Meccanicità

“Tutto nell’uomo è interamente meccanico. Se egli mente, questo significa che non può fare a meno di mentire. Se dice la verità, questo significa che non può fare a meno di dire la verità, e così è per tutto. Tutto accade; un uomo non può fare niente, né interiormente né esteriormente.”
Georges I. Gurdjieff

“Non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te.”
Jim Morrison

La nostra personalità è una «macchina biologica» che si limita a reagire meccanicamente a stimoli esterni. Noi però siamo fermamente convinti di poter prendere decisioni consapevoli. Interpretiamo le re-azioni meccaniche all’ambiente messe in atto dal nostro apparato psicofisico, come frutto del nostro libero arbitrio. Invece re-agiamo alle situazioni a seconda della nostra struttura psichica, la quale si forma principalmente durante la gestazione e la prima infanzia.

Se ci osserviamo in maniera onesta, al di là delle credenze intellettuali, filosofiche o scientifiche che ci sono state inculcate, risulta quanto mai chiaro che non scegliamo noi di essere imbarazzati, o di non sentirci all’altezza di fronte a una certa persona, o di provare ansia prima di un colloquio importante, o di diventare aggressivi a causa di un insulto.

Dovrebbe esserci chiaro, se ci siamo presi la briga di riflettere almeno una volta sulla questione, che, se anche in una sola occasione non abbiamo potuto decidere noi, ma hanno deciso i meccanismi psicologici al posto nostro, e magari ci siamo pure sentiti male per non essere riusciti a comportarci come avremmo voluto, allora in linea generale non possediamo libero arbitrio, poiché anche un solo evento che non è stato deciso da noi, un evento nel quale le nostre emozioni ci hanno tradito, va a condizionare tutto l’insieme della nostra vita.

Se non ho dichiarato il mio amore a un uomo del quale mi ero innamorata, perché al momento giusto mi sono sentita paralizzata e mi è mancato il coraggio, questo evento, indubbiamente, è andato a condizionare tutta la mia successiva esistenza. E come posso affermare che l’uomo da me in seguito sposato, ho realmente deciso io di sposarlo, se invece quell’incontro è anche conseguenza della mia precedente incapacità di dichiarare il mio amore a un altro uomo?

Eppure pensiamo di possedere libero arbitrio! Pensiamo di aver deciso noi il corso della nostra vita! E questa è la principale ragione per cui non sentiamo il bisogno di creare dentro di noi una vera Volontà (θέλημα = thelema). Come possiamo infatti lottare per ottenere qualcosa che crediamo di possedere già?

Ci accorgiamo della meccanicità dei nostri comportamenti solo quando proviamo a fermarli e cambiarli. Essi infatti, fino a quando non interveniamo coscientemente, si svolgono sempre uguali per inerzia e noi non ne abbiamo alcun controllo.

A una certa frase del nostro partner reagiamo sempre nello stesso modo; in quella situazione abbiamo sempre paura; in quell’altra diventiamo aggressivi… o gelosi…
Se per una volta ci sforzassimo di reagire in maniera diversa a una data situazione ormai abituale, ci accorgeremmo, perché lo sentiremmo sulla nostra pelle, di quanto siamo meccanici e privi di libero arbitrio. A nulla servono le teorie filosofiche quando ci si scontra con la realtà dei fatti. Possiamo affermare con certezza di non possedere vera Volontà, perché abbiamo provato a restare calmi in una certa occasione e non ci siamo riusciti, e non perché abbiamo deciso di aderire alle teorie di qualche filosofo o psicologo.

Nella meccanicità non agiamo, ma re-agiamo a ciò che accade nell’ambiente. È quindi sufficiente che qualcuno conosca anche solo superficialmente i nostri meccanismi psicologici per indurci a comportarci come vuole lui. I capi di Stato e i pubblicitari (non ho mai capito dov’è la differenza) lo fanno con le grandi masse, e ognuno di noi lo fa, più o meno consapevolmente, nell’ambito dei suoi rapporti quotidiani. Quando pronunciamo una certa frase piuttosto che un’altra sappiamo che il nostro partner reagirà in quella data maniera, che il collega acconsentirà a farci quel favore, che il cliente sarà più propenso a comprare la nostra merce… e così via. L’agricoltore come il grande scienziato dormono allo stesso modo, e quindi entrambi iniziano a scodinzolare se facciamo loro il complimento giusto e si arrabbiano se li offendiamo. Questa roba viene chiamato ‘essere umano’.

ESERCIZIO

Ricordiamoci di noi tutte le volte che attraversiamo una porta, in casa o fuori casa. Dobbiamo essere presenti nel momento in cui giriamo la maniglia per entrare, oppure mentre facciamo scorrere la porta, o mentre passiamo semplicemente da un ambiente all’altro nel caso fosse già aperta.
Talvolta capiterà di ricordarsi dell’esercizio poco dopo aver superato la porta. In questo caso, se ci è possibile, torniamo indietro e ripetiamo l’azione, questa volta con piena consapevolezza. Non è un esercizio semplice in quanto occorre tanta forza di Volontà per ricordarsi di sé proprio mentre passiamo da un ambiente all’altro, il che sul piano simbolico indica il passaggio da ciò che conosciamo a ciò che ci è ancora sconosciuto.

Questo esercizio era considerato molto importante all’interno delle scuole atlantidee, anche per il suo valore simbolico: dobbiamo essere presenti mentre attraversiamo una soglia. Ciò rimanda immediatamente alla necessità di essere presenti al momento della cosiddetta morte, il distacco dal corpo fisico, quando attraversiamo la nostra soglia più importante.

DOMANDE E RISPOSTE

– Domanda: Paragonare l’essere umano a una macchina priva di Volontà mi sembra decisamente riduttivo.
– Risposta: Un essere umano che ha vera Volontà, quando decide di smettere di fumare… semplicemente smette di fumare. Se decide di non sentirsi imbarazzato, non si sentirà imbarazzato. Il nostro problema è che chiamiamo Volontà qualcosa che non lo è. Pensiamo di possedere Volontà e libero arbitrio, e ci offendiamo se qualcuno afferma il contrario, ma poi riteniamo normale che un essere dotato di Volontà e libero arbitrio non sia capace di gestire la sua rabbia e sia schiavo di paure che limitano le sue azioni. L’assurdità di questo inganno è sotto gli occhi di tutti… ma… non lo dimentichiamo… gli esseri umani dormono, e nello stato di sonno nessuno può accorgersi di non possedere Volontà. Per questo motivo dovete svolgere scrupolosamente gli esercizi che vi vengono assegnati, perché solo così potete accorgervi di non avere Volontà. Con l’atto stesso dell’accorgersi di non avere Volontà, si acquisisce più Volontà.

Il libero arbitrio non è una questione filosofica, non serve che eminenti filosofi si riuniscano per analizzare il problema, perché la questione è presto risolta: se mi diagnosticano una malattia grave e io vengo preso da paura e ansia, se provo a non essere ansioso, ma l’ansia torna meccanicamente, allora non ho libero arbitrio e non ho Volontà. Se la mia felicità è legata a ciò che può capitarmi di giorno in giorno, come posso affermare di possedere libertà di decisione? Potete decidere di essere nella Gioia adesso? Se io sono preda dell’ansia, nonostante non la voglia, potrebbero anche venire i dieci più grandi filosofi di tutti i tempi a raccontarmi che l’uomo possiede libero arbitrio, ma io non ci crederei, perché sto provando sulla mia pelle che non ho capacità di decisione. Il libero arbitrio non è una questione filosofica, bensì sperimentale.

 

Passi tratti dal libro “Risveglio” di Salvatore Brizzi.

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