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Quanto può far male una parola detta d’impeto e con rabbia?

A causa del clima competitivo e stressante che interessa le nostre giornate, molto spesso subiamo degli attacchi, anche involontari, da parte delle persone con cui interagiamo ogni giorno.

Alcuni potranno reagire assumendo un atteggiamento di attacco, mentre altri si ritireranno in difesa, rimuginando sull’accaduto. In entrambi i casi avremo l’esplosione di sentimenti negativi come la rabbia, il rifiuto, la frustrazione, il pessimismo, la delusione e la depressione.

Questo ci provoca non pochi problemi sia a livello psicologico che fisico, in quanto, sentendoci aggrediti ingiustamente, pensiamo e ripensiamo alle parole ricevute e soprattutto al modo in cui ci sono state dette.

Pensieri negativi creano emozioni negative che provocano, a loro volta, sentimenti negativi i quali danneggiano le cellule del nostro corpo ed il sistema immunitario.

Come possiamo comportarci dunque per non farci ulteriore danno?

Semplice. Anzitutto dobbiamo ricordare una cosa molto importante, ovvero che siamo qui, ora, per fare questa esperienza per evolvere spiritualmente. Lo stesso vale per la persona che ci ha insultato: siamo entrambe nel bel mezzo di un percorso spirituale e dalla situazione accaduta dobbiamo entrambe imparare qualcosa!

La visione é un po’ diversa ora.

Il modo in cui gli altri ti trattano
fa parte del loro cammino.
Il modo in cui tu reagisci
fa parte del tuo.

– Detto Zen –

Quindi la soluzione migliore é quella di fermarsi, prendersi un momento di introspezione e meditare sull’accaduto in modo distaccato, come un semplice Osservatore esterno. Facciamo finta di non essere noi gli insultati, ma solo dei semplici spettatori.
A mente fredda possiamo analizzare la situazione con la consapevolezza che l’avvenimento é successo per un motivo ben preciso, ovvero che dobbiamo imparare una lezione. Capire quale sia la lezione é compito nostro!

Il passo successivo é accettare quello che é accaduto – “Anche se spiacevole, questo avvenimento mi farà maturare!” – e perdonare profondamente, a cuore aperto, sia me stesso che la persona che mi ha insultato.

Come ultimo punto c’é il ringraziamento, ossia provare sincera gratitudine per chi ci ha ferito. Questo passaggio é fondamentale per compiere un salto emozionale e spirituale.

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Voglio concludere con una storia raccontata da Gurdjieff, tramite Osho, che esprime al meglio questo concetto.

Ricorda, ogni situazione deve diventare un’opportunità per meditare.

Cos’è la meditazione? Diventare consapevole di quello che fai, diventare consapevole di ciò che ti succede. Se qualcuno ti insulta, diventane consapevole! Cosa ti succede quando ti senti offeso? Meditare su questo significa cambiare completamente la Gestalt.

In genere quando qualcuno ti insulta, ti concentri sulla persona: «Perché mi sta insultando? Chi si crede di essere? Come mi posso vendicare?». Se è molto forte ti arrendi, e dimeni la coda come un cagnolino. Se non è molto forte e ti accorgi che è debole gli dai un pugno. Ma in tutto questo ti dimentichi completamente di te stesso, il fuoco della tua attenzione è l’altro. Ciò significa perdere un’opportunità per la meditazione. Quando qualcuno ti insulta, medita!

Gurdjieff ha raccontato: «Quando mio padre stava per morire, avevo solo nove anni. Egli mi chiamò vicino al letto e mi sussurrò all’orecchio: “Figlio mio, non ti lascio molto, perlomeno di beni materiali, ma ho una cosa da dirti, una cosa che mi disse mio padre sul letto di morte. Mi ha aiutato tantissimo; è stata la mia ricchezza. Non sei molto grande, e potresti non capire quello che ti dico, ma tienilo da conto, e ricordalo. Un giorno, quando sarai cresciuto, forse capirai. Questa è una chiave: apre la porta di grandi ricchezze”».

Naturalmente Gurdjieff non era in grado di capirlo, al momento, ma quelle parole hanno cambiato tutta la sua vita. Suo padre disse una cosa molto semplice: «Ogni volta che qualcuno ti insulta, figlio mio, digli che ci mediterai sopra per ventiquattr’ore, e poi tornerai da lui e gli risponderai».
Gurdjieff non riusciva a credere che questa fosse una chiave così grande, «una cosa talmente di valore che deve essere ricordata». E possiamo perdonare un bambino di nove anni. Ma poiché gli fu detta dal padre morente, che lo aveva amato moltissimo, e che dopo avergliela detta smise di respirare, gli rimase impressa, non poteva dimenticarla. Ogni volta che ripensava a suo padre, si ricordava della cosa che gli aveva detto.

Senza averla veramente capita cominciò a metterla in pratica. Se qualcuno lo insultava, lui diceva: «Signore, mio padre mi ha detto che devo meditarci sopra per ventiquattr’ore. Lui non c’è più, e io non posso disobbedire a un vecchio ormai morto. Mi ha amato moltissimo e io l’ho amato moltissimo, e adesso non posso assolutamente disobbedirgli. Puoi disobbedire a tuo padre quando è vivo, ma come puoi farlo quando è morto? Quindi, per favore, mi perdoni, tornerò tra ventiquattr’ore e le risponderò».

Gurdjieff diceva: «Meditarci sopra per ventiquattr’ore mi ha dato le intuizioni più grandi sul mio essere. Qualche volta mi rendevo conto che l’offesa era giusta, che mi rispecchiava. Quindi tornavo dalla persona e dicevo: “Grazie signore, lei aveva ragione. Non era un insulto, era semplicemente una constatazione. Lei mi ha chiamato stupido, e io lo sono”. Oppure, qualche volta, è successo che, dopo aver meditato per ventiquattr’ore, mi rendevo conto che si trattava di un’assoluta bugia. Ma perché una bugia dovrebbe offendere? Quindi non tornavo nemmeno dalla persona per controbattere; una bugia è una bugia, perché preoccuparsi?».

Ma osservando e meditando diventò sempre più consapevole delle proprie reazioni, piuttosto che delle azioni altrui.

Osho

Ogni esperienza ha qualcosa da insegnarci. Dobbiamo solo fermarci ed osservare in maniera distaccata, senza farci prendere da sentimenti impulsivi. Solo così potremo capire la lezione!

Vi auguro di cuore di comprendere quali sono le vostre lezioni. E quando le avrete capite, benedite l’esperienza che vi ha offerto l’occasione di progredire in questo cammino di crescita spirituale.

Namastè.

Laura Callegaro | crescitaspirituale.it