Come il Cervello influenza la Realtà

Dalle ricerche del biologo Bruce Lipton si aprono nuove frontiere per analizzare il campo di energia quantico, emesso dal cervello e sulla sua possibile influenza sulla realtà, anche non locale.

Come funziona il cervello?

Il nostro cervello diffonde segnali nell’ambiente, e allo stesso modo risponde ai segnali provenienti dall’ambiente. La medicina moderna sfrutta questa segnalazione a doppio senso per scopi diagnostici e terapeutici.

Sicuramente vi sarà familiare l’elettroencefalografia (EEG), in cui vengono piazzati sul cuoio capelluto dei sensori e cavi per leggere l’attività elettrica del cervello. La magnetoencefalografia fa la stessa cosa, con la differenza che la sonda utilizzata per leggere l’attività elettromagnetica del cervello non tocca nemmeno la testa!
Questa tecnologia così sorprendentemente non invasiva, usata sia per la ricerca cognitiva che a scopi diagnostici come l’individuazione dei tumori prima degli interventi chirurgici, funziona perché il cervello genera campi energetici al di fuori della testa.
Un’altra tecnologia medica non invasiva, la stimolazione magnetica transcraniale (TMS), genera un campo magnetico esterno alla testa per stimolare l’attività elettrica nella parte del cervello che è l’obiettivo dell’indagine.

In uno studio del 2003, dei ricercatori australiani hanno scoperto che quando utilizzavano la TMS per incrementare l’attività neurale dell’area cerebrale attiva negli autistici sapienti, potevano migliorare la capacità di disegnare di alcuni dei soggetti della loro ricerca.
Nel 2000 alcuni ricercatori dell’Università di Yale scoprirono che la TMS riduceva le allucinazioni auditive negli schizofrenici.
L’utilizzo più comune della TMS è il trattamento della depressione resistente ad altre terapie. Più di trenta studi pubblicati hanno scoperto che la TMS può essere di aiuto in caso di depressione resistente ai trattamenti, il che ha portato alla decisione della Food and Drug Administration di autorizzare l’uso della prima apparecchiatura TMS per il trattamento della depressione nel 2008. Nel 2012 uno studio pubblicato in «Depression and Anxiety» nella Wiley Online Library ha confermato l’efficacia della TMS per la cura del disturbo depressivo grave (MDD) in ambiente clinico.
Il rapporto, che riassumeva dati raccolti da quarantadue sedi di pratica TMS negli Stati Uniti che avevano curato trecentosette pazienti affetti da MDD, aveva riscontrato tra i pazienti un tasso di risposta positiva del 58 per cento e un tasso di remissione del 37 per cento.

Da tutte queste tecnologie, elettroencefalografia, magnetoencefalografia e TMS, appare chiaro che il cervello genera e risponde a “campi” energetici che possono influenzare il comportamento delle cellule e l’espressione dei geni, e alterare la percezione, l’umore e il comportamento.
Per giunta, il campo mentale è responsabile del rilascio e della diffusione di neuropeptidi e di altri neurotrasmettitori che controllano l’attività genetica e cellulare.

 TMS

Il campo mentale creato dal cervello

L’influenza del campo mentale è più evidente nell’effetto placebo, dove la guarigione è prodotta dalla credenza della mente che un farmaco o una procedura medica saranno efficaci, anche se il farmaco potrebbe essere soltanto zucchero o gesso, e la procedura non avere alcun valore medico. Per comprendere veramente il potere che i nostri pensieri e le nostre credenze possono avere, consideriamo un altro principio della meccanica quantistica, la “non località”, che Einstein memorabilmente chiamò “azione fantasma a distanza”. Risulta che quando una particelle quantistica interagisce (o, nel linguaggio quantistico, “si intreccia”o “si correla”) con un’altra particella, qualsiasi distanza le separi (di qui il termine “non locale”), i loro stati meccanici rimangono agganciati. Se, ad esempio, lo spin rotazionale (il movimento a tornado) di una particella è in senso orario, lo spin rotazionale della sua gemella intrecciata è opposto, ossia in senso antiorario.

Le particelle quantistiche possiedono anche una polarità direzionale, rivolta verso l’alto o verso il basso. Quando la polarità di una particella è rivolta verso l’alto, la polarità della particella partner è rivolta verso il basso. Qualunque sia la distanza che intercorre tra di esse, quando la polarità o la rotazione dello spin di una particella cambia, anche la polarità o rotazione della sua gemella cambia simultaneamente, quand’anche si trovassero l’una a Parigi e l’altra a Pechino. I fisici hanno escogitato tutta una serie di ingegnose storie per aiutare tanto i profani come gli scienziati a comprendere la non località, concetto estremamente strano per chiunque sia impantanato nel mondo materiale.

Il fisico Luming Duan, dell’Università del Michigan ha ideato un casinò quantistico in cui le ruote della roulette sono correlate, per cui se una pallina cade su un numero nero, sul tavolo successivo la pallina cadrà obbligatoriamente su un numero rosso6. Se i fisici hanno stabilito che le particelle quantistiche si influenzano non localmente a vicenda e hanno ideato delle storie nel tentativo di spiegarlo, nel campo della parapsicologia i ricercatori hanno iniziato a indagare se anche le menti umane, al pari delle particelle quantistiche, si “intreccino” non localmente. Ebbene sì, lo fanno!

Questo fenomeno è testimoniato aneddoticamente da sensitivi, guaritori, genitori e coppie che hanno correttamente percepito che c’era qualcosa che non andava riguardo a un individuo, un figlio o un partner nonostante quella persona si trovasse in un’altra città o in un altro paese. Il fisico teorico Amit Goswami afferma che la ricerca svolta all’Università del Messico l’ha condotto all’inevitabile” conclusione che le menti umane si connettono non localmente: «La non località quantistica si verifica anche tra cervelli».

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Esperimenti di non località quantistica fra cervelli

Negli esperimenti dell’Università del Messico, due persone meditavano l’una di fianco all’altra per venti minuti all’interno di una gabbia di Faraday elettronicamente schermata, con l’intenzione di sperimentare uno stato meditativo condiviso.
Quindi i meditatori  erano collocati in due stanze separate, a tre metri di distanza in un esperimento e a quattordici metri e mezzo nell’esperimento successivo, e collegati a degli elettroencefalografi. Negli occhi di un meditatore veniva periodicamente proiettata una luce rossa, che stimolava un particolare schema d’onda cerebrale detto “potenziale evocato”.
In un caso su quattro il cervello dell’altro meditatore si è “intrecciato”, ovvero ha scelto simultaneamente uno schema d’onda cerebrale corrispondente al “potenziale evocato”, anche se non vedeva la luce o non aveva la minima idea che la luce stesse venendo proiettata.
La correlazione o intreccio quantistico (entanglement) vibrazionale è un componente fondamentale della “Legge di Attrazione”, ma anche della “Legge di Repulsione”, di cui si parla di meno ma che a livello personale mi concerne maggiormente, la quale spiega perché si introducono certe cose nella propria vita e se ne respingono altre.

L’articolo è un Abstract dal libro: L’effetto Luna di Miele – Bruce Lipton

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 Fonte: www.scienzaeconoscenza.it

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