“Le aspettative sono la radice di tutte le angosce”
W. Shakespeare

Chiedere a chiunque di abbassare le proprie aspettative potrebbe sembrare una scelta pessimista, cinica o persino scellerata. Viviamo in un periodo storico in cui ci viene costantemente detto di “puntare in alto”, di “non smettere mai di sognare”, di “non accontentarsi”.

Eppure aspettarsi troppo dalla vita può portare a tanta (forse anche inutile) sofferenza.

Aspettative poco realistiche possono facilmente condurre a delusioni, soprattutto se ci si ostina a voler pensare positivo a prescindere. Nell’ottimismo fine a sé stesso, infatti, si nasconde il pericolo di rimanere ignari dei propri punti deboli, delle proprie responsabilità, negando così a sé stessi la possibilità di imparare dai propri errori.

Sia nel lavoro che nelle relazioni, è perciò importante che le aspettative vengano calibrate da una giusta consapevolezza su quello che si è in grado di fare, o dalla giusta conoscenza e dal rispetto degli altri. Questo non vuol dire che pretendere sia del tutto sbagliato, ma semplicemente che è più sensato imparare ad accettare quello che viene senza imporre falsi ideali su persone e situazioni.

Se aspetti che la vita metta in scena il film dei tuoi sogni e dei tuoi desideri esattamente nel modo in cui lo immagini, corri il rischio di perdere di vista ciò che di bello e utile la vita ti vuole regalare… un po’ come nella barzelletta dell’uomo che sta annegando:

Un uomo stava annegando quando una barca passò di lì e si offrì di aiutarlo.

“Prendi il salvagente” dissero dalla barca.

“No grazie” disse l’uomo. Dio mi salverà”

Dopo qualche minuto passo una nave e, di nuovo, venne lanciato un salvagente.

“Afferra il salvagente e ti tireremo su”

“No, grazie disse l’uomo, Dio mi salverà”

Quando l’uomo stava quasi per morire passò un’altra imbarcazione il cui equipaggio tentò anch’esso di salvare il pover uomo ma, anche quest’ultima volta, egli si rifiutò in attesa della mano divina che lo avrebbe salvato.

Dopo essere annegato l’uomo arrivò in paradiso e quando si trovò al cospetto di Dio gli chiese, “Dio perché non mi hai salvato?”

“Ci ho provato” Dio rispose, “ti ho mandato non una, non due, ma tre navi in tuo soccorso, e tu ti sei rifiutato”

Morale della favola, i modi in cui quello che vorremmo avere si manifesta sono innumerevoli e non sempre corrispondono a ciò che ci aspettiamo. Le persone, il destino e le esperienze stupiscono oltre i limiti dell’immaginazione quando lasciamo che tutto vada come deve andare, quando diciamo di sì al nuovo, all’inaspettato, quando la smettiamo di attendere, e di pretendere, che la vita risponda, e corrisponda, alle nostre aspettative.

Con poche (ma buone) aspettative c’è più spazio per le sorprese, c’è più spazio per la resilienza nei momenti più difficili, c’è più spazio per la comprensione. Se uno si aspetta poco dalla vita e dalle persone consente agli altri di essere come sono senza giudizio, e consente agli eventi di fare il loro corso senza imporre loro il proprio, a volte miope, disegno.

Le aspettative creano dunque una scissione tra quello che vorremmo vedere e quello che è, generando il rifiuto per tutto ciò che non è come vogliamo.

Ci si aspetta che la gente sia più ordinata, passionale, pacifica, intelligente; ci si aspetta che gli altri si comportino correttamente, che ci facciano sentire accolti e amati, che ci rispettino, che siano disponibili alle nostre richieste; ci si aspetta che il lavoro dia soddisfazioni, che paghi bene e faccia sentire utili; ci si aspetta che non piova il giorno degli esami o il giorno della festa; ci si aspetta che si arrivi a fare determinate esperienze entro una certa età, che si metta su famiglia entro i trenta e che si vada in pensione intorno ai 60; ci si aspetta che tutto vada liscio, che il matrimonio sia da sogno, la vacanza memorabile, la cena ottima e il personale cordiale; ci si aspetta che non ci siano malattie, incidenti di percorso, che la macchina funzioni sempre bene, che il cane faccia silenzio quando c’è bisogno di silenzio, che faccia la pipì a comando; ci si aspetta che le elezioni politiche vadano a favore del partito più giusto, che il buon senso venga universalmente riconosciuto; ci si aspetta che la scuola e l’università ci insegnino tutto quello che serve per fare successo nel mondo, che gli insegnanti si comportino sempre in modo equo ed imparziale; ci si aspetta che la casa non invecchi, che non abbia bisogno di manutenzione, che i vicini non facciano troppo rumore la sera; ci si aspetta che tutti abbiano lo stesso rispetto per le cose a cui teniamo noi, che condividano quei valori che consideriamo “normali”, che guidino alla giusta velocità, usino le frecce nel modo più appropriato, riciclino la plastica correttamente; ci si aspetta di essere ricompensati per gli sforzi, di essere riconosciuti adeguatamente per l’impegno… ma, purtroppo, o per fortuna, non sempre è così.

Più lunga è la lista di aspettative come queste e più aumenta la probabilità di rimanere delusi, indignati, affranti, frustrati, furiosi e arrabbiati col mondo. Più corta è la lista è più ci si può concentrare sulle cose che contano senza farsi distrarre dalla percepita negatività del mondo.

In definitiva, non è vero che senza aspettative ci si accontenta o si smorzano le speranze, non è vero che si smetterebbe di lavorare per creare un futuro più in linea con i desideri. Il segreto della felicità è continuare a lavorare per quello che si desidera mantenendo un atteggiamento aperto a tutto ciò che si presenta nel frattempo.

Abbassare le aspettative vuol dire consentire agli altri di sbagliare, di essere imperfetti, di essere stupidi, autolesionisti, avventati o irrispettosi; vuol dire avere pazienza, lasciare che momenti difficili, persone difficili, lavori brutti e noiosi, e tutte quelle situazioni che non rispecchiano un nostro ideale, ci insegnino qualcosa, ci preparino per il futuro, per il passo successivo, quello che condurrà ad un luogo dove le aspettative di oggi sbiadiscono a confronto con la bellezza di domani.