Il Segreto del Vangelo di Tommaso di Giovanna Garbuioscrittrice e ricercatrice spirituale che ha dedicato gran parte della sua vita a esplorare e condividere il potere trasformativo delle antiche saggezze spirituali. Tra le sue opere più apprezzate troviamo libri come “Ho’oponopono occidentale“, “Ama il tuo nemico… ma anche no!” e “Mai Contro — risponde a una domanda importante: “E se il ‘Regno dei Cieli’ non fosse un luogo lontano da raggiungere dopo la morte, ma uno stato di coscienza già disponibile adesso? E se bastasse cambiare sguardo per cambiare tutto?

Il libro risponde senza complicazioni. Ogni Logion diventa un invito ad assumerti la responsabilità del tuo stato interiore — non come peso, ma come potere creativo, come scelta consapevole. Quando scegli di abitare la tua Scintilla Divina, la realtà si trasforma di conseguenza.

Il punto di partenza è uno dei testi più misteriosi e affascinanti della tradizione cristiana antica: il Vangelo di Tommaso, scoperto a Nag Hammadi nel 1945 tra i manoscritti gnostici. Un testo composto da 114 Logia — detti attribuiti a Gesù — che l’autrice interpreta attraverso una lente esoterica e trasformativa, cercando dietro ogni parola un’istruzione concreta per la nostra vita.

Il Segreto del Vangelo di Tommaso: Il Regno dei Cieli è dentro di te. Adesso.

L’autrice ti pone davanti a una domanda semplice e rivoluzionaria al tempo stesso: e se il “Regno dei Cieli” fosse uno stato di coscienza interiore, già disponibile qui e ora? Qualcosa che puoi essere, in questo momento, attraverso la tua Scintilla Divina?

Questa rilettura, radicata nella tradizione mistica ma straordinariamente attuale, ti restituisce qualcosa di prezioso: il senso che la trasformazione è possibile, e che puoi iniziarla adesso.

La Legge di Assunzione: sei tu a creare la tua realtà

Uno dei pilastri del libro è la Legge di Assunzione, ispirata agli insegnamenti di Neville Goddard. Il principio è potente nella sua semplicità: la coscienza è l’unica realtà, e ciò che sperimenti nel mondo esterno riflette ciò che sei convinto di essere nel profondo.

La tua realtà esterna è sempre lo specchio del tuo stato interiore. Giovanna usa i Logia di Tommaso per illuminare questo meccanismo uno per uno, trasformando ogni detto in un invito a guardare onestamente le convinzioni limitanti che agiscono come sabbie mobili sotto la superficie della nostra vita.

Fare “dei Due Uno”: quando mente e cuore parlano la stessa lingua

Uno dei passaggi più preziosi del libro riguarda il tema dell’unificazione dei “due”, uno dei fili conduttori del Vangelo di Tommaso. L’autrice lo traduce in qualcosa di molto concreto: creare coerenza tra pensiero ed emozione, tra ciò che la mente afferma e ciò che il cuore sente davvero.

Finché questi due poli restano in conflitto — la mente che afferma l’abbondanza e il cuore che vibra nella paura della mancanza — il potere creativo si blocca. Quando i “due diventano uno”, l’intenzione diventa realmente generativa. È uno degli insegnamenti pratici ed utili trattati nel libro, e Giovanna lo illustra con grande chiarezza.

Quando mente e cuore diventano una voce sola

C’è un momento, nella vita di ciascuno di noi, in cui sentiamo chiaramente la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che sentiamo. La mente dice “sono abbondante”, ma il cuore vibra ancora nella paura. La mente dice “sono guarito”, ma il corpo continua ad aver paura. Questo conflitto silenzioso è, secondo Giovanna, la radice di ogni blocco creativo.

Il Vangelo di Tommaso lo chiama “fare dei due uno”. Non una metafora poetica, ma un’istruzione precisa.

La mente è il principio maschile: la volontà, la direzione, la scelta consapevole di chi vogliamo essere. Il cuore è il principio femminile: la ricettività, la potenzialità, la capacità di accogliere quella scelta e trasformarla in emozione vissuta. Quando questi due aspetti smettono di contrastarsi e parlano la stessa lingua, qualcosa di straordinario accade. Il Logion 48 lo dice con una semplicità disarmante: se i due fanno pace nella stessa casa, possono dire alla montagna “Spostati!” e quella si sposterà.

Ma come si raggiunge concretamente questa pace?

La chiave sta nel passaggio da un pensiero verso l’obiettivo a un pensiero dall’obiettivo. Non visualizzare la guarigione come uno spettatore che la guarda da fuori, ma abitare già lo stato interiore di chi è guarito. Non desiderare l’abbondanza come qualcosa di lontano, ma sentire adesso la sensazione di chi l’abbondanza la vive. Non è un esercizio di immaginazione. È un atto di appropriazione interiore. E il dubbio — l’unica forza capace di interrompere il processo creativo — si dissolve nel momento in cui smetti di cercare e inizi a essere.

Le metafore che Giovanna utilizza per descrivere questo stato sono tra le più belle del libro. Parla della Casa — ovvero la tua interiorità — come il luogo in cui deve avvenire la pace tra l’uomo vecchio (le convinzioni limitanti costruite sull’evidenza dei sensi) e l’uomo nuovo, il potenziale che senti di poter incarnare. E parla della Camera Nuziale come dello spazio sacro in cui avviene l’unione degli opposti. Vi accede solo il “solitario”: non chi è solo nel senso della solitudine, ma chi è diventato integro, chi non si percepisce più diviso tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere.

Quando invece la divisione persiste, si sperimenta quella che il Logion 112 chiama la vera “maledizione“: un’anima che continua a dipendere dall’evidenza dei sensi, dalla carcassa del visibile, resta prigioniera di una realtà statica. Pregare, fare riti, ripetere affermazioni senza la coerenza interiore non fa altro che alimentare la convinzione di essere mancanti — e la realtà risponde, puntualmente, confermando quella mancanza.

La coerenza mente-cuore è, in fondo, il riconoscimento di una verità antica: “Io e il Padre siamo Uno.” L’identità che hai scelto — il Figlio — si fonde con la sorgente di ogni possibilità — il Padre. E la manifestazione diventa il riflesso naturale, spontaneo, inevitabile di questa unità ritrovata.

Un ponte tra saggezza antica e nuove scoperte

Uno degli aspetti più originali dell’opera è la capacità di costruire collegamenti tra tradizioni apparentemente distantissime. Troverai il Vangelo gnostico accostato ad Albert Einstein e alla sua celebre rivalutazione dell’immaginazione, alla filosofia spirituale di Rudolf Steiner, al Transurfing della Realtà di Vadim Zeland, e alla pratica hawaiana di Ho’oponopono con la sua responsabilità radicale e la riconciliazione interiore.

Il risultato è una visione universale del potere creativo della coscienza, che attraversa culture e secoli. Per chi è aperto, questa polifonia di voci è straordinariamente arricchente.

Sei il sovrano del tuo Regno

Un tema che attraversa tutto il libro è quello della responsabilità al cento per cento. Tu sei il sovrano del tuo Regno interiore, e ogni aspetto della tua realtà esterna rispecchia ciò che abiti dentro.

L’autrice non lo addolcisce. Ma lo propone non per colpevolizzarti, bensì per restituirti il tuo potere: riconoscere la tua partecipazione alla creazione della realtà significa anche riconoscere la tua capacità di cambiarla.

I 114 Logia: un libretto di istruzioni per la gioia quotidiana

Il cuore del libro è l’analisi dei 114 detti. Ogni Logion viene commentato a più livelli: prima la superficie letterale, poi la profondità esoterica. L’autrice ti guida a trovare in ogni frase quello che chiama un “libretto di istruzioni millimetrico per la gioia quotidiana” — non belle parole, ma indicazioni concrete su come sciogliere i blocchi interiori e trasformare la percezione di te stesso.

Il libro è un vero percorso, non si legge passivamente, in quanto chiede di fermarsi, riflettere e applicare.

Due tecniche che puoi iniziare a usare oggi

Essere “Passanti”: Impara a osservare la realtà esterna senza lasciarti travolgere. Mantieni la fede nel tuo proposito interiore anche quando le circostanze sembrano smentirlo. È un’equanimità attiva, uno sguardo che abbraccia senza aggrapparsi.

Pensare “DA” anziché “A”: Invece di guardare al desiderio come a qualcosa di lontano da raggiungere, calati nello stato interiore di chi ha già realizzato ciò che desidera. Vivi da una persona già guarita. Agisci da un luogo di abbondanza già presente. La differenza tra cercare e incarnare è tutta qui.

A chi è rivolto questo libro?

Il libro si chiude con una domanda che puoi portarti ovunque come una bussola silenziosa: “Cosa farebbe l’Amore?”

Il segreto del Vangelo di Tommaso è per te se cerchi una spiritualità pragmatica, che trasformi davvero la vita quotidiana. È per te se vuoi smettere di sentirti vittima delle circostanze e vuoi tornare ad essere l’autore consapevole della tua storia.

Richiede coraggio. Richiede pratica. E ne vale assolutamente la pena.

Con amore e luce,
ᒪᗩᑌᖇᗩ

Intervista all’autrice

Cara Giovanna, come e quando è nata l’idea di interpretare il Vangelo di Tommaso?

L’idea non è nata come idea, è nata forse proprio come esperienza. Per anni ho letto il Vangelo di Tommaso come lo leggono in tanti. Mi arrivava, mi lasciava una sensazione di armonia molto forte, ma allo stesso tempo molti passaggi restavano opachi, quasi sconnessi, difficili da afferrare con la mente. Eppure continuavo a tornarci. A una certa, durante un’ennesima rilettura, molto rilassata, fatta proprio per l’armonia che lasciava, mi sono ritrovata che, invece di cercare di capire cosa significassero i logia, ho iniziato a notare che cosa facevano. Mi sono accorta che, letti da una certa prospettiva, quei detti non erano affatto casuali o scollegati, ma mostravano una coerenza molto rigorosa, come se stessero descrivendo, passo dopo passo, il funzionamento della coscienza e il modo in cui l’esperienza prende forma. Non si trattava più di interpretare il testo, si trattava forse di verificarlo. A quel punto prendere il Vangelo di Tommaso logion per logion è stata la cosa più naturale del mondo e ho iniziato a metterlo alla prova nella mia esperienza. Volevo verificare se quella intuizione reggeva davvero e quello che è emerso è stata una coerenza continua, senza eccezioni, un filo conduttore preciso che attraversa tutto il testo. Quindi non una raccolta di detti, ma una struttura operativa. E quello che ne è venuto fuori è il libro di cui stiamo dicendo. Quindi l’operazione non è proporre una nuova interpretazione, ma per rendere leggibile quel funzionamento che il testo, in realtà, mostra già e contiene da sempre.

Come suggerisci di lavorare concretamente con i Logia nella vita di tutti i giorni?

Nel mio libro il lavoro sui Logia è molto concreto, perché non mi limito a lasciarli “aperti”, ma li rendo leggibili nel loro funzionamento. Quindi il primo passaggio è proprio utilizzare il libro come guida. L’operazione che ho condotto è stata quella di prendere le frasi dal livello esoterico e portarle fuori da lì verso una comprensione comune.  Ho voluto rendere esplicito quello che nel testo è implicito. Il Vangelo di Tommaso è scritto in modo tale che il funzionamento è presente, ma non immediatamente leggibile, è come se fosse sotto traccia. Nel libro prendo ogni Logion e ne rendo visibile il meccanismo. Che cosa sta mostrando? Da quale posizione interiore nasce un certo tipo di esperienza? Come si struttura la coscienza in quel passaggio? Questo permette di uscire dal letterale vago, dal simbolico limitato e di arrivare a qualcosa di profondo e molto praticamente utilizzabile. E a quel punto il lavoro nella vita quotidiana diventa molto semplice, perchè devo “solo” riconoscere quel meccanismo mentre accade. Per esempio, se un Logion mette in luce un certo stato di coscienza, durante la giornata posso accorgermi quando sto vivendo da quello stato, posso vederlo nelle reazioni, nelle relazioni, nelle situazioni concrete. A quel punto posso scegliere se continuare a sostenere lo spazio che si è aperto, oppure posso spostarmi. Quindi il libro fa una prima operazione fondamentale, che è rendere leggibile il funzionamento, e poi quel funzionamento può essere riconosciuto direttamente nella propria esperienza.

Secondo te, qual è l’errore più comune che le persone fanno quando cercano di applicare la Legge di Assunzione?

L’errore più comune è quello che si fa comunemente con la spiritualità in genere, ossia di usare la Legge di Assunzione per cambiare la realtà, invece di usarla per riconoscere da dove la realtà nasce. Si resta fuori, e da fuori non possiamo fare granché. Il limite principale è quello di  guardare la situazione, accorgerci che non ci piace  e provare  a modificarla pensando qualcosa di diverso, immaginando qualcosa di diverso, ripetendo qualcosa di diverso, ma dentro, nello stato reale, si continua a essere esattamente nello stesso punto. E questo crea uno scollamento: da una parte c’è quello che si pensa o si desidera e dall’altra c’è quello che si è convinti di essere davvero. E la realtà segue sempre la seconda azione. Nel libro questo è molto chiaro. Non si tratta di pensare qualcosa di nuovo, si tratta di assumere uno stato, di diventare qualcuno di più corrispondente (non per forza diverso o migliore, ma corrispondente all’intenzione). Assumere uno stato significa sentirlo vero, camminarlo, abitarlo. Un altro errore molto frequente deriva direttamente da questo: si lavora solo sul pensiero e si lascia completamente fuori la parte emotiva. Si dice “io sono questo”, ma dentro si sente il contrario, si immagina una scena, ma non ci si entra davvero, si vuole qualcosa fortemente e non ci si accorge che il volere stesso è il sintomo che ne stiamo incarnando la mancanza. E allora non succede niente, ci ripetiamo che “non funziona” non accorgendoci che invece funziona proprio, solo che stiamo andando nella direzione contraria. Spesso anche accade che si cambia per un attimo e poi si torna subito indietro, perché l’evidenza dei sensi sembra più forte. Quindi, se dovessi riassumerlo, l’errore è cercare di applicare la Legge di Assunzione come una tecnica. Non è una tecnica, è una Legge, è la descrizione di un meccanismo, è un funzionamento, attivo e operante sempre. Il punto è accorgersi da quale stato sto vivendo adesso, perché quello è ciò che sto già assumendo.

Come si riconosce il momento in cui mente e cuore sono finalmente in coerenza?

Quando mente e cuore sono in coerenza “le cose funzionano” perché non c’è più separazione tra ciò che voglio dalla vita e ciò che la vita vuole per me. Le cose  funzionano senza sforzo, senza attrito, senza quella sensazione di tirare da una parte mentre qualcosa dentro tira dall’altra, proprio perché non c’è più separazione, stiamo incarnando l’unità. Quello che penso, quello che sento e quello che vivo vanno nella stessa direzione. Nel libro è chiarito che quando pensiero ed emozione coincidono, lo stato si stabilizza, non oscilla più, non c’è più bisogno di convincersi, non c’è più il dialogo interno che cerca conferme, non c’è più tensione, c’è invece una specie di evidenza interna che diventa sempre più naturale. E un altro segnale che segue è che quello che accade fuori perde il ruolo di riferimento: lo vedo, lo vivo, ma non è più quello a determinare come sto, sono io che sto determinando da dove vivo e chi sono.

La Camera Nuziale è uno stato che si raggiunge una volta per tutte, o è qualcosa che si rinnova continuamente?

La Camera Nuziale non è un traguardo, è un assetto, è la coerenza tra quello che penso e quello che sento, tra quello che dichiaro e quello che vivo davvero. E questo assetto non è qualcosa che si conquista e resta lì automaticamente, in realtà si mantiene nella misura in cui viene abitato. La coscienza si muove continuamente, gli stati non sono fissi, entriamo e usciamo da stati diversi durante la giornata, spesso senza accorgercene. Quindi la Camera Nuziale non è un punto di arrivo definitivo (non esiste un punto di arrivo definitivo… sarebbe un punto statico e la staticità è morte), è qualcosa che può accadere molte volte, anche nella stessa giornata. Ogni volta che mente e cuore tornano a coincidere, ogni volta che quello che penso e quello che sento vanno nella stessa direzione, quello stato si riattiva, e ogni volta che si crea questa coerenza, anche solo per un momento, quello stato diventa creativo. Poi può interrompersi, possiamo tornare in uno stato di separazione, di incoerenza, di dubbio. E va bene così. Se ci stiamo arrivati una volta vuol dire che ci possiamo tornare.  Il lavoro non è “raggiungerlo una volta per tutte”, il lavoro è riconoscerlo e tornarci quando decidiamo di farlo. Sempre più facilmente, sempre più velocemente, sempre più naturalmente, fino a quando diventa il modo prevalente di vivere. Ma sarà sempre un modo dinamico, più gioioso, più consapevole, ma sempre dinamico. E’ il livello da cui abbiamo imparato a riconoscere quando siamo in coerenza e a restarci.

In che modo Ho’oponopono e il Vangelo di Tommaso si integrano nella pratica?

Ho’oponopono e il Vangelo di Tommaso si integrano in modo molto naturale, perché stanno mostrando la stessa verità, solo con linguaggi diversi. Non sono due percorsi da mettere insieme, da integrare, sono due modi di rendere evidente lo stesso funzionamento, perciò sono già integrati, sono intercambiabili come prospettive. Nel Vangelo di Tommaso vediamo chiaramente che l’esperienza nasce da uno stato di coscienza, che quello che viviamo è la risposta a come stiamo essendo, che tutto ci riporta continuamente a noi. In Ho’oponopono vediamo altrettanto chiaramente che il nostro modo di guardare le cose determina la qualità dell’esperienza che facciamo (percependo la perfezione miglioro la realtà), che tutto il potere viene da dentro, che l’energia fluisce dove si concentra l’attenzione… Ci mostrano esattamente la  stessa dinamica. Non cambia il principio, cambiano le parole. Il punto è sempre quello: la realtà non accade, risponde alla vibrazione che le inviamo e quindi il lavoro è sempre lo stesso: riconoscere da dove sto vivendo e sceglierlo consapevolmente. E questo vale in entrambe le visioni. Non c’è una parte teorica e una pratica, non c’è uno che spiega e uno che applica, sono entrambi operativi, perché entrambi ti calano immediatamente nell’esperienza. Infatti la pratica proposta è la stessa:  sciogliere i blocchi, cioè dissolvere quegli stati automatici che continuo a sostenere senza accorgermene e che poi si riflettono nella mia esperienza, superare la convinzione dell’uomo vecchio, pulire le memorie. E’ la consapevolezza che mi permette di liberare quello spazio fornendoci lo strumento per muoverci dentro quel meccanismo. Con entrambi non sto più cercando di cambiare la realtà, sto riconoscendo da dove la sto generando e sto sciogliendo quello che la mantiene così com’è, e questo è esattamente lo stesso movimento.

 

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