L’importanza di una relazione non si basa sulla quantità di tempo passato insieme, ma sulla solidità delle fondamenta che si sono costruite insieme.

Le incomprensioni e i litigi sono una parte normale di ogni relazione.

Anche nelle coppie più solide si litiga, ci si innervosisce, ci si lascia prendere dalla rabbia e si dicono cose che non si pensano.

Ciò accade perché un partner, a differenza di qualsiasi altra persona, è colui, o colei, da cui ci si aspetta di più, da cui si pretende di più, e che ha più probabilità di ritrovarsi coinvolto/a nelle nostre turbolenze emotive.

A un partner si dice tutto, ma può capitare che non si dicano proprio le cose più importanti, perché, possibilmente, si vuole essere compresi senza chiederlo o si ha paura della sua reazione.

Le liti diventano così un pretesto perfetto per ricalibrare le dinamiche interne della relazione, per dar sfogo a pensieri non verbalizzati e rafforzare le fondamenta del legame.

Per massimizzare l’efficacia del tempo passato a discutere e far sì che si arrivi ad una conclusione il prima possibile, è però utile tenere a mente che non sempre il motivo principale del litigio è quello più ovvio.

Una lite che si scatena per la mancata risposta a un messaggio o per un commento sarcastico, per esempio, potrebbe nascondere un’insoddisfazione di natura più ampia come la mancanza di attenzione o di fiducia nel proprio partner. 

Discutere sul merito del mancato messaggio o del commento fuori luogo potrebbe, allora, non portare a nulla, anzi, potrebbe far peggiorare la situazione.

Di contro, trovare le vere cause di queste piccole insoddisfazioni rende più semplice la comunicazione, e ci evita il duro lavoro di risolvere ogni singola incomprensione

Il motivo per cui entrare nel merito delle incomprensioni è opera così ardua è che ciascuno di noi ha una naturale tendenza a proteggersi e a non voler perdere.

Provando a giustificare costantemente le proprie azioni si arriva ad una sorta di metaforica lotta corpo a corpo dove il nostro interlocutore farà di tutto per non essere messo al tappeto, e viceversa.

Con un atteggiamento del genere, ovvero con un modus operandi basato sul sistema io-ho-ragione-tu-torto, è più difficile arrivare alla radice di multipli problemi e tantomeno alla loro soluzione.

L’alternativa è, per l’appunto, trattare i piccoli problemi come se fossero dei sintomi di un problema più grande, e dedicarsi all’identificazione di quest’ultimo.

In tal modo si riesce a dare una meta alla discussione, un obiettivo a cui puntare, insieme.

Una volta stabilita l’intenzione di voler discutere con cognizione di causa, basta seguire queste 3 semplici regole per affrontare al meglio la lite e diminuire l’impatto negativo delle ostilità che potrebbero emergere.

Prima regola:

    1.  NON ANDAR VIA

A prescindere dal motivo per cui si sta discutendo, a prescindere dalla gravità di quello che l’altra persona abbia potuto dire, non andar via, non sbattere la porta, o la portiera, non staccare il telefono.

Andar via nel bel mezzo di un’accesa discussione è il miglior modo per togliere potere all’altro, e ci dà l’illusione della vittoria quando, in realtà, non fa altro che far aumentare il risentimento.

Se ti sei agitato troppo o sei arrivata al punto in cui non riesci più a ragionare, dillo chiaramente, scusati e chiedi di fare una pausa per riassettare i pensieri.

Vedrai che se lasci passare del tempo tornerai alla discussione con più calma e con una prospettiva diversa.

      2.  RICORDATI DEL POSITIVO

Quando si è presi dalla frustrazione e non si riesce a vedere la luce alla fine del tunnel, è facile lasciarsi prendere dal pessimismo e vedere solo i tratti negativi dell’altra persona.

In questi casi lamentarsi è una sorta di droga che annebbia il cervello e ci fa voler continuare a criticare l’altro fino a quando questo non si arrende ed alza bandiera bianca.

Purtroppo, però, non è questa la reazione naturale di chi viene criticato.

Perché, di solito, più si punta il dito su una persona facendole notare gli aspetti negativi del suo carattere e più la persona perde fiducia in sé stessa e nella relazione.

Per questo ricordarsi di dire qualcosa di positivo come, “dopotutto ti amo” oppure “so che non è colpa tua”, ha il beneficio di abbassare i meccanismi di difesa del partner e iniettare una dose di speranza nella discussione.

Arriviamo così alla terza regola…

        3. NON RINFACCIARE

Come già detto, quando si entra nella modalità del io-ho-ragione-tu-torto si tende a voler portare l’altro alla resa, e per farlo si può arrivare ad usare determinate “armi”.

Queste armi possono essere gli errori passati del partner, i suoi difetti, i lati negativi del suo carattere, i suoi punti deboli.

La tecnica di rinfacciare liti passate o di giudicare il carattere dell’altra persona è attraente in certe situazioni perché aiuta a fare “punteggio”, a provare la propria superiorità, ma di rado aiuta la coppia in quanto:

  • denota mancanza di fiducia e la presenza di cattiva fede;
  • aggiunge carne al fuoco e distrae dall’obiettivo principale del litigio (rappacificazione); 
  • può creare risentimento e ferire il partner; 
  • può condurre a dei discorsi inutili e impossibili da risolvere, dei veri e propri vicoli cechi dai quali non si può uscire se non tornando indietro. 

In ogni lite il nemico principale della coppia è la mancanza di comunicazione provocata dall’incapacità di esprimere le proprie frustrazioni. 

Quando non siamo onesti con noi stessi e non diciamo le cose come stanno, ci lasciamo prendere più facilmente dalla rabbia e possiamo arrivare a dire o fare cose che ledono il nostro benessere e quello della persona che amiamo. 

La solidità di una relazione si costruisce attraverso la comprensione vicendevole dei bisogni di entrambi e attraverso la cooperazione per la loro soddisfazione.

Tutte le volte in cui si lascia una conversazione, o si evita di concentrarsi sul positivo, o si rinfacciano liti passate, si pensa non a cooperare ma a vincere facendo perdere.

In una coppia, invece, non può esserci chi vince e chi perde, perché se perde uno perdono tutti.

Non si può avere la proverbiale botte piena e la moglie ubriaca. 

Si può avere una moglie ubriaca (alias felice), solo se si è disposti a svuotare la propria botte di tanto in tanto, cioè a sacrificare le proprie ragioni e metterle da parte per lasciare spazio a quelle dell’altro. 

Grazie a questo piccolo atto di amore si evita che i litigi si trasformino in uno scontro distruttivo fatto di discussioni estenuanti e si fa in modo che diventino un momento di confronto costruttivo e di crescita per entrambi.