“Parliamo non soltanto per dire agli altri quello che pensiamo, ma per dire a noi stessi quello che pensiamo”

O. Sacks

Probabilmente ti sarà capitato di litigare con qualcuno. Ti sarà forse capitato di non essere d’accordo, o di pensar male. Magari il tuo partner, un genitore, un amico o un parente dice qualcosa e, nel giro di pochi minuti, senza capire come, ecco che inizi a ribollire dentro, a voler dirgliene quattro, fare qualche commento sarcastico o passivo-aggressivo, dire una frase tagliente, qualcosa che faccia sentire la persona in colpa, che la faccia vergognare, che le faccia chiedere scusa.

Quante volte ti è capitato? Ma soprattutto, ha mai funzionato?  Quante volte le tue reazioni impulsive hanno favorito la connessione e la comprensione reciproca?

Non so a te, ma a me non è mai capitato. Non mi è mai successo di risolvere un conflitto imponendo sull’altro il mio punto di vista, come non mi è mai successo di fare in modo che l’altro mi dia ragione semplicemente mostrando il merito delle mie idee.

Non è così che funziona.

Il merito non è tutto. Quello che vediamo o ascoltiamo è soggetto a reinterpretazione, viene distorto. Laviamo i panni delle parole e delle azioni degli altri nell’acqua del nostro passato e delle nostre esperienze, e crediamo spesso nell’oggettività delle nostre opinioni senza metterle in dubbio.

Per tale motivo è semplice al giorno d’oggi fraintendersi, non capirsi, insultarsi. Nonostante la miriade di modi di comunicare la tecnologia e la frenesia del mondo moderno ci impediscono di guardarci negli occhi, non ci danno il tempo di fermarci a contemplare, di dare il beneficio del dubbio, o semplicemente di ascoltare.

Che sia un atteggiamento ambiguo del proprio partner o un post pro-Salvini su Facebook, è facilissimo saltare a conclusioni, convincersi di aver inquadrato una persona o una situazione, permettersi di giudicare, respingere, cancellare. Dare adito al giudizio e alle emozioni negative sugli altri è senza dubbio la cosa più automatica e facile da fare.

Ma c’è un’alternativa?

Certo, c’è sempre un’alternativa, soprattutto per chiunque fosse realmente interessato a migliorare le proprie relazioni e la propria capacità di comprensione.

Partiamo allora da alcuni consigli pratici per farlo:

#1 Respira

Il primo passo per dare più profondità e valore alle azioni e alle parole. Il più semplice. Respira. Se ti trovi in una situazione che ti rende nervoso, dove le tue emozioni potrebbero prendere il meglio di te e farti dire cose di cui potresti pentirti aspetta, conta fino a dieci, fai un paio di respiri profondi, chiediti se vale la pena di dire quello che vorresti dire. Cedere alla tentazione di “dire la tua” è un po’ come cedere alle tentazioni del cibo: sì, nel momento potrà anche dare soddisfazione, ma spesso ti penti di quello che hai fatto il giorno dopo.

#2 Non criticare o giudicare

Una volta ricordato di respirare, tieni a mente una cosa fondamentale. Criticare non serve. Quando critichi qualcuno non farai altro che metterlo sulle difensive. Al di là della tua buona fede o della bontà dei tuoi commenti, se il tuo interlocutore si sente criticato o giudicato la sua reazione d’istinto non sarà di prestare attenzione a quello che dici ma di controbattere. Si viene così a creare una contrapposizione di idee e di intenti dove ogni parte proverà a sopraffare l’altro in una sorta di competizione. Con questi presupposti sarà impossibile o comunque molto difficile trovare un punto d’incontro in quanto non sarà tanto importante valutare i contenuti con obiettività e umiltà ma vincere a discapito dell’altro.

#3 Mostra gratitudine e apprezzamento

Se invece di partire con una critica trovi il modo di mostrare il tuo apprezzamento per la persona coinvolta, sarà molto più semplice disinnescare eventuali reazioni nervose. Nel momento in cui una persona si sente al sicuro, a proprio agio, è molto più disposta ad ascoltare il messaggio anche se questo contiene delle critiche. Diventa allora più semplice comprendersi, o persino trovare un modo di collaborare.

#4 Prova a comprendere l’altro prima di pretendere di essere compreso

Come già accennato, quando parliamo lo facciamo dal nostro punto di vista, e spesso parliamo più a noi stessi che agli altri. Se vuoi creare un rapporto di intimità e fiducia con qualcuno è allora essenziale mettere da parte il tuo pensiero per un secondo e metterti nei panni dell’altro. Ascolta, senza interrompere, senza rispondere, senza “ma”. Una volta entrato in uno spazio di empatia e fiducia ti renderai contro che c’è poco da criticare, c’è poco da arrabbiarsi, c’è poco da giudicare. L’altro non va cambiato, va compreso. Al posto di provare a convincere usando tecniche di persuasione o arrampicandoti sugli specchi, prova a chiedere scusa, prova a dire “ti capisco”, prova a mostrare la tua vulnerabilità e a rispettare quella dell’altra persona. E vedrai che tutto sarà più semplice.

☞ Per altri articoli dell’autore segui il suo blog