DNA: un sistema biologico ricetrasmittente

DNA: un sistema biologico ricetrasmittente

DNA RICETRASMITTENTE

Il DNA comunica e riceve informazioni dalla consapevolezza umana (conscia o inconscia che sia) tramite l’elettromagnetismo a larghissimo spettro, cosi come interagisce con il Campo energetico Universale. Il DNA ha quindi una natura elettromagnetica.
Non è importante ai fini dell’informazione solo la composizione della sequenza degli aminoacidi all’interno del DNA, ma anche l’attorcigliamento, la torsione delle sequenze delle varie frequenze.  Un po’ come un solenoide in miniatura, una bassissima corrente bioelettrica che attraversa una sequenza di materiale biochimico attorcigliato genera un minuscolo ma efficace campo elettromagnetico. L’attorcigliamento è variabile e questo determina una modulazione del campo elettromagnetico.
Il minuscoli campi elettromagnetici presenti nel DNA permettono il trasferimento dell’informazione, la modulazione della comunicazione all’interno del codice.
In base all’informazione ricevuta il codice “risponde”, agisce, trasmette, riceve e quindi può modificarsi, riprogrammarsi.
Forse ora finalmente iniziamo a comprendere l’importanza della necessità di un campo elettromagnetico di base e di uno specifico campo elettromagnetico nel nostro pianeta e nell’Universo, per permettere un sano funzionamento anche dei corpi Viventi.
Così come la gravità, l’elettromagnetismo è una forza assolutamente nota e abbondantemente utilizzata nella nostra realtà quotidiana, ma la sua natura è ancora fondamentalmente incompresa.
In realta’ l’elettromagnetismo e la “gravità” (le forze di attrazione-repulsione), sono forze INTERDIMENSIONALI che lavorano “trasversalmente” anche da e per le altre dimensioni, cioé “funzionano” come collegamento fra le varie dimensioni. Ecco l’importanza della presenza dell’elettromagnetismo che “lega” in un continuum, un codice presente in più dimensioni.
Occorre quindi tener presente che la CONSAPEVOLEZZA UMANA comunica attraverso e con la Matrice degli infiniti Universi e all’interno del proprio essere tramite l’elettromagnetismo a larghissimo spettro. Ecco perché non si puo’ mentire all’Universo.

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Siccome é ormai evidente che i sistemi viventi si basano su un sistema di comunicazione, il funzionamento del DNA non può essere visto soltanto come un magazzino di informazione genetica. Possiamo considerare il sistema dinamico DNA/RNA (Lo Rna e’ solo una ipotesi) come una Energia Informazione (EI) catalitica (Manzelli, 2009) in grado di trasmettere e ricevere segnali quantici biofisici  dall’Ego/IO verso e dalle proteine, atomi presenti nelle cellule viventi, così che il DNA può essere pensato come una “antenna” che trasmette informazione nonlocale, mediante “segnali quantistici dei geni e/o degli Atomi, Elettroni, ecc., per mezzo del Vuotoquantomeccanico“.

Il DNA ha delle caratteristiche nascoste alla medicina ufficiale: vedi: http://www.stazioneceleste.it/kryon/85K_2010.htm

Il DNA degli EUROPEI E’ MUTATO 4500 ANNI FA ?
Un nuovo studio pubblicato di recente sulla rivista Nature rende noto un enigma al quale gli scienziati genetisti non sanno dare ancora una spiegazione: i marcatori genetici della prima cultura paneuropea furono improvvisamente sostituiti (riprogrammati) circa 4500 anni fa.
La mutazione inspiegabile è stata rilevata grazie alle analisi condotte su alcuni scheletri recuperati in Germania e risalenti a circa 7500 anni fa, il cui DNA è stato utilizzato per ricostruire la prima storia genetica dettagliata delle popolazioni dell’Europa moderna.
Lo studio, condotto da un team internazionale di ricercatori del Centro per il DNA antico dell’Università di Adelaide in Australia (ACAD), da altri colleghi dell’Università di Mainz in Germania e dai componenti del Genographic Project della National Geographic Society, rivela una serie drammatica di eventi, tra cui grandi migrazioni provenienti dall’Europa occidentale e l’Eurasia, e segni di un’inspiegabile mutazione genetica verificatasi tra i 4 mila e i 5 mila anni fa.
I ricercatori hanno utilizzato il DNA estratto dalle ossa e dai denti prelevati da una serie di scheletri umani preistorici.
“Si tratta della prima storia genetica ad alta risoluzione delle popolazioni dell’Europa antica. E’ uno studio affascinante perchè è come osservare in ‘tempo reale’ i drammatici cambiamenti demografici che hanno avuto luogo nel vecchio continente”, spiega il dottor Wolfgang Haak dell’ACAD. “Siamo stati in grado di ricostruire più di 4 mila anni di preistoria, dai primi agricoltori, passando per la prima Età del Bronzo, fino ad arrivare ai tempi moderni”.
“Il nostro studio dimostra che i primi agricoltori dell’Europa centrale provengono da una migrazione partita dalla Turchia e dal Vicino Oriente, dove l’agricoltura ha avuto origine, per poi fermarsi in Germania 7500 anni fa”, dice Paul Brotherton, ricercatore presso l’ACAD e l’Università di Huddersfield, Inghilterra.
“Il fatto più curioso è che i marcatori genetici di questa prima cultura europea, che chiaramente aveva avuto molto successo, improvvisamente sono stati sostituiti circa 4500 anni fa, e non sappiamo il perchè”, ammette il professor Alan Cooper. “Qualcosa di importante deve essere successo e tutta la ricerca ora è orientata a capire cosa”.
Nonostante i recenti successi nel sequenziamento di porzioni di genoma nucleare ottenuti da campioni risalenti al Mesolitico e al Neolitico, il DNA mitocondriale (mtDNA) rimane il marcatore più studiato e meglio descritto nel campo della genetica delle popolazioni.
Le informazioni che si ricavano da questo tipo di DNA sono limitate dal fatto che si trasmette solo per via materna, ma i progressi nelle tecniche di analisi e la possibilità di analizzare un esteso numero di individui permettono insieme di ricostruire eventi passati di mutazione genetica con una notevole risoluzione temporale anche disponendo solo di mtDNA.
Questa nuova ricostruzione demografica, sottolinea l’autore, chiarisce molti aspetti della storia europea dell’uomo successiva all’ultima glaciazione, un periodo ricco di trasformazioni ancora non del tutto ricostruite e comprese nel dettaglio.
Tratto da: antikitera.net

Il DNA umano è un “Internet biologico” (WEB), superiore, sotto molti aspetti, a quello artificiale
Luglio 2012

La più recente ricerca scientifica russa spiega, direttamente o indirettamente, fenomeni quali la chiaroveggenza, l’intuizione, gli atti spontanei ed a distanza di cura, l’auto-guarigione, le tecniche di affermazione, la luce o aure insolite intorno alle persone (concretamente, dei maestri spirituali), l’influenza della mente sui modelli climatici e molto ancora. Inoltre, ci sono segni di un tipo di medicina completamente nuova nella quale il DNA può essere influenzato e riprogrammato dalle parole e dalle frequenza SENZA sezionare e rimpiazzare geni individuali.
Solo il 10% del nostro DNA viene utilizzato per costruire le proteine. Questo subcomplesso di DNA è quello che interessa i ricercatori occidentali che lo stanno esaminando e catalogando. L’altro 90% è considerato “DNA rottame”.
Tuttavia, i ricercatori russi, convinti che la natura non è stupida, hanno riunito linguisti e genetisti per intraprendere un’esplorazione di quel 90% di “DNA rottame”.
I loro risultati, scoperte e conclusioni sono semplicemente rivoluzionarie ! Secondo loro, il nostro DNA non solo è il responsabile della costruzione del nostro corpo, ma serve anche da magazzino di informazioni e per la comunicazione.
I linguisti russi hanno scoperto che il codice genetico, specialmente nell’apparentemente inutile 90%, segue le stesse regole di tutte le nostre lingue umane.
Per questo motivo, hanno confrontato le regole della sintassi (il modo in cui si mettono insieme le parole per formare frasi e proposizioni), la semantica (lo studio del significato delle parole) e le regole grammaticali di base.
Hanno scoperto che gli alcalini del nostro DNA seguono una grammatica regolare e hanno regole fisse come avviene nelle nostre lingue. Così le lingue umane non sono apparse per coincidenza, ma sono un riflesso del nostro DNA inerente.

Anche il biofisico e biologo molecolare russo Pjotr Garjajev e i suoi colleghi hanno esplorato il comportamento vibratorio del DNA. (Per essere breve, qui farò solo un riassunto. Per maggiori informazioni, per favore, andate all’appendice finale di questo articolo).
La linea finale è stata: “I cromosomi vivi funzionano come computer “solitonici/olografici” usando la radiazione laser del DNA endogeno”. Questo significa che hanno fatto in modo di modulare certi modelli di frequenza con un raggio laser e con questo hanno influenzato la frequenza del DNA e, in questo modo, l’informazione genetica stessa. Siccome la struttura base delle coppie alcaline del DNA e del linguaggio (come si è già spiegato) sono la stessa struttura, non si rende necessaria nessuna decodificazione del DNA. Uno semplicemente può usare parole e orazioni del linguaggio umano! Questo è stato anche provato sperimentalmente.
La sostanza del DNA vivente (in tessuto vivo, non in vitro), reagirà sempre ai raggi laser del linguaggio modulato e anche alle onde radio, se si utilizzano le frequenze appropriate. Infine questo spiega scientificamente perchè le affermazioni, l’educazione autogena, l’ipnosi e cose simili possono avere forti effetti sugli umani e i loro corpi. E’ del tutto normale e naturale che il nostro DNA reagisca al linguaggio. Mentre i ricercatori occidentali ritagliano geni individuali dei filamenti del DNA e li inseriscono in un altro posto, i russi hanno lavorato con entusiasmo con dispositivi che possono influenzare il metabolismo cellulare con le frequenze modulate di radio e di luce per riparare difetti genetici.

Per esempio il gruppo di ricercatori di Garjajeva ha avuto successo nel provare che con questo metodo si possono riparare i cromosomi danneggiati dai raggi X. Sono anche riusciti a catturare modelli di informazione di un DNA specifico e lo hanno trasmesso ad un altro, riprogrammando così le cellule su un altro genoma. In quel modo, hanno trasformato con successo, per esempio, embrioni di rana in embrioni di salamandra, semplicemente trasmettendo i modelli di informazione del DNA !
In quel modo, l’informazione completa è stata trasmessa senza nessuna delle disarmonie o effetti collaterali che si manifestano quando si fa l’ablazione e si reintroducono geni individuali del DNA! Questo rappresenta una rivoluzione e sensazione incredibili, che trasformerà il mondo! Tutto ciò applicando semplicemente la vibrazione e il linguaggio al posto dell’arcaico processo d’ablazione! Questo esperimento punta all’immenso potere della genetica delle onde, che ovviamente ha più influenza, sulla formazione degli organismi, che i processi biochimici delle sequenze alcaline.
I maestri esoterici e spirituali sanno da millenni che il nostro corpo si può programmare con il linguaggio, le parole e il pensiero.
Ora questo è stato provato e spiegato scientificamente. Certamente la frequenza deve essere quella corretta e a questo si deve il fatto che non tutti hanno lo stesso risultato o possano farlo sempre con la stessa forza. La persona deve lavorare con i processi interni e la maturità per poter stabilire una comunicazione cosciente con il DNA. I ricercatori russi lavorano con un metodo che non dipende da questi fattori, però funziona SEMPRE, sempre e quando venga usata la giusta frequenza.
Però, quanto più è sviluppata la coscienza individuale, meno c’è la necessità di qualsiasi tipo di dispositivo! Si possono ottenere quei risultati da se stessi e la scienza finalmente smetterà di ridere di tali idee e potrà spiegarne e confermarne i risultati. E non finisce qui. Gli scienziati russi hanno anche scoperto che il nostro DNA può causare modelli di perturbazione nel vuoto, producendo così “cunicoli” magnetizzati !

I “piccoli buchi” sono gli equivalenti microscopici di quelli chiamati ponti Einstein-Rosen nella vicinanza dei buchi neri (lasciati da stelle consumate).
Questi sono dei tunnel di connessione, fra aree completamente differenti dell’Universo, attraverso i quali si può trasmettere l’informazione fuori dallo spazio e dal tempo.
Il DNA attira quei frammenti di informazione e li passa alla nostra coscienza.
Questo processo di ipercomunicazione è più efficace in stato di rilassamento. Lo stress, le preoccupazioni e l’intelletto iperattivo impediscono il successo dell’ipercomunicazione o ne distorcono completamente l’informazione rendendola inutile.
In Natura, l’ipercomunicazione è stata applicata con successo da milioni di anni. Il flusso di vita strutturato in “organizzazioni stato” di insetti lo prova drammaticamente. L’uomo moderno lo conosce solo ad un livello molto più sottile come “intuizione”. Però anche noi possiamo recuperarne a pieno l’uso.
Un esempio in Natura. Quando un formica regina è lontana dalla sua colonia, la costruzione continua con fervore e in accordo con la pianificazione.
Tuttavia, se si uccide la regina, nella colonia tutto il lavoro si ferma. Nessuna formica sa cosa fare. Apparentemente, la regina invia i “piani di costruzione” anche da molto lontano per mezzo della coscienza gruppale dei suoi sudditi. Può stare lontana quanto vuole, fintanto che sia viva. Nell’uomo l’ipercomunicazione si attiva quando uno improvvisamente riesce ad avere accesso ad un’informazione che è fuori dalla propria base di conoscenze.
A quel punto questa ipercomunicazione viene sperimentata e catalogata come un’ispirazione o intuizione. Il compositore italiano Giuseppe Tartini, per esempio, una notte sognò che il diavolo si sedeva vicino al suo letto suonando il violino. La mattina seguente, Tartini potè trascrivere il brano a memoria con esattezza e lo chiamò la Sonata del Trillo del Diavolo.
Per anni, un infermiere di 42 anni sognò una situazione nella quale era connesso ad una specie di CD-ROM di conoscenza.
Gli veniva trasmessa conoscenza verificabile da tutti i campi immaginabili e alla mattina poteva ricordare. Era tale la valanga di informazioni che sembrava che di notte gli trasmettessero tutta una enciclopedia. La maggior parte delle informazioni era fuori dalla sua base di conoscenze personali e arrivava a dettagli tecnici di cui lui non sapeva assolutamente niente.
Quando avviene l’ipercomunicazione, si possono osservare fenomeni speciali nel DNA, così come nell’essere umano.
Gli scienziati russi hanno irradiato campioni di DNA con luce laser. Nello schermo si è formato un modello di onde tipico.
Quando hanno ritirato il campione di DNA, i modelli di onda non sono scomparsi, sono rimasti. Molti esperimenti di controllo hanno dimostrato che il modello proveniva ancora dal campione rimosso, il cui campo energetico apparentemente è rimasto di per se stesso. Questo effetto ora si denomina effetto del DNA fantasma.
Si presume che l’energia dello spazio esteriore e del tempo, dopo aver ritirato il DNA, fluisca ancora attraverso i “cunicoli”.
La maggior parte delle volte gli effetti secondari che si incontrano nell’ipercomunicazione, anche degli esseri umani, sono campi elettromagnetici inspiegabili nelle vicinanze della persona implicata. In presenza dei quali i dispositivi elettronici, come attrezzature per CD e altri simili, possono essere alterati e smettere di funzionare per ore.
Quando il campo elettromagnetico si dissolve lentamente, le attrezzature funzionano ancora normalmente. Molti curatori e psichici conoscono questo effetto dovuto al loro lavoro. Più si migliorano l’atmosfera e l’energia dell’ambiente più frustante è che in quel preciso istante l’attrezzatura di registrazione smette di funzionare e di registrare. Il riaccendere e spegnere dopo la sessione non ne ristabilisce ancora la funzionalità totale che però il giorno dopo ritorna alla normalità.
Chissà forse leggere ciò risulta tranquillizzante per molti, in quanto non ha niente a che vedere con l’essere tecnicamente incapaci, ma significa semplicemente che sono abili per l’ipercomunicazione.

ipercomunicazione

Gli scienziati russi hanno irradiato diversi campioni di DNA con dei raggi laser e su uno schermo si è formata una tipica trama di onde che, una volta rimosso il campione, rimaneva sullo schermo. Allo stesso modo si suppone che l’energia al di fuori dello spazio e del tempo continua a passare attraverso gli tunnel spaziali attivati anche dopo la rimozione del DNA.
Gli effetti collaterali più frequenti nell’ipercomunicazione sono dei campi magnetici vicini alle persone coinvolte.
Gli apparecchi elettronici possono subire delle interferenze e smettere di funzionare per ore. Quando il campo elettromagnetico si dissolve, l’apparecchio ricomincia a funzionare normalmente. Molti operatori spirituali conoscono bene questo effetto.
Grazyna Gosar and Franz Bludorf nel loro libro Vernetzte Intelligenz spiegano queste connessioni in modo chiaro e preciso.
Gli autori riportano anche alcune fonti secondo le quali gli uomini sarebbero stati come gli animali, collegati alla coscienza di gruppo, e quindi avrebbero agito come gruppo. Per sviluppare e vivere la propria individualità, tuttavia, avrebbero abbandonato e dimenticato quasi completamente l’ipercomunicazione.
Ora che la nostra coscienza individuale è abbastanza stabile, possiamo creare una nuova forma di coscienza di gruppo.
Così come usiamo Internet, il nostro DNA è in grado di immettere dati nella rete, scaricare informazioni e stabilire un contatto con altre persone connesse. In questo modo si possono spiegare i fenomeni quali telepatia o guarigioni a distanza.
Senza un’individualità distinta la coscienza collettiva non può essere usata per un periodo prolungato, altrimenti si ritornerebbe a uno stato primitivo di istinti primordiali. L’ipercomunicazione nel nuovo millennio significa una cosa ben diversa.
I ricercatori pensano che, se gli uomini con piena individualità formassero una coscienza collettiva, avrebbero la capacità di creare, cambiare e plasmare le cose sulla terra, come fossero Dio ! E l’umanità si sta avvicinando a questo nuovo tipo di coscienza collettiva.
Il tempo atmosferico è piuttosto difficile da influenzare da un solo individuo, ma l’impresa potrebbe riuscire dalla coscienza di gruppo (niente di nuovo per alcune tribù indigene). Il tempo viene fortemente influenzato dalla frequenza risonante della terra (frequenza di Schumann). Ma queste stesse frequenze vengono prodotte anche nel nostro cervello, e quando molte persone si sincronizzano su di esse, o quando alcuni individui (p. e. maestri spirituali) concentrano i loro pensieri come un laser, non sorprende affatto che possano influenzare il tempo. Una civiltà moderna che sviluppa questo tipo di coscienza non avrebbe più problemi né d’inquinamento ambientale, né di risorse energetiche; usando il potere della coscienza collettiva potrebbe controllare automaticamente e in modo naturale l’energia del pianeta.
Se un numero abbastanza elevato di individui si unisse con uno scopo più elevato, come la meditazione per la pace, si dissolverebbe anche la violenza.

Il DNA sembra essere anche un superconduttore organico in grado di lavorare a una temperatura corporea normale. I conduttori artificiali invece richiedono per il loro funzionamento delle temperature estremamente basse (tra -200 e -140°C). Inoltre, tutti i superconduttori possono immagazzinare luce, quindi informazioni.
Anche questo dimostra che il DNA sia è grado di farlo.

Vi è un altro fenomeno legato al DNA e ai tunnel spaziali. Normalmente questi minuscoli tunnel sono altamente instabili e durano soltanto una frazione di secondo. In certe condizioni però si possono creare dei tunnel stabili in grado di formare delle sfere luminose. In alcune regioni della Russia ed in altre nazioni del  mondo, queste sfere appaiono molto spesso. In queste zone le sfere a volte s’innalzano dalla terra verso il cielo,  ed i ricercatori hanno scoperto che possono essere guidati dal pensiero. Le sfere emettono onde a bassa frequenza che vengono anche prodotte dal nostro cervello, quindi sono in grado di reagire ai nostri pensieri.
Queste sfere di luce hanno una carica energetica molto elevata e sono in grado di causare delle mutazioni genetiche. Anche molti operatori spirituali producono queste sfere o colonne di luce, quando si trovano in uno stato di profonda meditazione o durante un lavoro energetico. In alcuni progetti per la guarigione della terra queste sfere vengono catturate anche nelle foto.

In passato di fronte a questi fenomeni luminosi si credeva che apparissero degli angeli. In ogni caso, pur mancando le prove scientifiche, ora sappiamo che persone con queste esperienze non soffrivano affatto di allucinazioni. Abbiamo fatto un grande passo in avanti nella comprensione della nostra realtà.
Anche la scienza “ufficiale” conosce le anomalie della terra che contribuiscono alla formazione dei fenomeni luminosi. Queste anomalie sono state trovate di recente anche a Rocca di Papa, a sud di Roma.
L’articolo intero (in inglese) si può trovare sulla pagina www.fosar-bludorf.com (Kontext – Forum for Border Science). Su questa pagina è anche possibile contattare gli autori.
Nel suo libro “Vernetzte Intelligenz” (Networked Intelligence: Intelligenza trasmessa dalla rete), Grazyna Gosar e Franz Bludorf spiegano queste connessioni chiaramente e precisamente. Gli autori citano anche fonti supponendo che in tempi primitivi l’Umanità, come gli animali, è stata fortemente connessa alla coscienza gruppale e agiva come gruppo.
Tuttavia, per sviluppare e sperimentare l’individualità, noi umani abbiamo dovuto dimenticare l’ipercomunicazione quasi completamente.
Ora che siamo abbastanza stabili nella nostra coscienza individuale, possiamo creare una nuova forma di coscienza gruppale, concretamente una, quella in cui abbiamo accesso a tutte le informazioni per mezzo del nostro DNA senza essere forzati o controllati a distanza rispetto a quello che dobbiamo fare con quell’informazione.
Tratto da: informarexresistere.fr

Altri particolari sulla “Wavegenetic” o Genetica ondulatoria – 28 Set. 2013
Peter Piotr Gariaev, è famoso per la scoperta del cosiddetto “effetto fantasma del DNA”, lavora con un team di genetisti e linguisti a Mosca e in Canada, ed è uno dei fondatori della Genetica Ondulatoria.

La ricerca e’ portata avanti sin dai primi anni ’90 dall’équipe russa guidata dal Prof. Piotr Petrovic Gariaev, biofisico e biologo molecolare, membro dell’Accademia delle Scienze Russa e dell’Accademia delle Scienze di New York.
Di tale gruppo fanno parte biologi, genetisti, embriologisti e linguisti (!). Il primo aspetto interessante è la tipologia di DNA su cui si è concentrata. È di dominio pubblico che il DNA sia al centro dei meccanismi di produzione delle proteine costituenti i “mattoni” degli organismi viventi, nonché “vettore” delle informazioni specifiche per tale produzione, quelle derivanti dalla specie e dalla familiarità.
In tali funzioni è però coinvolto solo il 10% della totalità di DNA. Il restante 90% è considerato “junk”, spazzatura, cosa che può lasciare francamente perplessi (*). Su tale “spazzatura” si sono indirizzate le indagini del gruppo russo.

Prima di tutto vorremmo risalire alle esperienze fatte dal biofisico tedesco Fritz Albert Popp sul fenomeno dei biofotoni.
Si è constatato che ogni organismo vivente emette una debole radiazione luminosa, visibile in camera oscura e solo se opportunamente rinforzata.
Questa radiazione si è scoperto essere sempre più forte all’inizio dell’esperimento, dopodiché, in un breve periodo, decade fino a raggiungere un livello stabile di emittanza, più basso (*). Si è dunque supposta la capacità, da parte dell’organismo, di immagazzinare luce, ma in che modo?

(*) L’emittanza [radiant emittance] è la capacità di un corpo di emettere energia per ogni suo cm2 di superficie; è cioè il flusso radiante generato da ogni cm2 e si misura in Watt/cm2 (cfr. http://pwhux.tin.it/apexrol/energiar.htm).

La caratteristica forma a doppia elica allungata della macromolecola di DNA lo renderebbe un’ottima antenna per la ricetrasmissione di onde elettromagnetiche.
In effetti, dagli esperimenti compiuti dai russi, il DNA, sottoposto a radiazioni elettromagnetiche, si comporta come quello che in fisica è definito “oscillatore armonico”. La misura dell’efficienza di tali dispositivi è detta “qualità di risonanza”, ed è tanto maggiore quanto minore è la perdita di energia, espressa appunto con le oscillazioni, nel tempo dopo averla ricevuta (*). Il DNA risulterebbe essere, in questo, di gran lunga superiore agli oscillatori realizzati in laboratorio. In tal senso il DNA si comporterebbe come un superconduttore (**), ma alle normali temperature corporee.
Tale comportamento si esplica anche nei confronti di quel particolare insieme di onde elettromagnetiche che noi chiamiamo “luce”. Nello specifico, la frequenza di oscillazione del DNA è di 150 MHz più tutte le sue armoniche, tra cui rientra anche la luce visibile.
(*) Un grossolano esempio di oscillatore può essere un semplice pendolo. Dopo aver ricevuto l’impulso energetico della spinta si mette in movimento. Quanto più a lungo si mantiene in movimento tanto più alta si può definire la sua efficienza, o “qualità di risonanza”.
(**) Superconduttori sono quei materiali che, a temperature prossime allo 0 assoluto (-273°C), sono in grado di condurre energia con dissipazione pressoché nulla.

Riassumendo, la molecola di DNA, investita di radiazioni elettromagnetiche di opportuna frequenza è in grado di:
– condurle con la minima dispersione e
– come oscillatore, di continuare ad emettere energia per lungo tempo dopo averla ricevuta.

Il secondo punto importante coinvolge i linguisti presenti nel team di Gariaev. Individuate le basi semantico-sintattico-grammaticali fondamentali comuni a tutti i linguaggi umani, compresi quelli artificiali (es. quelli informatici), le hanno confrontate con le regole di codifica del codice genetico, e hanno riscontrato delle impressionanti somiglianze.

Il terzo punto che ci preme sottolineare è il tipo di risposta vibrazionale che fornisce il DNA sottoposto a radiazioni.
È stata infatti individuata una vibrazione in uscita di tipo solitonico. Il solitone è una particolare forma d’onda individuata già nel XIX° secolo ma, data la sua complicata non linearità, è stata descritta solo grazie al computer. La sua principale caratteristica è la grande persistenza nel tempo e nello spazio, che la rende un ottimo vettore di informazioni.

Dalla somma di questi dati si può giungere ad un’immagine piuttosto nuova del DNA. Se fino ad ora questa molecola era stata vista come uno scambiatore di informazioni di tipo esclusivamente biochimico, e, conseguentemente, trattato come tale, ad esempio in campo biomedico, queste ricerche lasciano intravedere la possibilità di interagire con il DNA in altri modi (*).

(*) Anche i trattamenti radioterapici, che pure utilizzano impulsi elettromagnetici, possono essere considerati chimici, in quanto puntano alla distruzione delle cellule tumorali tramite la degradazione dei legami chimici molecolari. La cancerogenicità di certe radiazioni è stata fin qui attribuita alla loro influenza sugli stessi legami.

Il principale “mezzo di comunicazione” messo a punto dai ricercatori russi è uno speciale apparecchio laser denominato PLR (polarization laser radiowave).
Senza voler entrare in dettagli tecnici peraltro a noi poco familiari, la caratteristica principale di questo strumento è la capacità di polarizzare, tramite specchi laser, una ben determinata frequenza laser (632.8 nm), trasformandola in onde radio.
Da questa serie di esperimenti è risultato che:
1) materiale cromosomico (*), sottoposto a PLR è in grado di immagazzinare e interpretare i messaggi trasportati dalle onde radio.
*) Il cromosoma è il costituente del nucleo cellulare, ed è composto di DNA.
2) tale materiale è in grado esso stesso di riprodurre questo processo, in quanto emittente fotoni e polarizzante gli stessi in onde radio, adoperando i cristalli liquidi di cromatina come specchi laser.
Tramite PLR si è verificata sperimentalmente la possibilità di “rivitalizzare” la capacità germinativa di semi colpiti da radiazioni a Chernobyl. Altri esperimenti, condotti con apparecchiature simili da altre équipe, avevano prodotto modificazioni transgeniche in embrioni di gallina introducendo caratteri genetici di anatra.

L’altra sorprendente conclusione a cui sono giunti gli scienziati russi è che tali segnali-onda si propagano nello spazio-tempo in modalità di tipo nonlocale-quantico, secondo l’effetto Einstein-Podolsky-Rosen (EPR) (*).
(*) Tentiamo di descrivere sommariamente uno dei più affascinanti dilemmi della fisica. I tre grandi scienziati sopra citati avevano tentato, con il paradosso EPR, di confutare le basi della Meccanica Quantistica (MQ), la quale sostiene che in un sistema fisico di tipo quantico non sia possibile misurare contemporaneamente tutte la variabili, perché la misurazione di una di esse, ad esempio la posizione di una particella subatomica, ne influenza automaticamente un’altra, ad esempio il momento (principio di indeterminazione di Heisenberg). Nell’esperimento paradossale si supponeva di scindere il sistema S in due sottosistemi S1 e S2.
Secondo la MQ, dal momento che le grandezze misurabili nel sistema originale non possono variare nei due sottosistemi, e dal momento che ci sono “accoppiamenti” di variabili influenzantisi reciprocamente, la misurazione di una di queste in S1 doveva avere una risposta nella variabile accoppiata in S2.
Questo non poteva essere, secondo i tre, perché avrebbe violato il principio di causa-effetto, in assenza evidente di connessione spaziale tra i due sottosistemi.
Ora, sperimentalmente si è verificato che questo paradosso in realtà si realizza (naturalmente le interpretazioni variano, a seconda dei punti di vista delle diverse scuole). Ad ogni modo, sulla base di quello che oggi viene chiamato effetto EPR, si sono effettuati con successo esperimenti di teletrasporto, sia di particelle subatomiche come fotoni (presso l’Istituto di Fisica Sperimentale di Vienna da Anton Zeiliger), sia, e questo ci interessa più da vicino, di luce laser quantizzata, presso la Australian National University.
Per dettagli: Bollettino della Comunità Scientifica in Australasia, settembre 2002.

Quest’ultimo punto è di rivoluzionaria importanza. Permette infatti di ipotizzare che il materiale genetico di un organismo vivente formi un ologramma (*), in cui ogni unità cromosomica funge da biochip, che emette e riceve simultaneamente tutto l’insieme di informazioni riguardanti l’esistenza nello spazio e nel tempo di quell’organismo, organizzandole in un “testo”, scritto con lettere corrispondenti alle basi nucleotidiche (**). Questo “testo” è, naturalmente, dinamico: essendo formato da un flusso di informazioni variabili, esogene ed endogene, deve continuamente correlarle tra loro al fine di garantire l’adattabilità e, in ultimo, la sopravvivenza dell’individuo.

(*) Ologramma: sistema di memorizzazione fotografica in 3D. Vi sono due caratteristiche particolarmente interessanti: una lastra olografica conserva il suo contenuto informativo in ogni sua parte, ovvero spezzando in più parti la lastra è possibile ottenere la stessa immagine tridimensionale con una diminuzione del dettaglio. Altra caratteristica è la possibilità di memorizzare sulla stessa lastra più ologrammi orientando diversamente il raggio laser. Queste caratteristiche sono attualmente allo studio per la creazione di supporti per la memorizzazione di massa. (Tratto da Wikipedia.org)
Nel nostro caso, visto che l’immagine varia nella dimensione temporale, si considera un ologramma in 4D.

(**) Adenina, guanina, citosina e timina per il DNA. Nell’RNA quest’ultima è sostituita dall’uracile. La sequenza di un gene è descritta da triplette di queste basi chiamate “codoni”. Ad ogni codone corrisponde un amminoacido, l’unità fondamentale della proteina. Questo per quanto riguarda la proteinosintesi ma, come abbiamo già fatto notare, la molecola di DNA si allunga ben oltre…

Questo è lapalissiano, se vogliamo, ma uno dei quesiti della biologia è legato al tipo di vettore utilizzato da queste informazioni.
Ci sono dei dubbi sul fatto che i normali messaggi di tipo elettrochimico che viaggiano sul sistema nervoso siano in grado di assicurare da soli l’efficienza e la velocità nello scambio di una enorme mole di informazioni complesse come quelle dei biosistemi superiori.
In più, questa memoria olografica darebbe ragione di altre perplessità, sorte più o meno recentemente in aree “non allineate” del mondo scientifico, sui processi evolutivi. La classica visione darwiniana, basata sulla completa casualità della selezione naturale, non spiega a fondo come:
1 – si sia potuto giungere alla attuale grande varietà e complessità di forme viventi sulla base delle sole mutazioni genetiche casuali (infatti la biologia insegna che la riproduzione da parte dei geni tende ad essere il più fedele possibile, e a ridurre al minimo le mutazioni; altri eventi accidentali, causanti mutazioni, non possono essere per definizione considerati sufficientemente frequenti);
2 – come tali mutazioni possano essere andate con tale frequenza nella giusta direzione evolutiva;
3 – come possano averlo fatto in tempi relativamente brevi (*).

(*) Tutti dovrebbero conoscere il famoso cubo di Rubik, un puzzle tridimensionale in cui ogni faccia è composta di 9 cubi più piccoli. Scopo del gioco è allineare i cubi più piccoli in modo che ogni faccia abbia lo stesso colore. Il matematico Frank Hoyle ha ipotizzato che un uomo cieco, per risolvere il puzzle, avrebbe bisogno di 5*10^14 giri. Ipotizzando un giro al secondo sarebbero necessari 126 miliardi di anni , un lasso di tempo superiore all’esistenza dell’universo. Se si aiutasse il cieco con dei sì o no, se la caverebbe con 120 giri, un paio di minuti.
Teniamo presente che si tratta di allineare soltanto 64 cubi, non 3. 1 miliardi di nucleotidi come nelle stringhe di DNA.
Secondo l’evoluzionismo corrente, la selezione si sarebbe mossa come il cieco…

L’idea di una “quasi coscienza”, che potremmo definire di tipo informatico, in grado di dirigere le variazioni genetiche sulla base delle variazioni ambientali (un “testo” che varia in base al “contesto”), potrebbe dare una risposta a questi interrogativi. Non si vuole, ovviamente, rigettare l’idea di selezione naturale, ma ipotizzarne una forma “auto-guidata”.

Infine, e non vogliamo spingerci oltre, si aprirebbe una prospettiva del tutto nuova nello studio del rapporto tra soma e psiche.
Sarebbe lecito considerare quest’ultima come “elaboratore informatico” che, oltre a ricevere e processare gli stimoli provenienti dall’esterno dell’individuo, ne ricava anche il “testo” della sua esistenza organica, oltre che psicologica? Si potrebbe, in altre parole, configurarla come l’ologramma di cui abbiamo prima parlato ?

Non passa giorno, si può dire, senza che i canali di divulgazione scientifica proclamino la scoperta di questo o quel gene, o proteina, o ormone, che sta all’origine di un dato sentimento. Sinceramente, questa ci sembra che sia disinformazione (*).
Su cosa sta all’origine di cosa, ne siamo fermamente convinti, la scienza è ben lungi dall’aver dato una risposta definitiva.
Non dimentichiamo mai che alla base dei principi universali della termodinamica c’è l’assunto che qualunque sistema tende sempre ad uno stato di equilibrio al livello energetico più basso possibile.
Non dimentichiamo, inoltre che l’entropia, cioè il disordine, universale, tende costantemente all’infinito, e solo a prezzo di un dispendio energetico è possibile creare e mantenere, e per un periodo limitato, un sistema ordinato. La vita, anche nelle sue forme più elementari, può in tal senso considerarsi un’autentica eresia (**). Figuriamoci nelle sue forme più avanzate.

(*) Anche se non sapremmo sempre dire con esattezza se debba essere imputata al giornalismo o alla fonte scientifica…o a tutt’e due.

(**) O un miracolo. Dipende da che faccia della medaglia si vuole guardare…

Lo “sforzo” che un organismo deve fare per sintetizzare una molecola al solo fine di generare un sentimento o un’emozione ci parrebbe ingiustificato, considerando che altre forme di vita piuttosto evolute anche socialmente, pensiamo a certi insetti, dei sentimenti fanno benissimo a meno (per quel che ne sappiamo…).
Un modello come quello olografico appena presentato potrebbe forse dare ragione della complessità del sistema neuro-psico-fisiologico umano, interpretandolo come un continuum olistico in cui ogni parte è profondamente interrelazionata con tutte le altre.

A conclusione di questo rapido e certamente impreciso excursus ci preme, per amore dell’equilibrio e della logica, sottolineare che gran parte delle fonti a cui abbiamo attinto sono di “seconda mano”. Abbiamo rintracciato alcuni articoli scritti direttamente da Gariaev e dal suo gruppo, corredati da una nutrita bibliografia, che però sono molto specialistici. Per una nostra predilezione abbiamo cercato di trarre il massimo degli spunti da questi ultimi, nei limiti delle nostre possibilità di comprensione. Questo perché gran parte degli altri articoli reperiti recava un impronta new age e semplicisticamente divulgativa da cui abbiamo preferito discostarci (*).

(*) Cfr. per es. Grazyna Fosar e Franz Bludorf, Vernetzte Intelligenz, 2001, opera presentata sul sito www.fosar-bludorf.com, nonché un loro articolo del 2004 ridotto in  italiano all’indirizzo http://www.dentrolanotizia.com/n/283.php [10/6/2011: link non più attivo].
Gli autori sono del tutto inattendibili, citano persino i famigerati «archivi segreti del Vaticano»!

PUBMED, uno dei più grandi archivi di pubblicazioni medico-scientifiche, non reca traccia di queste ricerche, come abbiamo potuto constatare personalmente.

Molto interessante è una lettera aperta dello stesso Gariaev, datata luglio 2005, in cui oltre a esporre per sommi capi le sue teorie, fa cenno a difficoltà nel reperire fondi per continuare i suoi studi e denuncia un certo oscurantismo nei suoi confronti da parte della comunità scientifica. Il sito da cui la si può scaricare è:
http://www.powertoshare.com/forums/practicalspirituality/posts/2041.html.

Altre fonti:
http://www.sisbq.org/genomicaondulatoria.html
http://eng.wavegenetic.ru/index.php?option=com_content&task=view&id=2&Itemid=1
http://www.awakeandempoweredexpo.com/blog/russia-love-dr-peter-gariaev-linguistic-wave-genetics
http://www.emergentmind.org/gariaev06.htm
http://www.self-managing.net/genetica/zip.htm – Volnovaja genetika [«genetica ondulatoria»], che presenta e permette di scaricare parecchi articoli sia in cirillico che in inglese. [1/8/2010: link non più attivo]
http://www.self-managing.net/genetica/Engl.htm – Volnovaja genetika, presentazione in inglese. [1/8/2010: link non più attivo]
http://www.emergentmind.org/gariaevI2.htm – Peter P. Gariaev, George G. Tertishny, Katherine A. Leonova, The Wave, Probabilistic and Linguistic Representations of Cancer and HIV, Journal of Non-Locality and Remote Mental Interactions Vol. I Nr. 2 (maggio 2002)http://www.emergentmind.org/gariaevI3.htm – P.P.Gariaev, G.G.Tertishny, A.M. Iarochenko, V.V.Maximenko, E.A.Leonova, The spectroscopy of biophotons in non-local genetic regulation, Journal of Non-Locality and Remote Mental Interactions Vol. I Nr. 3 (ottobre 2002).
http://www.emergentmind.org/gariaev06.htm – P.P. Gariaev, M.J. Friedman, E.A. Leonova-Gariaeva, Crisis in Life Sciences. The Wave Genetics Response,  Journal of Non-Locality and Remote Mental Interactions Vol. IV Nr. 1 (aprile 2006).
http://www.emergentmind.org/Sidorov06.htm – Lian Sidorov, DDS & Kevin Chen, Ph.D. MPH, Biophysical Mechanisms of Genetic Regulation: Is There a Link to Mind-Body Healing?,  Journal of Non-Locality and Remote Mental Interactions Vol. IV Nr. 1 (aprile 2006).
http://www.rialian.com/rnboyd/life.htm  [10/6/2011: link non più attivo] – The Physics of Life, (c) Robert Neil Boyd, che rimanda a Volnovaja genetika.
http://www.rialian.com/rnboyd/dna-wave.doc  [10/6/2011: link non più attivo] – Peter P. Gariaev, Boris I. Birshtein, Alexander M. Iarochenko, Peter J. Marcer, George G. Tertishny, Katherine A. Leonova, Uwe Kaempf, The DNA-wave Biocomputer, 2001 Fourth International Conference Computing Anticipatory Systems, Journal of Computing Anticipatory Systems,10, 290-310.
http://www.aif.ru/online/health/483/02_01?comment  – Argumenty i fakty – sono citati parecchi articoli di Gariaev, alcuni dei quali in inglese (in cirillico). [1/8/2010: link non più attivo]
http://www.rexresearch.com/gajarev/gajarev.htm – Vari articoli di e su Gariaev.
http://paradigmshiftnow.net/paradigm_shifting/twm.doc – The DNA PHANTOM EFFECT: Direct Measurement of A New Field in the Vacuum Substructure di Vladimir Poponin, collaboratore di Gariaev.

Quindi per riassumere, la quintessenza della teoria del genoma ondulatorio, può essere  rappresentata così:
l’apparato genetico è considerato un bio-computer quantistico, che utilizza le strutture verbali del DNA, del RNA e delle proteine, per la gestione dell’organismo;
– questo bio-computer genera onde acustiche ed elettromagnetiche (suono e luce) per trasportare l’informazione 4D usata dai biosistemi;
– il DNA è un’istruzione-testo che gestisce l’organismo;
– il ruolo del DNA-spazzatura (junk) è in realtà, strategico, perché codifica la struttura e le funzioni degli organismi viventi secondo i tre fondamentali principi:  linguistico, olografico e non locale.

Il punto di vista dominante rispetto alla genetica e alla biologia molecolare, invece dice:
– l’apparato genetico funziona puramente come una struttura materiale;
– tutte le funzioni di controllo genetico di un organismo occupano il 2% circa del DNA, il restante 98% è considerato “junk DNA”, che non esegue funzioni genetiche.
In sostanza, la genetica ondulatoria stabilisce il primato dell’attività energetico-informazionale, opposta alla biochimica.
Questo principio, quando sarà accettato dalla linea ufficiale (per il momento Gariaev ha non pochi contestatori anche in patria), trasformerà radicalmente la scienza genetica.

Le scoperte degli scienziati russi
I maestri spirituali hanno sempre saputo che il nostro corpo può essere  programmato con la parola e con il pensiero. E ora questo è provato anche dalla scienza.
Il genoma umano funziona come  una versione biologica di Internet. I recenti esperimenti degli scienziati russi spiegano fenomeni come la chiaroveggenza, l’intuizione, la guarigione a distanza, l’auto guarigione, l’efficacia delle affermazioni, l’influenza della mente sui patterns meteorologici e molto altro ancora. Inoltre, si sta sviluppando la nuova medicina che riprogramma la molecola del DNA, con l’aiuto della parola e delle frequenze, senza l’estrazione/cambio dei singoli geni.

Il DNA – spazzatura ricorda il linguaggio umano
Solo il 10% del nostro DNA  è utilizzato per costruire proteine, ed è proprio questa parte del DNA che è stata studiata e catalogata dagli scienziati occidentali.
Il restante 90% della molecola è considerata scarto o “spazzatura”.
Essendo convinti che la Natura non poteva essere così sciocca, gli scienziati russi hanno messo insieme genetisti e linguisti per studiare il DNA-spazzatura.
Ed i loro risultati sono rivoluzionari: il DNA non è solo responsabile della costruzione del nostro corpo, ma è anche un mezzo di immagazzinamento di dati ed informazioni.
Il DNA spazzatura, gli alcalini del nostro DNA, seguono la normale grammatica e le regole del linguaggio umano. Premesso che la struttura base del DNA e il linguaggio sono simili, non è necessaria alcuna decodifica del DNA, basta parlargli! Questo spiega scientificamente perché affermazioni, ipnosi e simili possono avere un effetto tanto potente sugli esseri umani. La sostanza viva del DNA nel tessuto vivo, reagisce ai raggi laser modulati dal linguaggio, ma anche dalle onde radio.
L’effetto fantasma:
E’ stato scoperto che il DNA funziona come una spugna che assorbe la luce: Gariaev mise una molecola di DNA in un contenitore di quartz, e vide che  assorbiva tutti i fotoni di luce, conservandoli poi sotto forma di una spirale. Noi non siamo abituati a pensare alla luce come a qualcosa che può essere conservato; la luce vola nello spazio a velocità incredibile. Anche le piante non sono capaci di conservare la luce durante la fotosintesi, e la trasformano subito in clorofilla.

Che cosa conserva quindi la luce nel DNA ? Come si conserva, e perché ?
Quando Gariaev tolse il DNA dal contenitore, si accorse che laddove fino a poco tempo prima si trovava la molecola del DNA, la luce continuava ad esistere sotto forma di spirale. Come si spiega questo fenomeno ?
L’unica spiegazione razionale e scientifica è questa: esiste un campo di energia che si unisce al “DNA fantasma”, al “doppio energetico” del DNA.
Questo “fantasma” mantiene e conserva la luce.
Stando a questa scoperta, tutto il nostro corpo deve avere un suo doppio energetico, un campo informazionale che detta alle nostre cellule il lavoro da fare.
Anche dopo essere stato coperto dall’azoto liquido, il “fantasma” non muore: prima sparisce, ma poi ricompare entro 5-8 minuti. Per quanto tempo continua a vivere il “fantasma” ? Per circa 30 giorni.

Quindi noi tutti possediamo un doppio energetico, il quale interagisce con un campo energetico sconosciuto alla scienza tradizionale, che denominiamo il “campo della Fonte”. Ad esempio, se in questo momento voi siete seduti sulla sedia leggendo queste righe, ma poi vi alzate e ve ne andate altrove, il vostro doppio energetico continua a comporre piccole spirali di luce laddove eravate seduti, entro trilioni di molecole di DNA, per almeno 30 giorni ancora.
Ebbene, Gariaev è riuscito persino a misurare questo nostro “doppio”: assomiglia ad un perfetto ologramma del nostro corpo.

Il DNA conserva, trasforma ed emana una luce armonica
Il lavoro del ricercatore “Fritz Albert Popp” (fisico teorico dell’università di Marburg in Germania) è strettamente collegato con le ricerche di Gariaev.
Infatti trattando il benzopirene – una sostanza altamente cancerogena – con una luce ultravioletta, scoprì che questo assorbiva la luce, per poi emanarla, ma con un’altra lunghezza d’onda, assolutamente innocua per un organismo vivente. Scoprì anche che altre 37 sostanze chimiche, tra cui alcune cancerogene, trasformavano in quel modo la luce ultravioletta.
Tutte queste sostanze assorbivano una luce avente una lunghezza d’onda pari a 380 nanometri, e poi la trasformavano. Evidentemente, la luce con quella lunghezza d’onda risultava molto importante per la salute. In seguito Popp scoprì che se una cellula, morta al 99%, riceveva un impulso  con quella stessa lunghezza d’onda, era capace di  risorgere in brevissimo tempo. Dunque si ipotizza, che quando l’energia della Fonte entra nella nostra realtà misurabile, lascia la sua firma elettromagnetica con la lunghezza d’onda di 380 nm.
Popp suppose che uno degli aspetti chiave del funzionamento del DNA, fosse proprio la capacità di conservare e di emanare luce, tesi confermata più tardi da Gariaev. Popp aveva anche scoperto che tutto ciò che vive, emana fotoni di luce armonica simile ad una luce laser.
Così succede che quando siamo stressati, cominciamo a perdere i fotoni di luce, senza accumulare la luce complementare.
Questo è molto importante, dal momento che sappiamo che molte malattie sorgono a causa dello stress: provando emozioni negative noi perdiamo la luce che si conserva nel DNA delle nostre cellule. Quindi, per ripristinare la salute, dobbiamo ricaricare il DNA.

Ma se è solo lo strato esterno dell’epidermide ad essere sottoposto alla luce, come fa essa a penetrare negli strati profondi del corpo? Possono i nostri pensieri e le nostre emozioni influenzare la quantità di luce che entra? Forse i fotoni di luce arrivano direttamente dalla Fonte, la quale è strettamente collegata alla coscienza?

coscienza-umana

Il DNA reagisce alla coscienza umana
Le spirali di DNA di una cellula morta sono staccate, ma esse si ricollegano quando la cellula cerca di riparare un danno (ossia di guarire).
“Glenn Rein”, dell’Università di Londra, aveva collocato un campione di DNA umano vivo in acqua distillata, esponendolo poi all’influenza mentale di un gruppo di persone.
Ne risultò che le persone aventi un’attività cerebrale armonica, riuscivano ad influenzare di più la struttura del DNA, mentre le persone molto eccitate o  di cattivo umore, creavano uno spostamento della luce ultravioletta che il DNA assorbiva, (alla lunghezza d’onda di 310 nm, molto vicina ai 380 nm di Popp).
Dunque se ne dedusse che i pensieri riuscivano a procurare dei cambiamenti chimico-fisici nella struttura della molecola del DNA, a scollegarla e ricollegarla, e che poteva inoltre esserci anche un collegamento  tra pensieri rabbiosi e crescita di tessuto cancerogeno.
Le persone quindi riuscivano ad influenzare il DNA solo se lo volevano veramente. Inoltre la distanza non aveva nessuna importanza: una persona stando a Mosca poteva scollegare e ricollegare le spirali del DNA che si trovavano nel laboratorio di Rein in California, a migliaia di km di distanza.
Secondo Rein, la chiave per armonizzare l’attività cerebrale ed influenzare il DNA, è l’amore. Si pensa che il “campo della Fonte” crei il DNA-fantasma e conservi la luce nella molecola del DNA. Si pensa anche che il pensiero cambi prima il DNA-fantasma e solo dopo avvengano dei  cambiamenti nella molecola fisica. Si pensa che l’Amore sia la caratteristica più importante dell’energia della Fonte.

Per la prima volta abbiamo una definizione scientifica dell’Amore (armonia): significa una maggiore organizzazione, e quindi scambio informazionale, che porta ad una maggiore strutturazione, una maggiore cristallizzazione delle molecole, delle cellule, dei campi energetici nei nostri corpi. Più siamo armonici, più siamo cristallizzati, più amore circola. E come evidenziano alcune ricerche, questo influenza direttamente lo stato della Terra.

Trasformazione genetica e guarigione
La luce del laser è molto armonica ed è altamente strutturata. Durante alcuni esperimenti si vide che l’informazione raccolta dal laser, dopo essere stato inviato su alcune cellule sane, riusciva a guarire delle cellule malate.
Sfruttando l’effetto “non locale”, Gariaev scoprì inoltre che questo processo funzionava anche a distanza. Già nel 2005 il ricercatore aveva comunicato che con queste tecniche era possibile far crescere i denti e fermare il processo d’invecchiamento.
Rese così noti i risultati positivi ottenuti curando una donna anziana, che era stata  caricata dell’energia che conteneva il sangue di suo nipote di 10 anni. Secondo il modello di Gariaev, il DNA del bambino conteneva le firme energetiche dei suoi antenati, ma in una configurazione giovane e sana.
Questo prova che tutto ciò che ci serve è l’informazione codificata, ma per ottenerla non serve il tessuto vivo,  perché il codice informazionale si può ottenere tramite la luce armonica. Anche noi saremmo in grado di aiutare le altre persone, gli animali, le piante ecc. se solo riuscissimo ad armonizzare  i nostri pensieri. Solo così miglioreremmo la nostra capacità di “centrare” il “campo della Fonte”, per accedere ai codici della vita, che ivi si trovano.

Il DNA è collegato all’energia del “vuoto
Secondo gli scienziati russi, il DNA può creare dei patterns invisibili nel vuoto cosmico, creando così nell’Universo dei collegamenti/tunnel, capaci di trasmettere l’informazione al di là del tempo e dello spazio (ipercomunicazione). L’ipercomunicazione esiste nella natura da milioni di anni (i campi morfogenetici) e noi possiamo accedervi attraverso l’intuizione o l’ispirazione.

Le applicazioni pratiche della genetica ondulatoria – le matrici della guarigione:
Una delle principali applicazioni delle ricerche russe, è la messa a punto di principi di correzione dello stato bio-chimico-fisiologico dell’organismo umano, allo scopo di ritardarne l’invecchiamento.
Il raggio di un bio-computer quantistico, sonda un campione di DNA (una goccia di sangue contenente cellule staminali). Avviene quindi una sorta di scansione/lettura, attraverso la quale il bio computer legge in tempo reale l’informazione ondulatoria, polarizzata, delle cellule e dei tessuti dell’organismo.
Di fatto, la funzione svolta dal bio-computer quantistico, è la stessa svolta dalla cellula nei confronti del proprio apparato genetico. Proprio l’informazione polarizzata è il principale fattore della gestione dell’organismo. In seguito questa informazione viene convertita in una banda di lunghezza d’onda ampia, comprese le onde radio.
Le matrici che utilizzano le onde ampie dell’irradiazione elettromagnetica, rappresentano il fattore che spinge il soggetto a ritornare allo stato giovane.
Una “matrice” così ottenuta può essere trasformata in un file audio (mp3) che conserva l’informazione ottenuta. Questi file mp3 rappresentano dei “bio-regolatori acustici” dell’organismo umano.
Nel laboratorio di Gariaev sono stati così preparati alcuni programmi registrati su CD, relativi alla correzione del sistema immunitario; dei processi metabolici della circolazione, delle ossa e del cervello; relativi al campo oncologico; alla correzione del processo di invecchiamento, ecc.
Tutti questi programmi sono tuttavia strettamente individuali. In seguito il paziente deve soltanto ascoltare la registrazione dei “rumorini” registrati sui CD, prima di andare a dormire, oppure durante il sonno, anche con delle cuffie, per qualche settimana. Durante questa cura è inizialmente  possibile un breve “aggravamento omeopatico”.
Fonte: radionicaesoterico-scientificarussa.blogspot.it – Tratto e Rivisto da: Fisicaquantistica.it e da: superzeko.net


Il premio Nobel Luc Montagnier afferma che la possibilità di comprendere la natura dei segnali elettromagnetici provenienti dal DNA dei batteri potrà cambiare in futuro l’approccio della medicina alle malattie, spostando l’attenzione sugli aspetti fisici e chimico-fisici del funzionamento dell’organismo. – Italy, Milano – 30 Set. 2009
Lo ha spiegato il premio Nobel Luc Montagnier, “scopritore” del virus dell’Aids, nel suo intervento al convegno “Integrazione tra fisica, chimica e biologia alla base della medicina del futuro” a Milano, Italy.
“Il DNA del genoma della maggior parte dei batteri patogeni – ha detto lo scienziato francese – contiene spezzoni che risultano capaci di generare onde elettromagnetiche a frequenza molto bassa, fino a 2 mila Hertz“. Lo studio di questi segnali, secondo Montagnier, “può aprire la strada allo sviluppo di sistemi di rilevamento estremamente sensibili per scoprire, ad esempio, infezioni batteriche croniche in diverse malattie”.
VIBRAZIONI del DNA – Il Premio Nobel ha affermato: “Abbiamo rilevato gli stessi segnali elettromagnetici di spezzoni di DNA batterico nel plasma sanguigno di pazienti colpiti da Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e artrite reumatoide: ciò potrebbe far ritenere che infezioni batteriche siano presenti in tali malattie”.
Uno studio illustrato al convegno milanese da Piergiorgio Spaggiari, direttore degli Istituti Ospitalieri di Cremona, dimostra che l’utilizzo dei campi magnetici a bassa intensità migliora il trattamento nella sclerosi multipla.
Inoltre, segnali elettromagnetici possono essere generati – secondo Montagnier – dall’RNA di virus quali l’Hiv, l’ influenza A, l’epatite C. Al momento, lo scienziato sta verificando gli stessi risultati su un particolare tipo di carcinoma polmonare.

Cio’ significa che il DNA è in grado di emettere e di trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso. Frequenze che in passato, nel corso di un esperimento, furono trasformate in suoni.
La voce del Dna. Insomma, il Dna “comunica” all’acqua che memorizza e divulga il messaggio.
E’ stato Montagnier a scoprire che alcune sequenze di Dna possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza in soluzioni acquose altamente diluite, le quali mantengono poi “memoria” delle caratteristiche del Dna stesso.
Che cosa significa questo ?
“Innanzitutto, spiega il Nobel, che si potranno sviluppare sistemi diagnostici finora mai progettati, basati sulla proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano: malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Artrite reumatoide, e le malattie virali, come Hiv-Aids, influenza A ed epatite C, “informano” l’acqua del nostro corpo – acqua biologica – della loro presenza, emettendo particolari segnali elettromagnetici che possono essere poi “letti” e decifrati”.
Nel regno animale, l’acqua rappresenta una quota compresa tra il 90-95% negli organismi inferiori e il 70-80% in quelli superiori, uomo in testa. E all’interno delle strutture biologiche, l’acqua si può trovare sia come una molecola sia in forma combinata.
In realtà, l’acqua ha ancora molti “segreti“, potendo per esempio agire come fattore di risonanza magnetica all’interno delle cellule e riuscire a modificare la sua concentrazione in funzione dell’invecchiamento.

Commento NdR: ….ci voleva Luc Montagnier per parlare di questi che sono FATTI, ma egli non capisce ancora e non e’ mai troppo tardi, che non sono solo i batteri che emettono segnali elettromagnetici, ma anche tutte Proteine Virali (virus), i micro organismi tipo i parassiti, ed anche TUTTE le sostanze esistenti in natura, essendo composte da atomi (spazio/tempo curvo su se stesso in vibrazione frequenziale) emettono segnali elettromagnetici, rilevabili con appositi strumenti bioelettronici; inoltre Egli si dimentica e forse NON sa, che di Tutto cio’ la Medicina Naturale ne parla da sempre !

Energie elettromagnetiche e di informazione
La mancanza di una teoria biologica che corrreli le  due principali forme di energia – elettromagnetica e di Informazione – ci ha portato a ritenere che solo il DNA contenga informazione per la sua particolare codificazione delle sequenze proteiche.
Tale concezione che conduce a considerare che l’informazione genetica sia una casualita’ peculiare non prende in minima considerazione il rapporto complementare  tra l’Acqua e la Vita  e cioe’ la relazione piu completa tra forma ed  Informazione. (1)
Sappiamo che il DNA non puo’ mantenersi ne riprodursi se non e’ immesso in una  soluzione acquosa, cio’ in quanto l’acqua con i suoi legami a ponte di idrogeno sostiene e rende stabile  la ricostruzione del DNA mediante un interscambio ad elevata frequenza dei “ponti ad Idrogeno”. Inoltre l’interazione di ciascuna base delle 4 che generano le sequenze del DNA e’ diversa per ciascuna delle basi e tali interazioni possono essere comunicate e recepite a distanza come segnali di comunicazione all’interno delle cellule per coordinare le attivita’ tra DNA ed enzimi proteici, ovvero per programmare la “apoptosi” delle cellule mediante lo scambio di comunicazioni a distanza tra DNA Nucleare e DNA Mitocondriale. (2),(3)
Piu di recente un esperimento condotto al Premio Nobel per la Medicina (2008) Luc MONTAGNIER ha comprovato che alcune sequenze di DNA possono indurre segnali elettromagnetici di bassa frequenza a distanza in soluzioni acquose altamente diluite, nelle quali per la successiva aggiunta dei componenti elementari  del DNA, viene a riprodursi per induzione di risonanza a distanza l’ esatta struttura del DNA  (4)
Gia’ gli esperimenti sull’ acqua attivata del prof Giorgio Piccardi  (1962), portavano a riconoscere che l’acqua nelle temperature dove e possibile la vita va considerata un quasi-cristallo capace di assumere alcune specifiche conformazioni (NdR: forme di struttura molecolare) che potevano essere “attivate”  da campi elettromagnetici producendo peculiari proprieta’ di “memoria”.(5)
Per capire teoria ed esperimenti innovativi, in vero quello che dovremo cambiare non e’ la memoria dell’acqua, ma la nostra memoria che spesso ci impedisce di capire cio’ che la natura creativa con tutta evidenza ci permette di comprendere, se il nostro cervello non fosse condizionato da vecchie ed obsolete cognizioni. (6)

Biblio on Line:
(1) – http://www.egocrea.net/La_Scienza_della_Qualit%C3%A0_nella_BIO-Quantum_PHYSICS.pdf
(2) – http://www.edscuola.it/archivio/lre/dna_come_antenna_biologica.htm
(3) – http://www.wbabin.net/science/manzelli.pdf
(4) – http://www.unimib.it/upload/gestioneFiles/redazioneweb/eventi/montagnier.pdf
(5) – http://www.edscuola.it/archivio/lre/acqua_attivata.htm + http://www.direnzo.it/dett_libri.php?recordID=8883232749
(6) – http://www.youtube.com/watch?v=b3RBtwZz0zg&feature=player_embedded

By Paolo Manzelli – pmanzelli.lre@gmail.com + www.edscuola.it/lre.html

Quindi e di fatto il DNA e’ un sistema biologico ricetrasmittente, che si autoinforma ed informa ad ogni istante l’organismo intero di ogni essere Vivente e quindi tutte le sostanze, batteri, parassiti interni, ma non solo, esso intercomunica anche con l’ambiente esterno e con le informazioni dell’UniVerso.

I protoni (idrogenioni) dei legami a idrogeno del DNA si spostano continuamente da una base nucleica di una catena –
http://en.wikipedia.org/wiki/File:DNA_chemical_structure.svg – a quella complementare dell’altra.
Poiché le cariche elettriche in movimento producono onde elettromagnetiche, ecco che ogni specifico DNA
eucariotico, batterico o virale si potrebbe individuare dalla sua forma d’onda, esattamente come sostiene  la Medicina Naturale e recentemente molti altri ricercatori.
L’onda elettromagnetica emessa è diversa quando il DNA è svolto e trascritto – catene separate:
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Simple_transcription_elongation1.svg  –  rispetto a quando è compattato, e ancor più quando è in replicazione –
http://en.wikipedia.org/wiki/File:DNA_replication_en.svg .
Pertanto per via elettromagnetica sarebbe forse anche possibile stabilire se certi geni sono attivi o repressi.

Il DNA nucleico funge, esattamente come quello dei Virus, da antenna a banda larga che seleziona le informazioni che viaggiano sulla portante del campo elettromagnetico generato da cellule specializzate in questo caso nell’area cerebrale al fine di informare il sistema biologico di qualsiasi accadimento positivo o negativo, interno od esterno.
Queste informazioni, attraverso un codice leggibile ed interpretabile dai meccanismi cellulari grazie all’antenna DNA, provocheranno quindi reazioni biochimiche di vario tipo nelle cellule specializzate poste nei vari organi ed apparati, da quelle di allarme a quelle sessuali, da quelle metaboliche a quelle riparative, e così via dicendo.

vedi: Ruolo del DNA ANTENNA nella Semeiotica Biofisica Quantistica + Body Wide Web + Uomo PsicoElettronico + DNA progetto Genoma + Oscillatori cellulari + Come riordinare l’informazione del DNA mitocondriale ?


DNA ANTENNA – ERA POST GENOMICA

La frontiera produttiva dell’ invisibile la: NANO-BIO-ELETTRONICA

Conoscere il passato per progettare il futuro e un detto che prevede una continuita’ del sapere ormai illusoria. Le vecchie concezioni lasciano oggigiorno rapidamente il passo a nuove scoperte e nuove teorie che modificano profondamente  modelli cognitivi della scienza e della cultura moderna.

Il sequenziamento del genoma umano ottenuto dalla Celera-Genomics nel 2003, ha definitivamente aperto una profonda rivoluzione nella comprensione nelle “scienze della vita”. Il paragone tra la lunghezza del genoma umano, con quello dei corredi genetici di esseri viventi assai meno evoluti, ha messo in evidenza che la sequenza dei ribonucleotidi nel DNA e’ assai minore nell’ uomo che non ad es. negli anfibi e nei rettili.
Quindi  non e piu’ possibile associare la lunghezza del genoma alla evoluzione della complessita’ che caratterizza la evoluzione di un organismo vivente. Inoltre la similarita’ delle sequenze genomiche di specie altamente diverse quelle tra l’ uomo, il moscerino delle frutta,  non permette piu’ di considerare il DNA come il detentore  unico dei caratteri di informazione che sono necessari ma non sufficienti per determinante la bio-diversita’ nell’ albero della evoluzione della vita.

Recenti studi hanno messo in evidenza che la percentuale del DNA destinata a codificare le proteine e’ estremamente ridotta, mentre la quantita’ della Molecola di RNA (trascrittoma che e’ solo una ipotesi), a cui e’ stato attribuito il compito di trascrivere l’ informazione genetica , e’ enormemente piu’ elevata, cosi che il complesso delle molecole di RNA che e’ solo una ipotesi)  e’ stato chiamato RNA-WORD. In particolare il RNA – Ribosomatico rappresenta 80% del RNA cellulare e la sua funzionalita’  nell’assemblare e regolare la composizione delle proteine, non e stata ancora completamene chiarita. Inoltre alcune sezioni di RNA, possono reintegrarsi nel DNA mutando reversibilmente la propria composizione.

Quindi diventa comprensibile il perche’ ci sia cosi poca differenza del patrimonio genetico tra esseri viventi cosi distanti nell’ albero della vita;  infatti non sono soltanto le sequenze codificanti finalizzate a produrre proteine a fare la differenza evolutiva, ma l’intero  sistema di regolazione che governa la differenziazione della informazione biologica.

Le proteine stesse sono responsabili di molteplici processi di sviluppo del regolamento metabolico delle informazione biochimica circolante in una cellula.
La funzionalita’ di una proteina infatti non dipende esclusivamente dalla successione degli amminoacidi codificata dalla azione di trascrizione di sezioni del “DNA-CODIFICANTE” (che e’  circa il 2% del Totale),  né dalla  successiva azione di traduzione dei vari RNA-World , la quale in ultima analisi genera il polipeptide proteico lineare.

Infatti la funzionalita’ dei patterns attivi di ciascuna proteina  dipende dal ripiegamento tridimensionale (Folding) ,proprio in quanto questa puntuale organizzazione tridimensionale delle proteine,  genera la  organizzazione funzionale di domini proteici distinti, con modalita’ deit tutto  indipendenti dalla codificazione indotta dal materiale genetico.

Il  controllo del “ Folding” strutturale delle proteine e’ affidato ad altre proteine con azione enzimatica (Operoni) del tipo Chapeiron ( accompagnatore), le quali controllano anche la stabilita proteica, in funzione della  particolare scadenza temporale di sviluppo del metabolismo cellulare.

Lo studio delle funzionalita’ proteiche nella regolazione dei flussi di informazione cellulare, capaci di assolvere alla varie funzioni vitali di ogni cellula, e stato chiamato “Proteomica” (prendendo a modello la parola Gnomica).

Ma c’é di piu’: intere Sequenze di DNA possono essere trasposte in senso diretto (Trasposoni) ed inverso (Retroposoni) , ed e’ stato calcolato che nel genoma umano circa il 45% e’ composto da tali sequenze mobili dette,  LINE, SINE a seconda che gli elementi nucleari intessersi siano Lunghi (Long) o corti (Short).
Tali trasposizioni possono modificare riarrangiamenti del DNA, che avvengono  piu’ spesso nelle sezioni  considerate “non-codificanti” (ovvero: Junk –DNA); tali trasposizioni  sono ottenute  sia per spostamento delle sequenze nucleotidiche nello stesso Cromosoma, ovvero per ricombinazione tra frequenze omologhe tra i cromosomi paralleli degli organismi diploidi ( “Cross –Over”  tra i doppi cromosomi contenuti nel nucleo delle cellule eucariotiche) .
Pertanto nell’ ERA POST GENOMICA, osservando la dinamica dei processi di informazione biologica della intera cellula, dove neppure la sequenza del DNA non e’ piu’  statica, essendo variamente ricomponibile, ci assilla piu’ di un dubbio sulle conoscenze acquisite, cio’ perche’ non e’ evidentemente  piu’ possibile considerare che  gran parte del “DNA non-codificante” sia ancora da considerarsi  “spazzatura fossile“.

Un modello teorico di “hopping” dei segnali di comunicazione cellulare. “Cenni su DNA e la NANO-BIOELETTRONICA”

 Quindi per rimettere le conoscenze biologiche nella giusta prospettiva dell’ Era Post-Genomica e favorire una nuova presa di coscienza sulle “scienze della vita”,  bisogna innanzitutto riconoscere che la trattazione fino a oggi condivisa dalla scienza  biologica, e’ stata troppo simile a quella di un sistema di produzione di proteine, visto attraverso un modello meccanico di una catena di montaggio di una tipografia.

L’ abbandono di tale modello biologico-meccanico, ormai in gran parte obsoleto, e’ quanto e’  proposto dall’ OPEN NETWORK for NEW SCIENCE, al fine di proporre un metodo di “Hopping” (letteralmente: saltellamento) della comunicazione modulata di segnali “fononici” trasmessi nelle bande di frequenza vibrazionale trasmissibili in un ambiente cellulare, con modalita’ capaci di evitare per risonanza la alterazione (noise)  dei messaggi in un sistema a larga banda di bio-frequenze.

Nel vecchio paradigma delle Scienze Biologiche,  il DNA e’ stato visto  come un sistema parzialmente indirizzato alla codificazione delle Proteine, ma in tal modo non si e’ presa in considerazione la questione decisiva di come le  attivita’ di produzione protetica dovevano essere coordinate da un sistema di sequenziamento temporale assai preciso e puntuale.

 Pertanto nel “Nuovo Paradigma delle Scienze della Vita”, diviene necessario ammettere che il sistema di codificazione genetica del materiale proteico debba  essere  inteso come complementare ad una nuova funzione del DNA.

Quest’ ultima  puo’ essere concepita come un sistema “bioelettronico in scala nanometrica ” capace di coordinare il metabolismo cellulare mediante la emissione a distanza di ” bio-fononi”, cosi da poter comunicare e regolare la informazione biologica di ogni  cellula in un sistema vivente.

In tal modo il DNA invece di essere considerato in gran parte come JUNK-DNA – (DNA-Spazzatura ) in tutta la sua inutile lunghezza, viene altresi’ ad avere una complementare funzione bio-elettronica, capace di regolare il sistema dinamico della circolazione delle informazione biologica nelle cellula.

Il DNA quindi in base a tale modello teorico, non e piu’ visto soltanto come la banca dati per la  CODIFICAZIONE materiale delle sequenze Proteiche, ma anche come un sistema di comunicazione e coordinamento della bio-informazione, cio e conseguenza diretta del fatto che ormai sappiamo che per eseguire la   funzionalita’  di conservazione e riproduzione  del codice genetico e’ con ogni evidenza  necessaria,  soltanto  una piccola porzione del DNA codificante per proteine.
Per capire la funzionalità di comunicazione a distanza del metabolismo cellulare, la struttura a doppia elica del DNA puo’ essere considerata come una ANTENNA  RICE-TRASMITTENTE” capace di regolare, come sistema di controllo a piu’ livelli di frequenza, tutto il ciclo temporale di informazione cellulare.
Probabilmente e’ proprio per avere una “duplice rete di sicurezza” nel caso che il controllo temporale fallisca, che gli organismi Eucarioti sono Diploidi.

Commento NdR: Il DNA-Cromosomi, “attira”- riceve e/o trasmette “spinge”, questi “bit” di InFormAzione da e per la nostra Coscienza, attraverso gli atomi che compongono le sostanze stesse del DNA nei Cromosomi i quali si comportano come nanotubi ricetrasmittenti !.
Infatti osserviamo, gia’ dalle REAZIONI dell’ OROLOGIO ( CLOCK reactions), studiate per semplificare il Ciclo di Krebs, quale sia la importanza  della regolazione temporale nella trasformazione molecolare di sistemi chimici dissipativi di calore.
Pertanto il modello del “DNA –ANTENNA” rende possibile comprendere come sia possibile regolare a  distanza l’attività degli enzimi ed di altri prodotti intermedi del metabolismo (metaboliti) attivandoli ovvero , disattivandoli , mediante reazioni basate sulla reattivita’ dei “bio-fononi”.
Varie sono infatti le possibili modalita’ di ricezione dei “segnali fononici”: infatti i siti attivi proteici, possono essere considerati come cavita’ ovvero membrane risonanti, capaci di attuare delle modificazioni strutturali dei siti attivi, che tramite un sistema di Hopping ad interferenza mininale , riescono ad attuare un completo sequenziamento  temporale del metabolismo cellulare a seconda delle esigenze di continuo rinnovo  proteico del sistema vivente.

Volendo approfondire questa importante questione del “DNA-Antenna”, e’ innanzitutto  necessario comprendere che la biologia, come disciplina a se stante, si e’ limitata a descrivere come fosse possibile, mediante il codice genetico, riuscire a produrre il rinnovamento proteico durante il ciclo metabolico di una cellula.
Perseguendo tale primario obiettivo la descrizione biologica ha pero’ perso di vista come il DNA dovesse avere la funzione di regolazione temporale del circuito di informazione cellulare.

Pertanto la impostazione disciplinare della biologia  deve oggi assumere un ruolo trandisciplinare per capire alcuni elementi di elettrochimica molecolare relativi alla proprietà della doppia elica del  DNA,  quest’ ultima  vista in qualità di una complessa nano-struttura di guida per la emissione di Fononi vibrazionali. (cioe di quegli  elementi di comunicazione acustica , corrispondenti alle particelle di frequenza ottica detti “Fotoni” ).
Sappiamo che le proprietà di conduzione elettronica  del DNA sono isolanti ; cio’ e vero finche il DNA e’ statico; infatti la molecola di  DNA e strutturata come  un doppio polimero le cui polarita’, in seguito alla sovrapposizione degli orbitali elettronici,  vengono ad annullarsi reciprocamente nella struttura a doppia elica in seguito ad un fenomeno di resistenza diretta ed inversa.
La conducibilità elettronica del DNA viceversa cambia rapidamente (coinvolgendo, tutta la struttura del DNA), quando esso viene aperto e richiuso , per duplicazione , o per trasposizione di sequenze nucleotidiche.  In tal caso la rottura dei legami a “ponte di H” corrisponde ad un effetto perturbativo capace di generare  la emissione di segnali fononici, come conseguenza della polarizzazione dovuta all’ allargamento della banda di conduzione.
Tale emissione di onde vibrazionali determina una ritmica emissione di microonde vibrazionali,  come  conseguenza del fatto che la separazione  delle coppie di base (AT = Adenina-Timina)  provoca un polarizzazione di scissione della doppia elica relativa alla rottura di “due” ponti ad Idrogeno , mentre la separazione della altre due basi (CG = Citosina- Guanina), determina la frammentazione di “tre” legami a idrogeno provocando una emissione fotonica di diversa ampiezza. Inoltre la densita’ variabile di successione  delle coppie (AT) e (CG )  lungo la struttura del DNA, determina una precisa modulazione  del segnale vibrazionale il cui spettro viene recepito da opportuni siti attivi del RNA (che e’ solo una ipotesi)e dei Metabolici enzimatici ed altre proteine con funzionalita biologica rilevante nel metabolismo proteico.

Il sistema di HOPPING  in una larga banda di frequenze e’ reso sincrono dal duplice controllo proprio  delle cellule “diploidi” o “multiploidi”. In ogni caso anche nei sistemi “apolidi” propri  delle cellule Procariote, il sistema cellulare realizza una propria disposizione alla ricezione di fequenze fononichje , in modo tale tale da reagire all’ impulso generato dalle onde vibrazionali emesse dal del DNA al fine di  modificare  la dinamica  metabolica della cellula struttura in modo coerente ed interattivo con  informazione genetica ricevuta dal  “DNA-ANTENNA”.
In tal guisa la sincronizzazione temporale degli eventi metabolici puo’ essere compresa in termini di una successione di eventi di comunicazione non casuali ma coordinati e sincronizzati nel tempo e nello spazio della dinamica di interazione della bio-informazione propria delle  attivita’ metaboliche di ogni cellula vivente.

Di questa nuova opzione scientifica sul funzionamento “nano-bioelettronico del DNA ne parleremo piu ‘ approfonditamente durante il SEMINARIO 13-NOV-2006 FIRENZE in PALAZZO STROZZI ;ore 9.00 – 18.00 ;  cio ci permettera’ di comprendere come lo sviluppo attuale delle cognizioni biologiche potra’ anche superare ogni precedente sperimentazione relativa alla produzione di Organismi Geneticamente Modificati , (O.G.M),  proprio al fine di dare sviluppo ad una nuova ed importante produzione di Organismi Biologicamente Avanzati ( in sigla O.B.A).

“Prima Parte introduttiva:  presentata a Napoli il 20 /OTT/ 2006 ” .

 By Paolo Manzelli:  pmanzelli@gmail.com  –  http://www.wbabin.net/science/manzelli.pdf

Tratto da: http://www.edscuola.it/archivio/lre/era_post_genomica.htm
vedi  anche: http://www.egocreanet.it
BIBLIO ON LINE : O.B.A   http://www.edscuola.it/archivio/lre/oba.htm;
FOOD PROJECT AMETISTA  http://www.edscuola.it/archivio/lre/ametista.htm
Bio-informazione  http://www.edscuola.it/archivio/lre/alu.htm
Tempo di catalisi : http://www.edscuola.it/archivio/lre/tempo_di_catalisi.htm

Nell’Era post Genomica, si è quindi compreso che il DNA non può avere solo la funzione di codificazione della espressione proteica poiché per tale attività è sufficiente appena il 2% della intera successione di nucleotidi. Inoltre è necessario il controllo delle sincronia temporale tra la produzione proteica e le esigenze metaboliche della cellula. In seguito a ci ò la genomica classica, per la quale il Dogma Centrale della Biologia è stato ritenuto valido, è ormai un
BLACK BOX, nel quale avvengono eventi dinamici di ricomposizione e ristrutturazione del DNA, che mettono in evidenza la necessita di capire quale sia la complementare funzione del DNA in relazione al controllo temporale dei complessi processi biochimici del metabolismo cellulare.
Al Seminario di Studi dell OPEN-NETWORK for NEW Science dello scorso 13 NOV 2006 a Firenze, si è presentata la proposta di realizzare una Ricerca da presentare nell’ambito del Programma Europeo FOOD- AGRICULTURE & BIOTECNOLOGY, indirizzata a comprendere che il DNA pu ò essere caratterizzato come una ANTENNA-BIOLOGICA per la Trasmissione Trasduzione e Ricezione di segnali di frequenze biologiche a distanza al fine di effettuare un coordinamento dei segnali di informazione biologica che danno vita al sistema vivente. L’idea sviluppata nell’ambito dell’Open Network for New Science è stata quindi quella di esplorare come il DNA si comporti come una Antenna Rice-Trasmittente di segnali BIO-Fononici.

Sappiamo che il DNA oscilla tra un comportamento bio-elettrico statico, che corrisponde ad un carattere isolante di un bio-polimero, mentre quanto viene aperto per la traduzione dei codici genetici, il DNA, proprio a causa della rottura dei legami ad idrogeno (LEG-H), modifica il suo carattere di conducibilit à bio-elettrica in quello di un semiconduttore. Infatti le varie possibili conformazioni del DNA (A,B,Z), permettono di variare la apertura dei canali laterali che hanno la capacita di fare da guida ad emissioni direzionali di fononi.

Le aperture e chiusure ed ogni altra forma di rimodellamento della struttura del DNA, permettono quindi alla doppia catena polinucleotidica (cio è al DNA-denaturato per la Rottura dei LEG-H) di comportarsi come una_duplice guida _ riconfigurabile di segnali vibrazionali (Fononi), in modo tale che il DNA-ANTENNA, possa regolare a distanza le attività di centri di reazione risonanti emettendo impulsi modulati dal codice genetico.

La trasmissione di dati Fononici avviene quando i Legami ad H vengono rotti, sia tra le basi A-T (contenenti un Doppio LEG-H), che tra le basi C-G (tenute assieme da un Triplo LEG.H). Inoltre dato che la concentrazione A-T//C-G varia lungo il DNA, il segnale emesso viene modulato in modo differente a seconda delle differenti zone di apertura e chiusura del DNA. Quando il DNA si apre, come se fosse una chiusura lampo, le due eliche si polarizzano (generando Bipolaroni) i quali, interagendo con i fononi (quanti vibrazionali), n é provocano una eccitazione, amplificano cos ì la potenza di trasmissione fononica a distanza del DNA-ANTENNA.

I ricettori della trasmissione di segnali generati dal programma genetico, sono i siti di riconoscimento e controllo che sono attivi del RNA, Enzimi e Proteine, quali elementi della co-evoluzione molecolare, che reagendo alla eccitazione fononica, possono accendersi o spegnersi agendo in guisa di interruttori molecolari. Viceversa il DNA-Antenna pu ò essere considerato un sistema ricevente quandosi richiude (Anniling). Pertanto il Progetto DNA-ANTENNA si occuper à del controllo a Distanza della espressione genetica mediante bio-fononi nell’ambito della Trascrittomica ed inoltre della analisi di interazioni proteina-DNA nel quadro della Proteomica.

Il fatto che il DNA funzioni come antenna ricevente e stato recentemente dimostrato mediante esperimenti di controllo remoto di apertura della doppia elica realizzati dal Centro BITS & ATOMS del MIT Media Lab. L’esperimento _Remote Electronic Controll of

DNA, consiste nell’accoppiare per induzione elettromagnetica il DNA ad una nano-antenna di metallo la quale viene investita da Radio Frequenze, l’antenna di metallo per induzione provoca la apertura del DNA nei suoi due filamenti in modo relativamente veloce, quindi tolta la emissione di Radio frequenze le due eliche del DNA si ricompongono rigenerando i LEG-H. Quanto sopra è una prima conferma della ipotesi Teorica della FUNZIONE del DNA come ANTENNA BIOLOGICA che sar à alla base di un progetto di Ricerca Europeo, e coinvolger à studi di Fast-Spettroscopy nelle varie tipologie applicabili alla replicazione del DNA. Infatti la vecchia idea di una replicazione esatta e veloce del DNA non e corretta; pertanto una dinamica di replicazione ulteriormente rallentata rende possibile la attuazione di varie tipologie di analisi della replicazione tramite le quali sarà possibile confermare l’ipotesi teorica proposta da questa breve riflessione.

Infine sapendo che la regolazione trascrizionale è la espressione proteica indubbiamente gioca un ruolo cruciale nel controllo dei processi di sviluppo vegetali utili per migliorare la alimentazione e di molti altri caratteri di interesse agronomico, riteniamo che la Ricerca sul DNA-ANTENNA potrà successivamente essere utile per Migliorare gli Studi di Nutrigenonica nonché per modificare lo sviluppo delle BIOTECNOLOGIE, ponendo speciale attenzione al Settore Alimentare, cos ì da aprire una nuova prospettiva di sviluppo bio-tecnologico, tendente al un superamento ed al miglioramento delle attuali modalità di Produzione degli O.G.M., per dare sviluppo produttivo agli Organismi Geneticamente Avanzati (O.B.A).

In tal modo il Progetto DNA-ANTENNA vuol rispondere alla esigenza Europea di Costruire una societ à basata sulle conoscenze innovative di bio-economia, quale fondamento della strategia di Programmazione di: FOOD AGRICULTURE & BIOTECNOLOGY del 7 ° PQ (2007-2013).
By Paolo Manzelli – University of Florence

Ulteriore lettera del Prof. Paolo Manzelli
Cari colleghi,
la regolazione della espressione genetica, organizzata in modo che la produzione di proteine non ecceda la capacita di rinnovo necessaria al mantenimento di una cellula vivente, rappresenta una tematica a cui una parziale risposta e stata data del recente scoperta delle attivita’ del RNA-i dove la (i) sta per interferenze.
Vedi in :http://nobelprize.org/nobel_prizes/medicine/laureates/2006/adv.html
A tal proposito l’ articolo suddetto fa ancora ricorso ad una insufficiente concezione meccanica della regolazione genetica .

Infatti si e notato come gli RNA-i sappiano individuare sequenze di RNA che e’ solo una ipotesi , a doppio filamento (RNA-ds) , cosi che in associazione con complessi proteici detti DICER e RISC, prima frantumano il RNA-ds, e poi lo riducono a RNA- micro con struttura a semplice filamento.
Questa scoperta e importante ed infatti gli e stato assegnato il Premio Nobel per la MEDICINA 2006.
In tal modo si ha un controllo della produzione delle proteine e cioe’ della espressione genetica tramite il cosi detto silenziamento o repressione genetica (quelling).

Tuttavia molte domande restano aperte perche non si individua ancora come avvenga la comunicazione in un sistema cellulare che fa si che l’RNA-i si trovi in una esatta collocazione spazio temporale per esprimera’ la sua attivita’ di regolazione della espressione genica nella cellula, ne come avvenga il riconoscimento del RNA a doppio filamento, e con quale affinita’ chimica si associ per tale azione di riconversione del RNA-ds ai complessi proteici DICER che spezza il RNA-ds in piccole sezioni e il RISC che riducono tali pezzi di RNA-ds a RNA-micro a singolo filamento.

La concezione di meccanismo senza un motore non e sufficiente perche’ manca di un programmazione spazio temporale progressiva, che non puo’ essere casuale ma che necessita di un sistema di comunicazione.

Pertanto mi rivolgo ai denigratori dell’IPOTESI che ho recentemente espressa del DNA ANTENNA Rice Trasmittente di Bio-FONONI, perche le loro domande sono gia’ risolte da lo studio dei sistemi di risonanza a radio frequenza, che ritengo siano applicabili anche alle onde sonore in un mezzo acquoso come l’ ambiente metabolico di una cellula vivente.
vedi in www.egocreanet.it ed in http://edscuola.it/lre.html
Nella mia relazione divulgativa ho solo cercato di far capire la esigenza di superare in biologia una logica meccanicistica, nella quale, anche a proposito della Energia si parla di quantita’ e mai si parla di distinzione delle qualita’ energetiche dispetto ai loro possibile riconoscimento biologico.
Pertanto sara’ solo con chi vorra’ dialogare apertamente senza inutili criticismi capaci solo di ripetere libri stampati ormai obsoleti, che potremo aprire una discussione finalizzata a risolvere il problema della comunicazione evolutiva vista nell’ottica dell’avanzamento delle scienze della vita. (anno 2006)

Cari  amici di Egocreanet, come vedete dall’ articolo che vi invio da GENOME-WEB, http://www.genomeweb.com/blog/entangled-dna,  certamente non sono il solo che tratta il DNA come una molecola Entangled, che contiene non solo le sequenze tridimensionali di informazione genetica da copiare e trasferire dagli RNA, ma anche una proiezione bidimensionale delle stesse contenuta nell’ interno della doppia elica , come Energia di informazione oscillante (Ei) che puo essere comunicata simultaneamente a distanza come segnali a sistemi di ricezione similari quali il DNA mito ovvero gli enzimi operatori del tipo i chapeirons.
Vedi la nota in:  http://www.quantumbionet.org/admin/files/ENTANGLED-BONDS.pdf
Entangled DNA
Some physicists are suggesting that quantum entanglement — “the weird quantum process in which a single wavefunction describes two separate objects” — holds DNA together, reports the Physics arXiv Blog. The National University of Singapore’s Elisabeth Rieper and her colleagues developed a simple model of DNA in which the four bases are planar, positively charged nuclei surrounded by electron clouds and movement of those clouds relative to the nuclei create dipoles, and if they moves back and forth, a harmonic oscillation. According to the Physics arXiv Blog Rieper’s team then asks, “what happens to these oscillations … when the base pairs are stacked in a double helix?” A classical physics accounting of the energy holding DNA together, Rieper’s team says, isn’t enough as it is “energetically less favourable than the quantum correlations” and so they turned to quantum entanglement as a possible explanation. This work is “speculative but potentially explosive,” adds the Physics arXiv Blog.
By Paolo Manzelli – Firenze (I) – Ago. 2010


A riprova del DNA come ANTENNA
Le nanoparticelle danneggiano il DNA a distanza – 20 Nov. 2009
Le particelle di cromo-cobalto possono causare danni al DNA anche se non entrano fisicamente in contatto con le cellule.
La scoperta su Nature Nanotechnology
Le nanoparticelle riescono a danneggiare il Dna di cellule protette da una barriera – costituita da membrane cellulari – senza doverla fisicamente oltrepassare, ma attraverso una cascata di segnali chimici.
Lo si legge su Nature Nanotechnology, in uno studio coordinato da Gevdeep Bhabra del Bristol Implant Research Centre (Gb), che porta alla luce un nuovo rischio legato alle nanotecnologie, ma anche l’opportunità di sfruttarle in un modo innovativo.
Ormai le nanoparticelle sono ampiamente utilizzate. In campo chirurgico, per esempio, sono parte integrante di protesi e impianti. Le ricerche condotte finora sui rischi delle nanoparticelle, però, riguardano soprattutto gli effetti di un’esposizione diretta, mentre molto poco si sa di cosa possa causare l’esposizione indiretta.
In questo nuovo studio, i ricercatori si sono chiesti se una barriera cellulare fosse in grado di proteggere le cellule dall’azione di nanoparticelle costituite da cromo e cobalto, presenti nei tessuti dei vestiti e nelle protesi ortopediche.
Bhabra e colleghi hanno quindi frapposto una barriera multistrato tra nanoparticelle di cromo-cobalto (in quantità migliaia di volte superiori a quelle con cui veniamo in contatto normalmente) e una coltura di fibroblasti umani (cellule del tessuto connettivo).
Sebbene le nanoparticelle non siano riuscite ad attraversare la membrana cellulare, i fibroblasti hanno subito mutazioni al DNA dieci volte di più rispetto ai fibroblasti di controllo. Secondo gli studiosi, l’effetto si deve ai segnali chimici tra la membrana cellulare e i fibroblasti. Interrotte le vie di comunicazione tra questi, infatti, il tasso di danni al DNA è tornato nella norma.
C’è però anche un risvolto positivo della scoperta: “Se la barriera del corpo umano lavora in questo modo, – si chiedono i ricercatori – possiamo far arrivare l’azione di nuovi farmaci alle cellule senza entrare fisicamente nel corpo ?”
Aspettando che nuovi studi diano una risposta a questa domanda, secondo gli autori al momento non c’è motivo di ritenere che le quantità di nanoparticelle a cui siamo esposti rappresenti un pericolo per la salute; lo studio deve però servire da monito affinché siano considerati tutti i rischi, anche quelli indiretti. (m.s.)
By Edoardo Capuano  – Riferimento: DOI: 10.1038/NNANO.2009.313
Fonte: Galileonet.it

Commento NdR: le nanoparticelle sono utilizzate anche nei Vaccini e quindi producono anche mutazioni genetiche al DNA nei soggetti vaccinati !


Il regno minerale è in corrispondenza con tutti i metalli (minerali) nel corpo fisico dei Viventi, fin nella struttura del DNA cellulare; i minerali si ritrovano ovunque negli organismi viventi ed i trattamenti terapeutici con i minerali rimettono in ordine le strutture perturbate dell’individuo, che si manifestano, con sintomi funzionali ed alterazioni per intossicazione, sopra tutto sulla funzionalità delle ghiandole endocrine che vengono riattivate alle loro normali funzioni.
Essi possono trovarsi sotto forma ponderale in certi settori dell’organismo ed in traccia in altri che, combinandosi con gli enzimi creano i metallo/enzimi oppure con delle molecole come quelle dell’emoglobina ed ancora a livello dell’informazione nel DNA.
I metalli ed i metalloidi, possiamo chiamarli “residui fossili cosmici”, che sono anche identificabili e presenti nell’organismo degli esseri viventi.
I lavori di Padre Etienne Guillé (“Le Langage Vibratoire de la Vie” – edition Du Rocher 1990) affermano che i metalli hanno ugualmente un’azione al livello del DNA legandosi alle basi e possono così modificarne l’informazione.
Il premio Nobel (nel 1981) Barbara McClintok, ha dimostrato con i suoi lavori che il DNA non era immutabile, ma che esso poteva subire delle mutazioni in funzione del terreno nel quale è inserito.
L’effetto Kevran: Negli anni 60 mentre faceva ricerche sul silicone, il professor francese Louis Kevran (scienziato) ha scoperto qualche cosa di straordinario a questo proposito. Ha trovato che il silicone si converte in calcio con un processo che ha chiamato “trasmutazioni biologiche.”
Questo effetto permette di comprendere come ogni sostanza anche con il suo Campo ElettroMagnetico specifico– CEM, introdotta nell’organismo e quindi anche i metalli, possono in virtù delle debole energie esistenti, modificare la propria natura ionica molecolare in altre nature e strutture e ciò in dipendenza del tipo di carica bio elettronica del terreno, (dei liquidi extra ed endocellulari) nei quali si ritrovano.  Le micro onde modulate hanno anche una azione importante sulla cellula vivente in generale e quindi anche sul DNA.
Una onda radar per esempio è un’onda elettromagnetica. Si potrebbe pensare che la molecola la più sensibile a questo tipo di campo sia la molecola d’acqua (che per la sua geometria è un minuscolo dipolo elettrico); di conseguenza le cellule ed i tessuti viventi sono sensibili, piu’ sono ricchi di acqua.  Cio’ è vero per le onde ad alta frequenza, non modulate.


Il DNA sembra essere anche un superconduttore organico in grado di lavorare a una temperatura corporea normale.
I conduttori artificiali invece richiedono per il loro funzionamento delle temperature estremamente basse (tra -200 e -140°C). Inoltre, tutti i superconduttori possono immagazzinare luce, quindi informazioni. Anche questo dimostra che il DNA sia è grado di farlo.

Vi è un altro fenomeno legato al DNA e ai tunnel spaziali.
Normalmente questi minuscoli tunnel sono altamente instabili e durano soltanto una frazione di secondo. In certe condizioni però si possono creare dei tunnel stabili in grado di formare delle sfere luminose. In alcune regioni della Russia queste sfere appaiono molto spesso. In queste regioni le sfere a volte s’innalzano dalla terra verso il cielo, e i ricercatori hanno scoperto che possono essere guidati dal pensiero. Le sfere emettono onde a bassa frequenza che vengono anche prodotte dal nostro cervello, quindi sono in grado di reagire ai nostri pensieri. Queste sfere di luce hanno una carica energetica molto elevata e sono in grado di causare delle mutazioni genetiche. Anche molti operatori spirituali producono queste sfere o colonne di luce, quando si trovano in uno stato di profonda meditazione o durante un lavoro energetico.
In alcuni progetti per la guarigione della terra queste sfere vengono catturate anche nelle foto. In passato di fronte a questi fenomeni luminosi si credeva che apparissero degli angeli. In ogni caso, pur mancando le prove scientifiche, ora sappiamo che persone con queste esperienze non soffrivano affatto di allucinazioni. Abbiamo fatto un grande passo in avanti nella comprensione della nostra realtà. Anche la scienza “ufficiale” conosce le anomalie della terra che contribuiscono alla formazione dei fenomeni luminosi. Queste anomalie sono state trovate di recente anche a Rocca di Papa, a sud di Roma.
Nel libro “L’Intelligenza in Rete nascosta nel DNA“, (editore: Macro Edizioni) Grazyna Gosar e Franz Bludorf spiegano chiaramente e precisamente queste connessioni.


Sarà possibile scoprire rapidamente gli autori dei delitti.
Un aiuto anche contro le malattie genetiche ?

MILANO – Si chiama «Lab-on-chip» ed è un laboratorio in miniatura racchiuso in pochi millimetri di silicio per fare l’analisi del Dna in meno di un quarto d’ora.
La società italo-francese StMicroelectronincs (StM), terzo produttore mondiale di semiconduttori, lo presenta oggi in anteprima mondiale a Filadelfia. E’ una piccola rivoluzione. Il nuovo chip è usa e getta, veloce ed economico, caratteristiche che permetteranno alla diagnostica medica e alla ricerca farmaceutica di abbreviare i tempi di analisi del Dna e abbattere i costi. «Si potranno individuare le malattie genetiche direttamente in ambulatorio, senza i ritardi dei laboratori e prezzi molto più bassi, o fare una valutazione in tempo reale nel corso di un’operazione. Le case farmaceutiche lo potranno usare per verificare l’ efficacia dei nuovi farmaci», sostiene Bruno Murari, direttore ricerca e sviluppo per telecomunicazioni, periferiche e auto di StM.
Il prezzo non è ancora stato stabilito, ma Murari ipotizza «qualche decina di dollari», contro un’analisi in laboratorio che può costare da 500 fino a 1.500 dollari.
Il nuovo chip potrà essere usato più facilmente da polizia e tribunali per scoprire in tempi brevi gli autori dei delitti. E c’è chi già immagina screening di massa per individuare alcune malattie genetiche.
Il chip-laboratorio è stato sviluppato a Cornaredo, vicino a Milano, ed è basato sulla tecnologia Mems (Sistemi micro -elettro -meccanici), usata per produrre chip di silicio per dispositivi miniaturizzati.
La moltiplicazione del Dna avviene all’interno di canali scavati nel silicio dal segmento di Dna presente nel campione, si può arrivare in uscita fino a un miliardo di copie. «Per la prima volta vengono integrate su unico supporto le due funzioni di amplificazione
(amplification) e individuazione (detection) del Dna. Invece di plastica o vetro, viene usato il silicio, materiale che ha il vantaggio di un’ottima conduttività termica, necessaria per il processo di moltiplicazione del Dna, e consente di sfruttare la tecnologia microelettronica.
Lasciando la strada aperta a nuove evoluzioni», spiega Murari. E non nasconde che per StM si apre una nuova frontiera di business. «Il mondo si muove in questa direzione.  Quando il mercato abbraccerà i nuovi chip, arriveranno i volumi».
La conferma di un modello economico che, alla ricerca esasperata, preferisce l’uso di tecnologie spesso mutuate da altri campi e che non si rinnovano in tempi troppi veloci, puntando più su componenti usa e getta, quindi da sostituire di continuo, che su hardware costosi. Così da garantire un enorme ritorno sugli investimenti.
E Lab-on-chip è nato grazie all’esperienza delle stampanti a getto di inchiostro Hewlett Packard, per la quale StM in passato ha progettato i chip delle cartucce (ora ne produce 200 milioni all’anno). Dopo l’esperienza con l’inchiostro, perché non provare con i fluidi organici?, si sono chiesti tre anni fa gli scienziati di un laboratorio pubblico di ricerca francese (Leti). E hanno perciò chiesto a StM di collaborare con loro. «Ma poi siamo andati avanti per conto nostro».
Per ora è solo un prototipo. «Ma nell’arco di un anno saremo in grado di produrlo. Con dimensioni ancora inferiori», anticipa Murari. E prevede ulteriori evoluzioni: sullo stesso chip potrà essere inserita anche la separazione dei globuli bianchi dal sangue e la successiva scissione del nucleo per estrarre il Dna.
E probabilmente l’analisi del risultato al microscopio cederà il posto a quella fatta con il pc.
By Giuliana Ferraino – gferraino@corriere.it
vedi: Scoperta nello spazio Nebulosa a spirale come DNA


L’EPIGENETICA STA DIMOSTRANDO che la dieta, il comportamento e l’ambiente possono influire sul nostro DNA e quindi anche sulla salute dei nostri discendenti.
Il biologo Bruce Lipton ed altri al suo passo arrivano a dire che credenze ed intenzionalità hanno la forza di modificare i nostri Geni.
L’Epigenetica riscriverà le regole della malattia, dell’eriditarietà e dell’identità.

L’Esperimento di Jirtle e Waterland
Nel 2000 Randy Jirtle, un professore di oncologia delle radiazioni presso la Duke University, e il suo studente di postdotto-rato Robert Waterland progettarono un esperimento genetico all’avanguardia dalla semplicità unica. Iniziarono con coppie di grassi ratti dal colore giallo conosciuti come i ratti agouti, così chiamati per un loro gene particolare – il gene agouti- che oltre a rendere i roditori voraci e gialli li predispone al cancro e al diabete.
Jirtle e Waterland decisero di verificare se sarebbero riusciti a mutare la sfortunata eredità genetica di queste piccole creature.
Di solito, quando i ratti agouti si riproducono, la maggior parte della prole risulta identica ai genitori: altrettanto gialli e grassi come puntaspilli nonché suscettibili a malattie che ne abbreviano la vita. Tuttavia i ratti genitori dell’esperimento di Jirtle e Waterland produssero una maggioranza di prole che appariva complessivamente diversa.
Questi giovani ratti erano magri e color grigio topo; inoltre non mostravano la suscettibilità dei loro genitori al cancro e al diabete e vivevano agili fino a tarda età.
Gli effetti del gene agouti erano stati virtualmente cancellati. I ricercatori avevano operato questa trasformazione in modo notevole senza nemmeno alterare una singola lettera del DNA del ratto.
Al contrario, il loro approccio era stato radicalmente semplice, avevano cambiato la dieta della madre.
A partire da poco prima del concepimento Jirtle e Waterland avevano nutrito un gruppo campione di ratti madre con una dieta ricca di donatori di metili, piccoli composti chimici che possono attaccarsi ad un gene e disattivarlo.
Queste molecole sono comuni in natura e si riscontrano in molti cibi, tra cui cipolle, aglio, barbabietola rossa e negli integratori alimentari spesso prescritti alle donne incinte. Dopo essere stati consumati dalle madri, i donatori di metili si facevano strada fino ai cromosomi degli embrioni in via di sviluppo e sino a raggiungere il critico gene agouti.
Le madri trasmettevano intatto il gene agouti ai loro figli, ma grazie alla dieta ricca di metili, avevano aggiunto al gene un interruttore che variava l’intensità degli effetti deleteri del gene. “Faceva un po’ paura e quasi spavento vedere come qualcosa di tanto capillare quanto un cambiamento nutrizionale nel ratto madre incinta poteva causare un effetto così drammatico sull’espressione genetica del piccolo,” diceva Jirtle. “I risultati hanno dimostrato quanto importanti possano essere le mutazioni epigenetiche“.

Le ricerche di Szyf ed altri ricercatori
A dispetto di tanta opposizione Szyf ed altri ricercatori hanno perseverato. Attraverso numerosi studi Szyf ha scoperto che i comuni percorsi di informazione, noti per provocare tumori cancerosi, attivano anche l’apparato per la metilazione del DNA; mettere ko uno degli enzimi in quel percorso impedisce ai tumori di svilupparsi.
Quando i geni che di solito promuovono la crescita tumorale vengono demetilati — cioè gli interruttori che sono normalmente presenti vengono rimossi, quei geni entrano in azione e provocano la crescita tumorale.
Szyf è ormai lontano dall’essere l’unico in questo campo. Altri ricercatori hanno identificato dozzine di geni, tutti correlati alla crescita e diffusione del cancro, che vengono scarsamente o eccessivamente mediati quando la ma­lattia prende il sopravvento.
Il batterio Elicobatterio, ritenuto essere la causa del cancro allo stomaco, si è dimostrato capace di innescare potenziali cambiamenti cancerogeni nelle cellule dell’intestino.
Tracce di metilazione anomale sono stati riscontrati in molti cancri al colon, allo stomaco, alla cervice, alla prostata, alla tiroide e al seno.
Szyf vede il nesso fra epigenetica e cancro con occhio fi­ducioso. A differenza delle mutazioni genetiche i cambiamenti epigenetici sono potenzialmente reversibili. Un gene mutato difficilmente ritorna normale; l’unico rimedio è uccidere o elidere tutte le cellule portatrici del codice difettoso. Tuttavia un gene dalla metilazione difetto sa potrebbe ancora essere incoraggiato a ristabilire uno schema salutare e continuare così a funzionare.
Esiste già un farmaco epigenetico approvato dall’agenzia statunitense per gli alimenti e i medicinali per usi contro sindromi mielodisplastiche conosciute anche come preleucemia e leucemia. Attualmente esistono almeno altri otto farmaci epigenetici in diversi stadi di sviluppo o sperimentazione umana.
Gli schemi della metilazione si mostrano anche promettenti come strumenti diagnostici in grado potenzialmente di fornirci informazioni critiche rispetto alle probabilità che un cancro risponda o meno a un trattamento. Entro il 2008 una società di Berlino chiamata Epigenomics, in collaborazione con la Roche Pharmaceuticals, si propone di portare sul mercato un test di esame epigenetico. Essi stanno lavorando su strumenti diagnostici simili per il cancro al seno e alla prostata. Szyf è il cofondatore di una società, MethylGene, che finora ha sviluppato due farmaci epigenetici per il cancro dai risultati promettenti per la sperimentazione umana.
Altri hanno pubblicato dati di ricerche su soggetti animali che suggeriscono una componente epigenetica nelle malattie infiammatorie quali l’artrite reumatoide, le malattie neurodegenerative e il diabete.

La scoperta di Michael Skinner
Nel 2004, genetista presso l’università del Wa­shington State, scoprì in modo accidentale un effetto epigenetico nei ratti che resiste almeno fino a quattro generazioni. Skinner stava studiando come un fungicida agricolo comunemente usato, quando introdotto in ratti madri incinte, influiva sullo sviluppo dei testicoli dei ratti fetali.
Non fu sorpreso di scoprire che i ratti maschi esposti nell’utero ad alte dosi dell’agente chimico rivelavano con gli anni una quantità di sperma inferiore. La sorpresa arrivò quando egli esaminò i ratti maschi nelle generazioni successive — i nipoti delle madri esposte.
Sebbene il pesticida non aveva mutato nemmeno una lettera del loro DNA, anche questa prole di seconda generazione mostrava una quantità di sperma inferiore.
La stessa cosa valeva per la generazione successiva (i pronipoti e i susseguenti).

Gli studi di Marcus Pembrey
Nel novembre del 2005 Marcus Pembrey, un genetista clinico presso l’Istituto di Salute infantile a Londra, seguì una conferenza alla Duke University per presentare dati accattivanti raccolti da due secoli di libri di atti pubblici sui ricavati del raccolto e i prezzi dei cibi in una cittadina isolata della Svezia del nord. Pembrey e il ricercatore svedese Lars Olov Bygren notò che le fluttuazioni delle provviste di cibo nella cittadina potevano avere effetti sullo stato di salute che si estendevano perlomeno fino a due generazioni.

Era più probabile per nonni che avevano vissuto i loro anni preadoloscienziali in tempi di abbondanza avere nipoti con il diabete – un disturbo che raddoppiava il rischio per i nipoti di morte prematura. Altrettanto rilevante è il fatto che gli effetti erano specifici al sesso dell’individuo. L’accesso di un nonno a provviste traboccanti di cibo influenzava il tasso di mortalità dei nipoti maschi soltanto, non delle nipoti, e l’esperienza di lauto eccesso di una nonna paterna influiva sul tasso di mortalità delle nipoti femmine, non dei nipoti.
Questo portò Prembey a sospettare che i geni sui cromosomi specifici del sesso X e Y venissero influenzati da segnali epigenetici.
Un’ulteriore analisi supportò il suo presentimento e offrì profonde intuizioni nel processo di segnalazione.
Ne venne fuori che definire il periodo – l’età in cui le nonne e i nonni sperimentavano una sovrabbondanza di cibo – era critico per l’impatto intergenerazionale.

Le nipoti che maggiormente subivano questa influenza erano quelle le cui nonne sperimentavano periodi di abbondanza nell’utero o da neonate, e precisamente nel ciclo in cui le ovaie delle nonne andavano formandosi. I nipoti più influenzati erano coloro i cui nonni sperimentavano abbondanza durante il cosiddetto periodo di crescita lenta, appena prima dell’adolescenza, uno stadio-chiave per lo sviluppo dello sperma.
Tratto da S& C. – Macro ediz. Lug.2007

Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell’organismo.


Costruita antenna ricetrasmittente a forma del DNA
Dipole Antenna in DNA Strands for Circular Polarization: – omni-directional radiation pattern on the horizontal plan

By Leonard Chow, Y.; Liang Zhao; Lee, M.W.K.; Fang, D.G.
TENCON 2006. 2006 IEEE Region 10 Conference – Volume , Issue , 14-17 Nov. 2006 Page(s):1 – 3
Digital Object Identifier   10.1109/TENCON.2006.344170
Summary:This paper gives a novel dipole antenna, in the form of DNA strands, to gives an omni-directional pattern around in circular polarization. Normally, such omnidirectional pattern occurs only for a simple linear dipole in linear polarization
Abstract
vedi: http://ieeexplore.ieee.org/xpl/freeabs_all.jsp?tp=&arnumber=4142245&isnumber=4142121

“Scalar waves are produced when two electromagnetic waves of the same frequency are exactly out of phase (opposite to each other) and the amplitudes subtract and cancel or destroy each other. The result is not exactly an annihilation of magnetic fields but a transformation of energy back into a scalar wave. This scalar field has reverted back to a vacuum state of potentiality. Scalar waves can be created by wrapping electrical wires around a figure eight in the shape of a möbius coil. When an electric current flows through the wires in opposite directions, the opposing electromagnetic fields from the two wires cancel each other and create a scalar wave.”
“The DNA antenna in our cells’ energy production centers (mitochondria) assumes the shape of what is called a super-coil. Supercoil DNA look like a series of möbius coils. These möbius supercoil DNA are hypothetically able to generate scalar waves. Most cells in the body contain thousands of these möbius supercoils, which are generating scalar waves throughout the cell and throughout the body.”


RNA, il primo catalizzatore – Nov. 2010
Per la prima volta si è riusciti a descrivere i dettagli atomici di come la ribonucleasi P riconosce si lega e “cliva” l’RNA transfer (tRNA)
Nell’universo biochimico degli organismi superiori, le proteine rappresentano molecole di massima importanza: sono catalizzatori indispensabili per molti processi necessari alla vita. Eppure non è sempre stato così: in origine, il ruolo principale era svolto dall’acido ribonucleico (RNA).
Ora i ricercatori della Northwestern University hanno prodotto una descrizione atomica che mostra in che modo due di queste molecole molto antiche interagiscano le une con le altre. Per la prima volta, si è riusciti a descrivere, i dettagli atomici di come la ribonucleasi P riconosce, si lega e “cliva” l’RNA transfer (tRNA), utilizzando una potente sorgente di raggi X dell’Advanced Photon Source, presso l’Argonne National Laboratory per ottenere immagini di cristalli formati da queste due molecole di RNA.
“L’RNA è una molecola antica, ma è assai sofisticata”, ha spiegato Alfonso Mondragón, professore di bioscienze molecolari del Weinberg College of Arts and Sciences e coautore dell’articolo apparso sulla rivista Nature. “La struttura cristallina che abbiamo ottenuto mostra che molte delle proprietà che attribuiamo alle molecole moderne erano già presenti in quell’antico RNA. L’RNA è un catalizzatore che ha molta della versatilità e della complessità delle proteine moderne”.

Per miliardi di anni, e ancora oggi, la funzione dell’RNasi P, presente in quasi tutti gli organismi viventi, dai batteri agli esseri umani, è stata di “clivare” (fessurare) l’RNA transfer rendendolo utile alla cellula.
“Si sapeva che questa reazione chimica avviene, e che l’RNA può fungere da catalizzatore, ma finora non sapevamo esattamente come”, ha aggiunto Mondragón. “Ora abbiamo una migliore comprensione di come funzioni l’RNA. “L’RNasi P è costituita da un grande nucleo di RNA  che e’ solo una ipotesi) più una piccola proteina, il che esemplifica la transizione evolutiva da un mondo biochimico dominato dall’RNA a uno dominato dalle proteine”.
La proteina ha lo scopo di aiutare a riconoscere il tRNA, ma la maggior parte del riconsocimento avviene grazie alle interazioni RNA-RNA  che e’ solo una ipotesi, che coinvolgono la complementarietà di forma e anche l’accoppiamento delle basi.
La struttura mostra che una volta che l’RNase P riconosce il tRNA, vi si aggancia e, assistito da ioni metallici, rompe il legame chimico. Ciò fa maturare il tRNA, producendo una molecola di RNA più piccola, che così può contribuire ai processi fondamentali nella cellula. L’enzima basato sull’RNA ripete il processo continuamente, tagliando ciascun tRNA esattamente nello stesso punto ogni volta.
“La scoperta, avvenuta 30 anni fa, che le molecole di RNA possono avere una funzione catalitica, ha fatto sorgere l’idea che l’RNA possa essere stata la prima molecola”, ha concluso Mondragón. “Il nostro lavoro rinforza la nozione dell’esistenza di un mondo a RNA in cui ebbe origine la vita.” (fc)

Quali geni sono essenziali per la vita ? La risposta in un batterio – 30/08/2011
Dallo studio risulta che tra gli elementi fondamentali sono compresi non solo geni codificanti, ma anche DNA con funzioni di regolazione e, sorprendentemente, altri segmenti di DNA di funzione ignota
Quali parti del codice genetico sono essenziali per la vita di un batterio ?
Una risposta per quanto parziale, viene da una nuova ricerca condotta presso la Stanford University School of Medicine in cui è stato analizzato il genoma della specie Caulobacter crescentus.
Secondo quanto riportato sulla rivista Molecular Systems Biology, si è riscontrato che in condizioni di laboratorio, per la sopravvivenza del batterio è essenziale il 12 per cento del materiale genetico: non solo gli elementi essenziali comprendono geni codificanti, ma anche DNA con funzione di regolazione e, sorprendentemente, altri segmenti di DNA di funzione ignota.
Il restante 88 per cento del genoma potrebbe subire danni senza minacciare la capacità del batterio di crescere e riprodursi.
Il DNA di Caulobacter, come quello della maggior parte dei batteri, è costituito da un singolo cromosoma di forma circolare.
Per condurre l’esperimento, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica genetica avanzata per incorporare un frammento di DNA artificiale in un locus casuale del cromosoma, in modo da alterare la funzione della regione di DNA batterico in cui era inserito.
Nel corso di due giorni, i ricercatori hanno coltivato questi ceppi mutanti fino a raggiungere un milione di cellule batteriche, e ne hanno sequenziato il DNA.
Dopo un’intensiva analisi computerizzata, è stata realizzata una mappa dell’intero genoma, in modo da determinare esattamente il punto in cui i segmenti artificiali erano stati inseriti nelle cellule sopravvissute.
Il batterio studiato è una specie che vive in acque dolci che viene utilizzato da molto tempo nella ricerca in biologia molecolare: il suo genoma è stato sequenziato nel 2001.
“Sono emerse molte sorprese dall’analisi delle regioni essenziali del genoma di Caulobacter”, ha spiegato Lucy Shapiro, autore senior dell’articolo. “Per esempio, abbiamo trovato 91 segmenti di DNA essenziali di cui non è nota la funzione: ciò potrebbe portare a un nuovo livello di conoscenza della biologia dei batteri”. (fc)
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it


Materiale “strano” nel nostro DNA
Una ricerca pubblicata su Nature nel 2012, condotta daRobert Gifford, paleo virologo presso Aaron Diamond AIDS Research Center, e John Coffin, virologo alla Tufts University School ofMedicine di Boston, rivela che tutti noi potremmo essere meno umani di quanto pensiamo.
Lo studio spiega che il genoma umano è in parte un virus, per la precisione il Bornavirus, portatore di morte per cavalli e pecore. Sembra che 2milioni di anni fa, questo virus abbia inserito parte del suo materiale genetico nel nostro DNA.
La scoperta dimostra come questi virus di tipo RNA (lo Rna (e’ solo una ipotesi di lavoro indimostrata) possono comportarsi come i retrovirus ed integrarsi stabilmente come ospiti dei nostri geni. Questo lavoro di ricerca potrebbe consentire di capirne molto di più sulla nostra evoluzione, rivelando come il mondo attuale sia anche il frutto del lavoro di un virus contenuto in ognuno di noi.
“La conoscenza di noi stessi come specie è stata leggermente mal interpretata” afferma Robert Gifford. Insomma non abbiamo tento conto che il DNA umano si evoluto anche grazie al contributo di batteri ed altri microrganismi e che le nostre difese immunitarie hanno fatto ricorso a quel materiale genetico per difendersi dalle infezioni. Sembra che fino all’8% del nostro genoma potrebbe ospitare materiale genetico dei virus.

In uno studio parallelo, alcuni ricercatori Giapponesi hanno trovato copie di un gene del Bornavirus inserite in almeno quattro zone diverse del nostro genoma. Ricerche condotte su altri mammiferi hanno rivelato la sua presenza in una vasta quantità di specie per milioni di anni.
“Hanno fornito le prove di un reperto fossile con tracce del Bornavirus”, afferma John Coffin, virologo alla Tufts University School of Medicine di Boston e coautore dello studio “Questo ci dice anche che l’evoluzione dei virus non è andata come pensavamo”.


L’impronta biologica nel nostro genoma, sarebbe l’eredità lasciata da questa remota civiltà extraterrestre nella Via Lattea
Secondo l’astrofisico Vladimir I. Shcherbak, della Al-Farabi Kazakh National University del Kazakistan, e Maxim A. Makukov dell’ Istituto Astrofisico Fesenkov, i nostri geni potrebbero contenere nel loro “design” una sorta di “marchio di fabbrica” al loro interno, scritta milioni di anni fa in un altro posto della nostra galassia.
Questo specie di “griffe” sarebbe il timbro indelebile di una civiltà extraterrestre che ci ha preceduto di molti milioni di anni.
L’ impronta biologica nel nostro genoma, sarebbe l’ eredità lasciata da questa remota civiltà alla Via Lattea.
I due astrofisici ipotizzano che il messaggio intelligente lasciato nel nostro DNA è scritto con una semantica e una matematica che non possono essere spiegate con la teoria classica dell’evoluzione darwiniana.
Come riporta l’articolo di Discovery News, Shcherbak e Makukov lo chiamano SETI biologico, affermando che questo sistema di comunicazione è molto più duraturo ed efficace rispetto alla possibilità di rilevare gli alieni attraverso la ricezione di un una trasmissione radiofonica extraterrestre.
Così scrivono sulla rivista Icarus: “Una volta fissato, il codice rimane immutato attraverso i tempi cosmologici, infatti si tratta del sistema più durevole conosciuto.
Quindi rappresenta una memoria eccezionalmente affidabile per una firma intelligente.
Una volta che il genoma è opportunamente riscritto, il nuovo codice con il “marchio di fabbrica” rimarrà congelato nella trasmissione del DNA alle successive generazioni, venendo tramandato attraverso lo spazio e il tempo”.

Per sostenere tale ipotesi, i modelli di codice genetico devono essere statisticamente molto significativi e intelligenti, cioè devono essere in possesso di caratteristiche che sono incompatibili con qualsiasi processo naturale, spiegano gli autori.
Secondo l’analisi dettagliata dei due ricercatori, il genoma umano mostra un’approfondita precisione nell’ordine di mappatura tra i nucleotidi del DNA e gli aminoacidi.
“Alcuni semplici accorgimenti nel codice rivelano un insieme di modelli aritmetici e ideografici che fanno pensare ad un linguaggio simbolico”, continuano i due. “Accurati e sistematici, questi modelli appaiono come il prodotto di una precisione logica e informatica non banale”.
L’interpretazione del dati porta i due ricercatori ad una conclusione straordinaria:
“Il nostro codice genetico sembra essere stato inventato al di fuori del Sistema Solare già diversi miliardi di anni fa”.
La conclusione di Shcherbak e Makukov, in effetti, sembra appoggiare la teoria della panspermia, l’ipotesi secondo cui la vita sulla Terra sarebbe stata seminata dallo spazio.
Ma ci sono altri indizi che possano sostenere le conclusioni dei due astrofisici ?
Articolo su: sciencedirect.com

Il DNA ha delle caratteristiche nascoste alla medicina ufficiale:
vedi: http://www.stazioneceleste.it/kryon/85K_2010.htm

Articolo trovato su: www.mednat.org | Link

3 Comments

  1. Strategie di Cambiamento culturale e scientifico per favorire la crescita della “Living Economy”.
    Convegno “Biodiversità significati e limiti” – Prato il 17 e 18 Settembre 2015.
    http://www.biodiversitasignificatielimiti.cnr.it/
    Note e riflessioni di Paolo Manzelli, <egocreanet2012@gmail.com

    Le crisi dell'economia globale, la alterazione sistematica l'ambiente vitale e le preoccupazioni sociali contemporanee condividono le stesse radici di una profonda necessita di cambiamento di un sistema socio economico della societa’ industriale che mira a realizzare profitti a breve termine evitando di pre-occuparsi della sostenibilita’ della vita nel lungo periodo . Affrontare questa crisi epocale di un ecosistema che va verso l' auto distruzione, richiede non solo lo sviluppo tecnologico, ma una innovazione sociale e culturale determinante nel favorire un complesso cambio di paradigma denominato “Living Economy” che sara' basato su una nuova solidarietà e co-operazione tra i popoli, al posto di un sistema di spietata concorrenza tra nazioni, industrie, classi sociali e generazioni.
    I nostri modelli mentali sono basati sul riduzionismo meccanico e nella loro limitatezza per la comprensione della vita, determinano non solo un modo sbagliato di dare senso alla sostenibilita' solidale del mondo in cui viviamo, ma viceversa indirizzano stili di vita e cognizioni incapaci di far fronte ad una rapida azione condivisa per dare sviluppo ad un futuro sostenibile basato sul una strategia di co-evoluzione attiva tra crescita uomo e la biodiversità dell'ambiente come nucleo fondante della “Living Economy”

    I limiti della Scienza "meccanica", sono oggi resi evidenti da una continua erosione di certezze documentate cosi che e' iniziata una profonda revisione cognitiva che tende ad aprire e superare i limiti del campo visivo tradizionale della scienza. Un nuovo paradigma scientifico si propone di corrispondere alla urgenza di capire come agire e cosa cambiare nella vecchia cultura meccanica per favorire la sopravvivenza della biodiversita' della vita sulla terra. Infatti la logica della Scienza Meccanica e stata fondata su una concettualita' lineare dove " il tutto equivale alla somma dei suoi componenti" , pertanto sotto tale profilo cognitivo anche la biodiversita' viene intesa come la semplice sommatoria del numero di specie che popolano la terra che oggi va diminuendo . Questa concezione “meccanica” non prende in considerazione il fatto che la Biodiversita' è un indicatore di “co-variazione condivisa degli ecosistemi” che rende possibile la vita come complessa relazione di convivenza basata su la reciprocita' dello sviluppo evolutivo del sistema vivente.

    La ‘biodiversità’ vista nella sua complessita' di relazioni di condivisione della vita, è stata definita dalla Commissione Europea Agricoltura (DG AGRI, 1999) come “…..la variabilità della vita e dei suoi processi includente tutte le forme di vita, dalla singola cellula agli organismi piú complessi, a tutti i processi, ai percorsi e ai cicli che collegano gli organismi viventi alle popolazioni, agli ecosistemi e ai paesaggi”.
    Tale definizione tiene ottimamente conto dei fattori genetici e di quelli epigenetici che regolano la espressione del DNA . Purtroppo nella prassi la Commissione Europea predilige favorire la competitivita' e non la biodiversita' .
    Ad es recentemente la CE considera la normativa italiana sulla produzione di formaggi , da uniformare a quella Europea. In Italia la legge impone di fare formaggi con latte fresco anziche' con il latte in polvere, in quanto quest'ultimo è deprivato di alti valori nutrizionali dalla pastorizzazione ad elevate temperature e successiva essiccazione. La normativa Italiana, che favorisce la biodiversita' della produzione del latte fresco prodotto localmente per fare formaggi artigianali, viene cosi' considerata dalla CE una violazione alla libera competitivita' nel quadro della circolazione delle merci all’interno dell’UE. Questa contraddizione tra Dichiarazioni di Principio sulla impotanza della biodiversita' e la competitivita' del mercato, favorisce la produzione di formaggi standardizzati e commercialmente piu' competitivi perche ottenuti utilizzando latte in polvere di libera provenienza, ee cio' conduce la produzione di formaggi verso un ribasso della loro qualità nutritiva, sottraendo specificità e diversificazione dei prodotti caseari che indubitabilmente va ad incidere negativamente sulla bio-diversita' della produzione del latte.
    Esempi come il il precedente dimostrano la incompatibilita' della difesa della biodiversita in un sistema economico fondato sulla competitivita'.

    Di fatto la biodivesita' è necessaria in natura come nella cultura, poiche' senza la capacità di cambiare gli organismi viventi non sarebbero in grado di adattarsi a condizioni mutevoli dell' ambiente nel sua evoluzione.

    A livello molecolare biologico il cambiamento che genera la biodiversita' è prodotto da elementi trasponibili (trasposoni), e dal “crossing-over” nella meiosi (divisione cellulare dei gameti e loro ricomposizione) e da molteplici modalita' di interazione epigenetica che agiscono sulle effettive possibilita' di espressione dei DNA. Questi sono alcuni dei processi che garantiscono a livello molecolare la varietà selettiva delle configurazioni genetiche che a loro volta consentono la variazione, l’adattamento e l’evoluzione. In particolare le modifiche a carico delle proteine della cromatina e del suo rimodellamento, possono influire direttamente sulle variazioni della espressione dei geni. Questo spiega perché le cellule differenziate in un organismo pluricellulare esprimono solo i geni necessari alla loro attività. Nel caso che i cambiamenti epigenetici riguardano l' ovulo materno allora tali cambiamenti epigenetici possono essere ereditati . Altresi' durante la ricomposizione del DNA nella " meiosi " i cambiamenti epigenetici scompaiono senza poter essere ereditati .

    Queste cognizioni sono utili percapire come si attua la biodiversita' in natura , la quale permette la coesistenza di una vasta eterogeneità dei sistemi viventi. Lo sviluppo recente delle ricerche sulla informazione epigenetica derivante dall' ambiente sulla effettiva traduzione delle informazioni codificate nel DNA, supera ormai la vecchia semplificazione delle concezioni meccaniche-deterministiche che tenevano conto conto del solo parametro della diversita' genetica, trascurando cosi' il fatto che la complessita' epigenetica di ogni sistema vivente. La vita infatti viene ‘codificata’ non solo dal proprio ‘genoma’, ma viene ‘costruita “epi-geneticamente’ da molteplici fattori ambientali. Recenti studi epigenetici mettono in evidenza come il cambiamento ambientale sia in grado di apportare modifiche all’espressione genica, senza cambiare la sequenza codificante del DNA, ma attivando selettivamente il modo in cui i geni vengono espressi , determinando di conseguenza la piu probabile organizzazione insiemi di condivisione cooperativa della circolazione della informazione bio-ecologica.

    Come esempio ben noto di informazione epigenetica sappiamo che le piante ad infiorescenza hanno un momento per fiorire che dipende dalla temperatura e pressione dell' aria ed da altre complesse altre informazioni ( luminosita dello spettro solare ecc ) percepite dall' ambiente. Tali informazioni epigenetiche attivano tutta una serie di reazioni biochimiche che catalizzano la espressione delle sezioni del DNA responsabili della infiorescenza. Specie di piante diverse fioriscono in base a informazioni ambientali diverse. Cambiando la informazione epigenetica l’infiorescenza si blocca.

    Mancano ormai pochi mesi al Vertice di Parigi, (COP21-dal 30 novembre – 11 dicembre 2015), dove si deciderà la volonta' ed il destino della sostenibilita' della vita sul nostro pianeta, mettendo in evidenza le soluzioni da intraprendere per mitigare le condizioni ormai insostenibili causate dal cambiamento del del clima e dalla distruzione sistematica dell' ambiente naturale che vanno a degradare sistematicamente la biodiversita' della vita sul nostro pianeta. L'eventuale accordo internazionale che verra' deciso nell' anbito di COP21 dovrà certamente indirizzare la strategia di un profondo cambiamento dell' ormai obsoleto paradigma “meccanico-deterministico” della scienza al fine di delineare nuove opportunita' di sostenibilita' della vita per tramite di una rinnovata creazione ed invenzione di nuovi modi di fare scienza e di nuove e rinnovate capacita di produzione e di consumo piu' rispettose dell' ambiente e della sostenibilita della biodiversita' in natura,

    In tale contesto di profondo rinnovamento delle conoscenze potremo dare un contributo a delineare responsabilmente cosa come quando cambiare nella scienza riduzionista meccanica della quale la biologia contemporanea è divenuta un semplice corollario, cio' in modo da poter modificare strutturalmente il tipo di sviluppo industriale della produzione e consumo che si fonda ancora su una base concettuale riduzionista della “meccanica” cosi che, per tramite criteri di competitivita' derivati da un assurdo “Dawinismo-Sociale” della lotta per l'esistenza e della selezione razzista è stata finalizzata a promuovere la ricchezza ed il potere di pochi ed di conseguenza aumentare la poverta' e la fame di molti.

    Certamente per dar vita al nuovo paradigma della “Living Economy” dovremo ancora capire responsabilmente come la competitivita' sviluppata' come base indiscussa del sistema di sviluppo industriale sia la vera causa concettuale della distruzione sistematica dell’ ambiente e pertanto dovremo comprendere a fondo come la competitivita' economica conduca anche ad eliminare sistematicamente la biodiversita' delle specie viventi.

    Charles Darwin per primo comprese che un problema fondamentale della biologia fosse quello di capire la ragione per cui in un modo naturale di competitivita' tra le specie ed inter-specifica, la biodiversita’ aumentasse anziche' diminuire. Oggi sappiamo che le fasi del processo di differenziazione ,sia per scomparsa di specie non adatte che per speciazione innovativa, sono sostanzialmente causate dall' adattamento ai cambiamenti ambientali , climatici, alimentari e culturali, che regolano la “Informazione Epigenetica”.
    La Epigenetica (dal greco επί, epì = "sopra" e γεννετικός, gennetikòs = .ereditario) si riferisce alle modificazioni .che attivano// disattivano particolari sequenze genetiche pur non agendo sulla mutazione della codificazione principale del DNA. . Pertanto la variabilita' della informazione epigenetica va' ad agire selettivamente anche sulle probabilita' di mutazione genetica determinando la crescita della biodiversita’ in sistemi ecologici non alterati dalla presenza distruttiva irresponsabile dell’uomo.

    Purtroppo il paradigma meccanico -determinista ha dominato per vari secoli la nostra cultura dello sviluppo industriale cosi che, la accettazione delle sue limitazioni concettuali, ha reso possibile pensare ad un progresso di sviluppo lineare senza limiti, che oggi se perseverera' ancora inalterato, sara' la causa di una autodistruzione progressiva della stessa specie umana.
    Dobbiamo pertanto capire che la degenerazione della biodiversita' è una reale disgrazia’ per la sopravvivenza dell' umanita' in quanto essa comporta inevitabilmente la depauperazione della qualita' del cibo e la degradazione della fertilita' dell' humus della terra ed include la deteriorizzazione sistematica di ogni possibilita' di resilienza del bilancio ecologico delle risorse naturali.

    In conclusione la bio-diversita è di fatto necessaria alla sopravvivenza della vita del pianeta in quanto la terra e un sistema vitale che si evolve come un unico e complesso equilibrio evolutivo proprio del sistema vivente.

    Nell’ ambito del paradigma socialmente innovativo della Living Economy dovremo pertanto dare sviluppo ad una nuova cultura di circolarita' collaborativa della vita come fondamento naturale che diventa fondamento della futura societa' della conoscenza condivisa, dove il fulcro del cambiamento sara' centrato nel porre come priorita' il fatto che l' uomo non potra sopravvivere se non sapra' regolare ed far evolvere responsabilmente la propria interdipendenza co-evolutiva con il sistema naturale della vita sulla Terra 

    Sappiamo che i sistemi ecologici condividono numerose forme di collaborazione sia per simbiosi che di biocenosi instaurando complesse relazioni di interazione collaborativa le quali sono la parte essenziale della sostenibilita' degli ecosistemi viventi. Infatti in natura l' istinto competitivo tra gli animali ha una funzione non distruttrice delle altre specie ma solo quella di mantenere in equilibrio la popolazione di specie diverse ed è tesa a migliorare ciascuna specie selettivamente.

    Viceversa l' economia industriale ha preso come fonte unica di ispirazione un modello di competizione denominata “Darwiniana” basata su un antagonismo senza limiti, che è quello che oggi conduce irrimediabilmente a pesanti ed inaccettabili distorsioni sociali che a loro volta inducono anche la degenerazione morale come conseguenza di un sistema di assurda competizione di tutti contro tutto.

    A tal proposito abbiamo recentemente visto come la Grecia sia caduta nella trappola economica della competitivita' eretta a simbolo della nostra epoca globale, nella quale prospera l'attirare investimenti esteri , mentre le nazioni sono costrette a ridurre prontamente il loro tenore sociale di vita (salari, assistenza, qualità della vita e dell' ambiente ed infine la limitazione della libertà politica). Risultato netto di questo sistema di estorsione finanziaria competitiva è un abbassamento globale delle condizioni e delle aspettative in nome della competitività dello sviluppo e della prosperità economica.

    Pertanto quello che serve oggi e' il rinnovo di una cultura essenzialmente creativa che cambi definitivamente criteri che relazionano la competitivita' produttiva e commerciale e lo sviluppo sociale che sono diventati antagonisti e che pertanto costituiscono la nostra rovina proprio in quanto conducono direttamente alll' inevitabile collasso del sistema competitivo della societa' industriale. Infatti la progressione consumistica dei paesi industrializzati non ha fatto la dovuta attenzione alle conseguenze della limitatezza delle risorse naturali, fingendo inoltre di poter ignorare la crisi strutturale generata dall' inquinamento ambientale , dall' effetto serra ed i conseguenti mutamenti climatici, ecc.. che ormai rappresentano un punto di non ritorno e pertanto mettono in evidenza la improrogabilita' di un profondo cambiamento culturale ed economico del sistema globale di sviluppo industriale.

    In tale contesto di profondo cambiamento economico e cognitivo è ormai necessario capire che la biodiversita' e' incompatibile con gli interessi competitivi inclusi nel contesto culturale antropocentrico individuale ed egoistico dello sviluppo industriale , la' dove la competitivita' e' stata eletta a sistema fondante ed indiscutibile dello sviluppo economico, e che oggi, in presenza della crisi di sistema, diventa sopraffazione e violenza ed infine guerra tra i popoli stupidamente indotta dalla l'avidità di denaro di pochi sostenuti da finanzieri e banchieri ed affaristi della peggior specie che aumentare la loro ricchezza conducono il genere umano a sprofondare in una crisi globale irreversibile di non si vede la fine.

    La Bio diversita' è pertanto necessaria per dare sviluppo evolutivo alla complessa collaborazione del sistema vivente . Infatti i rapporti di simbiosi tra specie viventi in natura infatti migliorano a reciproco vantaggio gli organismi coinvolti Cosi' i funghi ed i batteri co-operativamente metabolizzano gli elementi minerali presenti nel suolo, che vengono utilizzati dalle radici delle pianta. Le piante a loro volta forniscono ai funghi simbionti gli zuccheri prodotti con la fotosintesi indispensabili al loro metabolismo, ma che essi non sono in grado di sintetizzare . Inoltre la cooperazione e la condivisione sociale hanno un ruolo fondamentale in moltissimi gruppi di di animali e di insetti.
    Purtroppo per avvalorare le logiche che favoriscano la competitivita' economica-finanziaria , si riflette poco su le attivita collaborative della vita in natura pur sapendo che i fiori si affidano alla impollinazione degli insetti che la frutta ha una valore per la distribuzione dei semi , che la nostra respirazione di ossigeno dall’ aria è permessa dalla simbiosi ancestrale del nostro organismo con una batterio il Mitocondrio che ci permette di vivere in un ambiente ossigenato dalla produzione secolare delle piante verdi, ovvero che i batteri ne nostro intestino convivono determinando una collaborazione di biocenosi con noi permettendoci di alimentarci . Pertanto in natura anziche' agire con modalita' competitive moltissime specie condividono forme di biocenosi instaurando con complesse relazioni di interazione cooperativa che sono parte fondamentale della sostenibilita' di tutti degli ecosistemi viventi,….ma nella cultura della cosi detta della “moderna civiltà occidentale”, tali interrelazioni intrinsecamente collaborative che danno vita a sistemi ecologici complessi, sono state messe ben poco in evidenza da una cultura tesa ad proprio per affermare il “metodo della competizione” come naturale lotta per la esistenza , cosi da poterlo applicare al mondo della produzione della economia della societa' industriale, tutto cio' solo per favorire un assurdo accumulo di ricchezza nelle mani di pochi che ormai, in tempo di crisi strutturale del sistema industriale viene e stupidamente gestito da egocentriche logiche di potere fine a se stesse.

    A tutta questa cultura di assurda competitivita' tra gli uomini priva di rispetto per l' ambiente va posto definitivamente fine per realizzare la nuova strategia della LIVING ECONOMY basata sulla solidarieta' umana e la sostenibilita ambientale. puntualmente finalizzate ad individuare nuovi modelli cognitivi economici ecomportamentali in grado di interpretare la realtà umana, culturale e scientifica, come nuovo fondamento socialmente innovativo dello sviluppo alternativo della futura societa' della conoscenza.

    BIBLIO ON LINE

    Living Economics :
    http://www.amazon.com/Living-Economics-Yesterday-Independent-Political/dp/1598130757 ;
    Meccanicismo: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo_for_print.php?id=22704
    Crisi e Superamento del meccanicismo: http://www.edscuola.it/archivio/lre/MECCANICISMO.pdf
    Collasso Societa Industriale:http://www.caosmanagement.it/182-l-imminente-rischio-di-collasso-della-societo-industriale
    BIODIVERSITA ED ALIMENTAZIONE 2010 in: https://dabpensiero.wordpress.com/2010/06/
    Cromatina:http://www.treccani.it/enciclopedia/la-cromatina-e-il-controllo-dell-espressione-genica_(Enciclopedia_della_Scienza_e_della_Tecnica)/
    Remote Control by DNA: http://www.edscuola.it/archivio/lre/remote_control_by_dna.pdf
    Casi di simbiosi in natura: http://www.telecomitalia.com/content/dam/telecomitalia/it/archivio
    L' Eta dellaEmpatia: http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2762
    Territorio ZERO: http://www.territoriozero.org/prefazione.html
    Azoto-fissazione : (https://it.wikipedia.org/wiki/Azotofissazione )
    Micorrizza: (https://it.wikipedia.org/wiki/Micorriza)
    Krisis: http://docenti.unicam.it/tmp/4037.pdf
    Il Punto di Svolta: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_punto_di_svolta

  2. Il DNA e’ una antenna ricetrasmittente che risponde alla informazione epigenetica .http://www.edscuola.it/archivio/lre/dna_come_antenna_biologica.htm
    La informazione epigenetica crea effetti di risonanza che vanno a dipendere non solo dalla composizione delle basi ma dalla loro torsione variabile in quanto il DNA e simile ad un cristallo assimmetrico, cosi che la torsione determina emissione di frequenze risonanti che vengono modulate e trasmesse a distanza secondo i codici genetici implicati nello svolgimento che determina ogni particolare espressione del DNA
    .Rimodellamento della struttura della cromatina .
    Inoltre la informazione epigenetica ricevuta e ritrasmessa dal DNA interagisce con la stessa dinamica di svolgimento e riavvolgimento del DNA , determinando una variazione delle affinita chimiche della cromatina costituita da DNA,RNAs,e Proteine. Tali modificazioni di affinita dei legami biochimici producono cambiamenti dell’ impacchettamento nella struttura della cromatina cosi da lasciare spazio alla attivita’ di reazioni biochimiche che silenziano o modulano la espessione genetica . Paolo Manzelli​ egocreanet2012@gmail.com

  3. giampietro nasci

    neofita ma consapevole agnostico ma curioso a 83 anni è la prima volta che il mio intuito trova delle conferme. stupendo e per me molto interessante. la mia curiosità mi darà linfa vitale. grazie

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