Psicologia eretica: il campo morfogenetico

Psicologia eretica: il campo morfogenetico

Per festeggiare i miei 20 anni di studi astrologici voglio regalarvi in anteprima un estratto del mio prossimo libro di astrologia. Si tratta di un testo che tratterà molti temi legati all’analisi di certe patologie psichiatriche attraverso la lente prospettica dell’astrologia, ma anche attraverso l’ausilio di teorie considerate “eretiche”. Vi regalo un estratto che affronta il tema della schizofrenia ipotizzando l’esistenza di un campo di energia psichico, akashico, morfogenetico, su cui è possibile sintonizzarsi.

Il campo morfogenetico

(…) Perché la schizofrenia si sviluppa proprio secondo quelle specifiche modalità di espressione? Abbiamo visto che la teoria dei sistemi ipotizza che qualcosa emerge dalle relazioni; ma per rispondere a questa domanda mi sono ispirato anche all’ipotesi della causalità formativa di Sheldrake, secondo cui tutta la nostra vita si svolge all’interno di campi d’informazione descritti come regioni non materiali di influenza e presenti ovunque ci sia un essere vivente.

Secondo questa ipotesi, ogni forma di vita ha il suo campo morfogenetico, cioè vive di un processo che crea e distrugge forme sulla base di un principio organizzativo finalizzato, che non sarebbe contenuto nei geni. Infatti, sebbene questi abbiano il compito di fornire le sostanze chimiche da organizzare, nessuno sa spiegare come certe proteine siano create nelle giuste cellule, nella giusta quantità e nel momento giusto. Insomma, nessuno sa spiegare come sia possibile che un embrione possa assumere progressivamente le sue forme prima di diventare un feto.

campo morfogeneticoPossiamo fare un parallelismo tra i geni e le componenti di una radio: non sono queste a produrre i suoni, ma sono necessarie per poterli ricevere;( ) perciò allo stesso modo, stando a quanto dicono alcuni genetisti, non sono i geni a produrre certi risultati: essi sono solo il mezzo affinché possano esprimersi. Per questo Sheldrake ipotizza l’esistenza di qualcosa di esterno, di vagamente platonico e metafisico, come potrebbe esserlo il mondo degli archetipi di Jung.( ) Quanto più un organismo è simile a quelli precedenti e tanto più entra in 1ca con essi perché ci sarebbe un trasferimento di informazioni, ipoteticamente causato dall’interazione e dal movimento dei composti molecolari. Dunque, si tratta di campi che si manifestano in seguito all’attivazione ritmica di certe strutture.

Ogni elemento é in stato coerente con gli altri

Per comprendere appieno la questione possiamo tirare in ballo le concezioni della fisica dei quanti: la materia e il movimento non possono essere separati e perciò, quando ogni oggetto entra in contatto con altri oggetti, allora queste oscillazioni possono convergere in un ritmo comune. L’oggetto vivente, quindi, avendo la caratteristica di essere un sistema unitario, non è altro che ciò che emerge dalla sintonizzazione di ogni elemento su di una frequenza comunque. Nel gergo della fisica diremmo che ogni elemento è entrato in fase con gli altri o, meglio ancora, è entrato in uno stato coerente. Questo ritmo inoltre, sarà tanto meno disturbato quanto più aumenta il numero degli elementi in gioco.( ) E allora la caratteristica emergente di questa sincronia, è il campo morfogenetico. In questo caso, però, rispetto al platonismo junghiano, questi campi avrebbero la possibilità di evolvere perché mutano nel tempo.( )

Rene Thom teoria catastrofiPer spiegare come questi campi trapassano da una forma all’altra, si è avvalso della matematica delle catastrofi di René Thom in cui si afferma che tutti gli organismi viventi seguono un processo in cui le equazioni di campo vengono stabilizzate in maniera da generare specifiche morfologie come per esempio quelle relative a una malattia, a un comportamento o a una forma fisica.( ) Questo significa che esiste una matematica topografica che permette di stabilire quali forme potrebbe assumere una qualsiasi situazione, sulla base di una risonanza tra la situazione in corso e il campo generato da tutte quelle simili verificatesi nel corso del tempo.

Per questo, la stessa ipotesi della causalità formativa viene utilizzata dall’autore per spiegare anche altri fenomeni, come per esempio per definire come si ereditano gli istinti e certe abitudini.

Ovviamente per approfondimenti rimando alla lettura del testo citato in bibliografia. Possiamo ipotizzare, pertanto, che la proprietà emergente di cui si parla sia il risultato morfogenetico di certe interazioni: in questo caso la schizofrenia in seguito al doppio vincolo. E’ quest’ultimo che porta alle relative catastrofi, ossia a cambiamenti repentini nell’omeostasi della forma strutturale, che a loro volta, secondo la matematica di Thom, conducono il sistema a quella morfologia specifica che è la patologia.

È chiaro quindi, che per entrare in fase con il campo morfogenetico della schizofrenia sia necessaria la sintonizzazione tra i diversi elementi che costituiscono il sistema in cui si è immersi. Ma abbiamo visto pure che questa coerenza si produce efficacemente quanto più aumenta il numero degli elementi/oggetti che entrano in risonanza tra loro. Perciò possiamo ipotizzare che i due amici, già predisposti in maniera genetica alla patologia e già reduci da esperienze di doppio vincolo, abbiano reagito con più facilità e nello stesso momento a quel campo morfogenetico perché attraverso il loro contatto ripetuto sono entrati in fase.

Naturalmente si tratta di voli pindarici, ma ciò è almeno coerente con il pensare sistemico in cui, infatti, è previsto che ogni ipotesi debba essere presa in considerazione, democraticamente, senza pregiudizi di sorta. Queste ipotesi ci sono utili non perché possono darci informazioni sull’essenza della realtà, ma perché possono aiutarci a essere più creativi e quindi portarci a osservare le cose nella maniera più ampia possibile al fine di individuare soluzioni alternative da applicare ai casi (…).

Dr. Giuseppe Galeota Al Rami, laureato in scienze e tecniche psicologiche. Astrologo dal 1997.

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