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“Molti di noi non si rendono conto che le notizie stanno alla mente come lo zucchero sta al corpo” R.Dobelli

Viviamo nell’era dell’abbondanza, di cibo, di forme di intrattenimento, di centri commerciali, di negozi online, di profili social, di hashtag e di like. Ma viviamo anche nell’era dell’informazione, dove qualsiasi avvenimento del mondo è alla portata di un click, dove lo schermo del telefono è un continuo scroll senza fine.

Se, come me, sei cresciuto in un periodo in cui i telefoni potevano a malapena mandare qualche messaggio, ti ricorderai che non è sempre stato così. Per avere le informazioni a quei tempi si aspettava il telegiornale delle 13 o si comprava il giornale in edicola. Tenersi informati veniva, e viene tutt’oggi considerato un dovere civico, un modo di partecipare alla vita del paese.

Ma qual’è lo scopo di tutta questa informazione? Ci aiuta sul serio a vivere meglio? Ci rende più felici? Ci permette di prendere decisioni più sensate?

Per almeno un paio di decenni ho associato il pranzo alla sigla del TG1 o del TG5, pensando quasi che i fusilli fossero meno buoni senza il sottofondo dei titoli di apertura. Ultimamente però ho iniziato a notare una cosa, a prestare più attenzione al fatto che le parole usate nei telegiornali sono, molto spesso, e in modo sproporzionato, negative.

Ho fatto così un piccolo esperimento, ho provato a isolare tutte le parole con un’accezione negativa dal resto del testo per vedere quanto frequentemente venissero pronunciate. Il risultato? In appena dieci minuti eccoti: strage, attentato, morti, tragedia, rapina, uccisa, incidente, arrestati, terrorismo, feriti, investito, omicidio, scomparso, violentata, alluvione, emergenza, incendio, dispersi, bomba, shock, prostituzione, schiavi.

Sentire parole come queste è l’equivalente di ingerire tossine. E se questa era soltanto la parte di cronaca di un singolo telegiornale, immagina quante parole tossiche la nostra mente ingerisce quotidianamente, dalle newsfeed di Facebook, dai quotidiani online, dalle radio, da Twitter, ecc.

La coltivazione della felicità richiede cura e attenzione. Così come prestiamo attenzione a quello che mangiamo per non fare male al corpo, dovremmo fare attenzione alle parole che ascoltiamo e che vediamo per non compromettere la serenità della mente.

Photo by Lesly Juarez

È dunque consigliabile, a mio avviso, limitare l’informazione che riceviamo dai media, e smettere di guardare completamente il telegiornale… per tre motivi:

#1  Distorce la realtà 

Sfruttando una nostra innata predisposizione a prestare attenzione al pericolo, i telegiornali presentano un’alta percentuale di notizie negative e una bassa percentuale di notizie positive. Ciò non vuol dire che nel mondo avvengono principalmente eventi tragici, ma che questi acquistano priorità su altri fatti. Attraverso lo schermo il mondo appare così come un luogo sostanzialmente violento, con la conseguenza che si vengono a creare, nella mente di chi guarda, preoccupazione e stress.

Photo by Victoria Heath

Inoltre, a causa di un effetto chiamato resonance, il telegiornale può creare stereotipi negativi e paure infondate nella vita di tutti i giorni: se il TG parla di un atto violento compiuto da un immigrato, mi sentirò meno sicuro quando per strada ne incontro uno; se sento parlare di un attentato in aeroporto avrò più paura di viaggiare. In questi casi la paura non sarà tanto reale quanto percepita, ed è probabile che la nostra stessa percezione del mondo venga alterata di conseguenza.

#2 Può creare dipendenza 

L’intento del telegiornale non è solo quello di informare ma è anche quello di fare audience. Senza spettatori non si lavorerebbe, allora cosa fare per tenere la gente attaccata al televisore? Si sensazionalizza tutto, si aggiunge musica alle immagini, si parla di problemi gravi facendoli sembrare imminenti, si raccontano gli avvenimenti come se fossero una storia di cui tutti volgiamo conoscere il finale. Le notizie diventano così una sorta di serie TV a puntate dove dobbiamo guardare il prossimo episodio per scoprire se hanno catturato il latitante o trovato le persone scomparse.

#3 Non serve

Ammettiamolo, è probabile che la consapevolezza di cosa succede nel mondo non ti renda più felice.

Quand’è stata l’ultima volta che un telegiornale ti abbia ispirato o aiutato a prendere una decisione importante? Quando ti sei sentito meglio guardandolo? Cambierebbe di molto la tua vita professionale o familiare senza?

Non c’è nessuna prova che guardare il TG ci renda più saggi, educati, intelligenti, comprensivi o dei cittadini migliori. Anzi, forse è proprio l’opposto.

Il web è pieno di testimonianze di persone che, dopo aver staccato la spina dell’informazione h24, hanno più tempo per leggere, riportano maggiori livelli di creatività e produttività, una più prolungata capacità di attenzione, un più elevato ottimismo.

Il telegiornale, come anche i social media, ha una funzione educativa perché indirizza il nostro pensiero sul mondo, plasma la nostra sensibilità. Secondo K. Popper “il punto centrale nel processo educativo non consiste soltanto nell’insegnare fatti, ma nell’insegnare quanto sia importante l’eliminazione della violenza”.

L’informazione ha dunque uno scopo se ci aiuta a diventare migliori, più pacifici, se ci aiuta a crescere, a condividere esperienze meravigliose e significative. Il mondo non ha bisogno di persone passive informate sui fatti, il mondo ha bisogno di persone attive con le conoscenze giuste per fare la differenza.