Il termine fragilità mi viene da associare a un cristallo. Qualcosa che si può rompere facilmente e in modo irrecuperabile. Oppure a un fiore, grazioso e colorato ma delicato.
Se penso alla fragilità umana invece il campo si estende a una molteplicità di aspetti.
L’immagine che subito mi viene in mente è quella un bambino piccolo, che necessita delle cure e delle attenzioni costanti della madre.
Veniamo al mondo e dev’esserci qualcuno che si occupa di noi. Ma non è vero che poi, una volta diventati adulti, siamo completamente efficienti e potenti e perciò liberi dal bisogno di attenzioni e sostegno. In maniera diversa certo, ma necessitiamo di ascolto, dialogo, comprensione, a volte di incoraggiamenti. Perché in fondo l’esperienza della vita è una crescita costante.

Dal concepimento alla morte su questa terra dobbiamo fare i conti con le nostre fragilità. E anche se, a volte, specialmente nella giovinezza, ci si sente autosufficienti e in grado di bastare a noi stessi, tutti, prima o poi, dobbiamo affrontare la nostra parte in ombra: quel lato di noi che non vorremmo riconoscere e soprattutto non vorremmo mai mostrare agli altri. Perché la fragilità è anche sinonimo di gracilità e, agli occhi degli altri, oggi più che mai dobbiamo sempre apparire forti. Se un extraterrestre decidesse di conoscere la nostra specie basandosi sulle immagini – fotografie e selfie – che circolano nei social, certo penserebbe che qui, da noi, si viva decisamente bene, consegnati come siamo spesso alla spensieratezza, all’effimero, come la civiltà dei consumi ci ossessiona ad essere. Ma dietro l’angolo sono spesso appostate tristezza e solitudine.

Ciascuno di noi lo sa perfettamente quando pensa a sé stessa/o: non siamo fredde macchine efficienti e potenti come lo sono i computer. E per fortuna i computer non potranno mai competere con noi nell’intelligenza che ci contraddistingue che è l’intelligenza emotiva. Anche le persone affermate, di successo, potenti economicamente e politicamente, devono prima o poi fare i conti con la fragilità. Sia essa di natura fisica o psicologica. Non a caso ora più che mai spopolano corsi per raggiungere il benessere psicofisico.

Se c’è qualcosa che ci accomuna come esseri umani è proprio la fragilità. Esserne consapevoli non è sentirsi dei perdenti. Anzi. È fare un passo indietro per ricalcolare il percorso. È fermarsi e riflettere sulla direzione da prendere, sulle scelte da fare, sulle parole da dire e da evitare. Perché se io so che anche le persone che amo sono fragili, farò attenzione a non ferire e sceglierò con cura le parole. A differenza del neonato, che è inconsapevole della propria condizione, noi siamo avvantaggiati perché possiamo comprendere e grazie a questo poi discernere e orientare la nostra vita, i nostri sentimenti. Il cuore e la ragione.