Il principio LOL2A – 1. La cacciata dal Paradiso

Il principio LOL2A – 1. La cacciata dal Paradiso

«Non tocca a me giudicare la vita di un altro.»
Hermann Hesse, Siddharta

L’essere umano porta dentro di sé un problema fondamentale. Si tratta del suo continuo giudizio sul bene e sul male. Pronunciamo continuamente giudizi su noi stessi, sugli altri, sulle situazioni. Il problema è che ciò che per il signor Rossi è bene, per il signor Bianchi forse è male. E così il conflitto è già in atto. La distinzione in bene e male non ha nulla a che fare con una legge naturale. Bene e male sono concetti morali dell’uomo che cambiano nel corso del tempo e che variano addirittura da regione a ragione. Il loro tratto universale è che producono conflitti. Conflitti negli e tra gli uomini. E, con ciò, pongono naturalmente anche le basi per i contrasti bellici.

Da dove proviene il nostro continuo giudicare, da dove proviene la distinzione tra bene e male? L’abbiamo imparato fin da piccoli: è la storia di Adamo ed Eva e della mela. Si racconta che essi hanno mangiato dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. E si è subito colpiti da una cosa: evidentemente prima non esisteva nulla di simile al bene e al male. Si può quindi immaginare una forma di esistenza che non li contemplasse. Nella storia di Adamo ed Eva ci viene detto anche come si chiami questa forma di esistenza. È detto già nel titolo: “La cacciata dal paradiso”. Lo stato in cui non c’è distinzione tra bene e male viene qui definito esplicitamente “paradiso”. Il paradiso non è un luogo geografico o qualcosa che forse potrà essere raggiunto in un lontano futuro, no, il paradiso evidentemente è uno stato mentale. Uno stato di non-giudizio, di non-distinzione in bene e male. Ogni uomo quindi potrebbe subito trovarsi in paradiso se smettesse di dividere il mondo – e con ciò naturalmente anche se stesso – in bene e male.

Nessuno gli impedisce di tornare nel paradiso – nessuno tranne egli stesso. L’uomo in effetti non è nemmeno stato cacciato dal paradiso, come dice i1 titolo: ha mangiato di sua volontà dall’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Quindi si è catapultato fuori dal paradiso da solo. E questo è l’aspetto più confortante della cosa: essendosi egli da solo – attraverso i suoi giudizi – allontanato dal paradiso, può altrettanto da solo – attraverso il suo non-giudicare – ritornarci.

Dovremmo tenere ben presente il fatto che proprio dal momento in cui abbiamo cominciato a distinguere tra bene e male, sono cominciati i nostri problemi.

Anche voi, cari lettori, non avreste alcun problema, se non giudicaste. Vi prego di riflettere con calma e serietà su questo.

La distinzione era bene e male è una caratteristica solo umana. La natura non fa distinzione; la natura non giudica. Immaginatevi cosa accadrebbe se il sole giudicasse! Se il sole dicesse: il signor Rossi ha ucciso un uomo, perciò oggi per lui niente sole; il signor Bianchi è stato generoso con i suoi collaboratori ed ha fatto anche un’offerta ad un’opera di beneficenza, per questo motivo oggi si merita più sole. Riuscite ad immaginarvi il caos che ne deriverebbe? Se non riuscite ad immaginarvelo, guardate semplicemente ciò che l’uomo – attraverso i suoi giudizi ha combinato nel mondo. Non si può certo dire che sia circondato dall’armonia. Dobbiamo quindi essere felici che almeno la natura non giudichi.

Del resto lo si può leggere anche nella Bibbia:

«Perché Egli (Dio) fa sorgere il suo sole sui cattivi come come sul buoni e fa piovere sui giusti come sugli empi.» (Matt. S, 44)

È solo l’uomo che si aggrappa disperatamente al proprio giudicare. Lo vedo continuamente anche nei miei seminari: per certe persone condannare gli altri ha il gusto di un raggiungimento gratificante. Ed è facile intuire perché. Se si smettesse di giudicare, non si potrebbero più condannare i vicini o i collaboratori. E a questo “piacere” molti non vogliono rinunciare. lnfatti significherebbe qualcosa di veramente sconvolgente: significherebbe che improvvisamente io non sarei migliore di qualcun altro! Finché posso additare qualcuno come cattivo o malvagio sono evidentemente migliore. Questo mi dà una piacevole sensazione di superiorità. Ma da ciò sorgono anche infiniti problemi e conflitti.

Se veramente fossimo interessati a risolvere i nostri problemi e i nostri conflitti, dovremmo smettere di giudicare e condannare. Se invece siamo fermamente convinti che il mondo è fatto di bene e male, dobbiamo anche essere disposti a vivere con i conflitti che ne conseguono.

Cercare di creare un mondo più pacifico sarebbe in questo caso pura perdita di tempo. Non ci sarà un mondo più pacifico finché continuiamo a giudicare. Riferito al singolo – a ciascuno di voi – ciò significa: la vita non diventerà più armoniosa finché si continua a condannare a destra e a sinistra gli altri e se stessi!

Questo spiega anche perché le Chiese, l’ONU e tutte le numerose associazioni fondate a fin di bene possano contribuire ben poco alla soluzione dei problemi. Succede piuttosto il contrario: poiché anche queste associazioni distinguono tra bene e male, creano proprio per questo nuovi problemi. Il famoso psicologo C.G. Jung ha giustamente affermato: «Per l’uomo la virtù è più pericolosa del vizio. Un uomo virtuoso tendenzialmente condanna maggiormente gli altri di uno vizioso – e con ciò crea automaticamente nuovi conflitti, ottenendo quindi l’esatto contrario di ciò che vuole.

È difficile capire perché molti non riescano a riconoscerlo. Ci sono diversi esempi che confermano quanto è appena stato detto. L’esempio più eclatante nel campo della politica è, secondo me, il rapporto tra Israele cd i palestinesi. Per decenni si sono combattuti a vicenda perché l’uno considerava l’altro cattivo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: migliaia di morti, indicibili sofferenze per molte persone, e nessun progresso nel processo di pace, nessun progresso nella qualità della vita. Nonostante (o forse proprio a causa di?) enormi costi non si è fatto nessun passo avanti. In questo caso non si può certo parlare di economia. E ad un certo punto, all’improvviso, qualcuno non alza più minacciosamente il pugno, ma tende la mano. E nel corso di una notte le cose mutano direzione.

Diventa possibile ciò che per decenni non era stato – e con il minimo sforzo.

E poi succede qualcosa di strano. C’è gente che – nonostante questo – continua a mantenere un atteggiamento di condanna, che vuole il conflitto e non la soluzione del conflitto. È loro scelta. Ma questa gente non deve poi lamentarsi dei morti.

E succede anche un’altra cosa, o meglio: non succede che impariamo la lezione. È evidente che non siamo in grado di utilizzare in altre situazioni ciò che Israele e l’OLP ci hanno dimostrato. Nei conflitti della nostra impresa ad esempio, o della nostra famiglia. Questo intendevo quando nell’introduzione ho parlato degli extraterrestri. Un extraterrestre che passasse da noi ogni mille anni a dare un’occhiata vedrebbe ben pochi progressi nel nostro modo di pensare. Che noi ora sappiamo con certezza che la terra gira attorno al sole non è certo da sottovalutare, ma dal punto di vista umano ciò non ci ha fatto avanzare granché. Probabilmente ci sono pochi esseri umani che sono dell’opinione che i problemi siano diminuiti. Anche l’atterraggio sulla luna non ha contribuito molto alla soluzione dei conflitti etnici, e nemmeno i disoccupati sono per questo più felici.

La storia è piena di esempi analoghi a quello di Israele e dell’OLP. Ma non è necessario scomodare la storia per vedere cosa comporti la distinzione tra bene e male. La maggior parte di noi troverà esempi simili nella propria vita. Quante volte ci succede qualcosa che, sul momento, condanniamo come male. Ma a distanza di uno, due o più anni constatiamo che il supposto male non era poi così negativo. Che aveva un suo senso. Ma nel momento in cui condanniamo, già produciamo il conflitto. E da un punto di vista economico un conflitto è naturalmente sempre uno spreco di energia, di tempo e di denaro.

Non esiste altra via: se volete veramente risolvere i vostri problemi in qualsiasi campo della vostra vita, dovete smettere di suddividere il mondo in bene e male. Il mondo è. Non è buono, non è cattivo. È. La cosa è semplice, eppure così difficile.

Se vogliamo continuare a fissarci sulla distinzione tra bene e male, allora, per essere sinceri, non dovremmo tanto agitarci per i nostri problemi personali e per i problemi del mondo. L’unica “agitazione” che abbia senso dovrebbe riguardare noi stessi, la nostra incapacità di superare la dualità tra bene e male.

Nessuno ci ha cacciati dal paradiso. Siamo stati noi stessi ad andarcene. Il paradiso è qui, distante da noi e da voi, cari lettori, un solo pensiero. Ma per favore non fate ora l’errore di aspettare gli altri. Potreste aspettare a lungo. Non si tratta del mondo, non si tratta degli altri, si tratta di ciascuno di voi. Il paradiso aspetta, esso è distante da voi solo un pensiero – ma dovete pensarlo. Nessuno lo farà mai al posto vostro.

Torneremo a parlare spesso di questo argomento nel libro. Per ora ho voluto solo richiamare la vostra attenzione su quello che è il fondamentale problema umano. Ho voluto mostrare dove passa la linea di demarcazione tra il paradiso e la sofferenza umana. Ho voluto mostrare che, continuando a giudicare ogni giorno allontaniamo noi stessi dal paradiso.

 

Estratto dal libro “Il Principio LOL²A – La perfezione del Mondo” di René Egli

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *