento della ricchezza a tutti i costi, ci impedisce di notare la sofferenza dell’altro, dà legittimità all’ingordigia dei singoli e dei popoli, inibisce la tolleranza, crea separazione e solitudine.

Nella miope concezione di amor proprio non si vede l’altro, non si capisce come il vero amore per se stessi non può mai comportare nessuna diminuzione di benessere al di fuori di noi, non può arrecare nessun danno.

Amare se stessi vuol dire essere pieni di qualcosa che si vuole regalare al mondo, vuol dire avere a cuore la propria realizzazione. Amare se stessi vuol dire amare il proprio corpo, aspirare alla salute e alla prosperità dell’anima; vuol dire volersi bene e voler proteggere il proprio “bambino interiore”, ascoltare ed esaudire i suoi desideri.

Amare se stessi vuol dire imparare l’arte della compassione, perdonare i propri errori, accettare i propri difetti, evitare di pretendere troppo. Senza l’auto-compassione non esiste compassione per l’altro, e senza compassione per l’altro non c’è amore, non c’è connessione, non c’è pienezza né significato.

Tutto si svuota se non comprendo me stesso, tutto si svuota se non compatisco me stesso. Di contro, se vedo chi sono imparo a vedere l’altro per quello che è, divento uno con lui, capisco che la sua esperienza è la mia, che la sua gioia è la mia, che la sua sofferenza è la mia, uguale alla mia.

È in quel momento che capisco di non essere solo, che divento connesso. È in quel momento, infine, che cresco, passando dallo stato infantile del chiedere, a quello maturo del dare. Allora “grande e giusto è chi, amando se stesso, ama in egual modo il suo prossimo” (E.Tolle), grande e giusto è chi, amando se stesso, ama in egual modo il mondo intero.

 

Vincenzo Marranca

Vincenzo Marranca è un musicista e blogger, creatore di dentrolatanadelconiglio.com Attualmente vive a Londra

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